La grafica è morta

Riflessioni a margine del concorso per l’identità turistica della città di Bari

È nella natura delle cose. Il sentimento che si genera dall’arrivare secondi a un concorso è segnato indelebilmente da frustrazione e rammarico. Abbiamo mancato per poco l’essere meritevoli della scelta finale. Progetto poco convincente? Perché mancante della declinazione in inglese o per il basso ribasso?

Non conosciamo il motivo e non è importante. L’esito di questo concorso si presta a una riflessione sul tema delle identità dei luoghi e dei modi di rappresentazione ed è per noi quasi un dovere portare il nostro contributo al dibattito in corso da molti anni sulla questione. Con questo intervento non vogliamo sollevare dubbi sulla competenza della giuria ma solo riflettere sui modi per strutturare una nuova figurabilità per una città e su l’attuale deriva “decorativa” delle nostre pratiche.

Stiamo parlando di grafica. Una strana parola. Suona un po’ desueta. La grafica è piccola, è un atto minimo, artigianale, la si dà per scontata, forse non si sa più neanche chi sia a farla. Non serve parlarne, a un certo punto arriva e basta.

In effetti oggi siamo più abituati a sentir parlare di ‘Brand’, di ‘Narrazione visiva’, di Design della Comunicazione, di posizionamento e strategie di relazione con l’utente. Questioni che pur nella loro giusta motivazione hanno smaterializzato una produzione che negli anni del nostro Made in Italy e in tutta la prima parte del ’900 ha caratterizzato il nostro paese. OK, ci torniamo dopo su questo. Importante finire di descrivere il contesto.

La grafica in questione è quella richiesta dal bando pubblicato dalla città di Bari per la progettazione del suo marchio di promozione turistica. L’ormai immancabile brand cittadino. Senza il suo brand sembra che nessuna città abbia più la speranza di svegliarsi, vivere, ospitare, lavorare, esistere e immaginare il proprio futuro. La gara si è conclusa, è stato scelto un progetto vincitore e nei comunicati entusiastici del dopo selezione si legge che finalmente Bari avrà il suo brand e che questo la renderà famosa nel mondo. Poi leggiamo che il disegno di questo marchio intende rappresentare i simboli chiave della città, il pilone di un ponte, la forma del lungomare e il panzerotto.

Si può definire un brand territoriale strutturando uno strumento di narrazione con lettere che fanno riferimento al panzerotto e alla focaccia? È questo davvero identitario e rappresentativo dell’immaginario visivo, della storia e delle aspirazioni di una città come Bari o c’è dell’altro?

Non ci interessa il merito delle scelte stilistiche e il linguaggio usato e proposto, quanto piuttosto la circostanza che ancora una volta progettisti, commissione, istituzioni culturali e politica hanno decretato che la grafica è morta. Non è la prima volta che lo si afferma, ma ne abbiamo oggi il colpo di grazia, un cambio di rotta decisivo insomma.

La funzione alta e mediatrice della grafica che abbiamo amato nelle produzioni che ci sono servite da strada maestra per indirizzare e motivare i nostri anni di studio e di lavoro è scomparsa. Allora torniamo immediatamente a quella ‘frazione minima’, quel poco che ci ha vietato l’accesso alla vetta. Noi questo ‘quid’ lo abbiamo sempre cercato nel lavoro dei maestri che hanno ‘disegnato’ la differenza e la dimensione utopica di un’Italia che ha saputo rappresentare e far immaginare al mondo la forma di un talento altrimenti difficilmente spiegabile. Quella produzione grafica è stata una materia densa in cui, per citare le parole del nostro amico Mario Piazza nella sua prefazione al volume ‘La Grafica del Made in Italy’, “il contributo dei grafici a questa idea totalizzante di modernità e qualità risulta evidente”. Come? Ce lo raccontano le intuizioni visionarie che nell’immediato dopoguerra fino a tutti gli anni 70 e 80 hanno prodotto Steiner, Confalonieri, Provinciali, Tovaglia, Iliprandi, Noorda e tutti gli altri. Personalità che hanno inteso la grafica come quel linguaggio capace di anticipare la meraviglia della civiltà industriale e culturale di un paese in rinascita. La produzione grafica in questa lunga stagione si è guadagnata quel ruolo di arte anticipatrice che l’ha smarcata dall’etichetta di arte minore che istituzioni, industria e cultura le avevano affibbiato per anni. È riuscita, la nostra amata grafica, a distinguersi e ad anticipare quello che sarebbe stato il linguaggio pervasivo e omologante della pubblicità delle grandi agenzie americane, sviluppando pratiche altre in cui progettista e committente vivevano quella stessa realtà, tradotta nei sistemi visivi che hanno reso celebri i casi Olivetti, Pirelli, ecc. Insomma il nostro ‘quid’ è quello che avvicina il progetto grafico alla grande musica o alla produzione letteraria. Noi leggiamo o ascoltiamo un’opera perché è capace di amplificare la nostra capacità di visione; difficilmente l’arte santifica e celebra piuttosto mette in discussione perché nel suo perpetrarsi coinvolge sistemi ampi di valori che ci toccano su piani molteplici. Solo allora riconosciamo la grandezza di una ‘creazione’, perché ci obbliga a un lavoro di completamento e ci chiede di essere co-creatori nel completarne il senso e perpetuarne la memoria.

Noi non crediamo che, per raccontare una città, il progetto grafico debba aiutarci a metterne la memoria su una tazza o in uno spot, ma chiediamo che quel progetto ci fornisca gli strumenti per raccontarne il futuro in quanto in grado di renderci partecipi, testimoni attivi nell’usarne codici, lettere, grammatica e visionarietà.

Il Marchio Cittadino (secondo classificato)

Un elemento essenziale per la creazione dell’identità visiva è costituito dalla scelta del carattere tipografico. Per comunicare al meglio l’immagine della città di Bari abbiamo deciso di crearne uno apposito, partendo da un documento dal forte valore simbolico oltre che giuridico, stilato a Bari nel 1027.

Estratto dagli Exsultet

Abbiamo quindi analizzato la minuscola Beneventana “tipo Bari” decidendo di utilizzarla come spunto iniziale. Tuttavia, date le esigenze del bando e la necessità di produrre strumenti di comunicazione che fossero concreti ed attuali, l’interpretazione della tipografia presente sulle pergamene ha subito un processo di rivisitazione in chiave contemporanea.

Volendo ottenere un carattere per titolazioni, usi esterni ed applicazioni cartacee e digitali, abbiamo deciso di concentrarci sulle peculiarità delle capitali; elementi con il maggior impatto grafico.

Il Carattere Bari Display prevede tre differenti pesi regular, light e fregi. Questo per rispondere in primo luogo alle esigenze della campagna pubblicitaria, ed in un secondo momento fornire uno strumento che fosse il più versatile possibile, permettendo applicazioni di natura diversa.

Bari Fregi (lista completi dei glifi)
Bari Fregi (Set Contorni)

Bari Fregi è stato progettato tenendo conto delle esigenze di un pubblico di non addetti al settore. Ogni glifo è dunque digitabile da tastiera ed interconnesso con i suoi due corrispettivi forme interne e contorni.

Declinazione dei Manifesti
Declinazione dei Manifesti
Declinazione dei Gonfaloni

Proposta 2° classificata
“Gara Sistema d’Identità del Comune di Bari”
proposta di Marco Tortoioli Ricci - bcpt associati, Perugia
gruppo di lavoro: Marco Tortoioli con Mauro Bubbico, Michele Bozzi, Marika Mastrandrea, Rocco Lorenzo Modugno e Gianluca Sandrone.