A Claudio Baglioni il premio “Giovani Collisioni 2016”

Consegnato domenica 17 luglio alle 18.30, al termine dell’incontro con Ernesto Assante

News del 18 luglio 2016 — www.marcoasteggiano.com

Nel luglio 2016, è tornato il Premio Giovani di Collisioni, momento centrale del Festival Collisioni — un riconoscimento assegnato dai ragazzi ogni anno a un artista italiano che abbia voluto e saputo associare alla qualità, universalmente riconosciuta, del suo lavoro, un impegno autentico a favore dei più deboli, dimostrandosi un modello non omologato e critico per le nuove generazioni.

A ricevere questo riconoscimento, per l’edizione 2016, è stato Claudio Baglioni.

Un premio intimamente legato al tema centrale dell’ottava edizione di Collisioni “Strangers”, che è stata dedicata a tutti coloro che, in fuga da una guerra, dalla carestia o dalla povertà, si sono ritrovati, come Ulisse, naufraghi su una spiaggia lontana e additati come stranieri. O a coloro che si sono risvegliati nel proprio letto, come Gregor Sasma, dopo aver annunciato al mondo il proprio orientamento sessuale o religioso, e hanno perso l’amicizia dei coetanei, l’affetto della famiglia. Trattati come estranei.

In un anno terribile, l’anno degli attentati, dei conflitti, dei migranti in fuga dai loro paesi, l’unico elemento che sembra tenere unite le persone è la paura per chi — portato dal mare — viene ad invadere le nostre fragili certezze. Eppure senza il mare non esisterebbe la nostra civiltà e non ci sarebbero nemmeno i racconti, le canzoni, i cantastorie.

Così il Premio Giovani di quest’anno non poteva che essere consegnato a Claudio Baglioni, maestro riconosciuto della musica popolare italiana, ma anche Capitano Coraggioso e grande amante e conoscitore del mare, che quasi quindici anni fa, prima di ogni altro artista o intellettuale in Italia, comprese la portata delle tragedie di coloro che, ogni giorno, sopra imbarcazioni di fortuna, naufragavano sulle coste di Lampedusa, e della grave impreparazione delle classi politiche e dell’opinione pubblica, di fronte a quella drammatica emergenza.

Fu lui per primo a volersi impegnare in prima persona, chiamando a raccolta tanti amici e grandi colleghi della musica italiana e internazionale per testimoniare la necessità di partecipare con senso di responsabilità alla ricerca di vere soluzioni.

Grazie al festival di musica e arte O’Scia’ (che in dialetto lampedusano significa “ fiato mio — mio respiro “, la maniera più affettuosa e gentile di saluto, molto differente da quelle con cui vengono apostrofati e accolti normalmente gli stranieri) è riuscito, con dieci anni consecutivi di rassegne, dibattiti e iniziative anche a Bruxelles e Malta, a focalizzare l’attenzione su quello che poi sarebbe diventato il problema centrale dell’Europa, e a portare sull’isola riflettori veritieri e diversi da quelli omologati che, ogni giorno, le tv e i media accendevano nelle case degli Italiani.

Oggi più che mai avremmo bisogno di O’Scia’, e Collisioni con questo premio ha voluto ricordare una straordinaria esperienza, non tanto nel segno della nostalgia, ma perché quel respiro di speranza e impegno venga trasmesso ai più giovani, a cui spetterà il compito di trovare una strada migliore per una reale convivenza pacifica e solidale.

Il Premio Giovani, un riconoscimento dal forte significato simbolico, consegnato da una rappresentanza di ragazzi e ragazze di tutte le regioni italiane, è stato così destinato ad un artista e alla sua straordinaria esperienza creativa e umana.

Un cantautore che ha saputo tracciare una rotta per i giovani di tre generazioni, un musicista e compositore poliedrico che avrebbe potuto accontentarsi delle mete raggiunte, ma che da sempre ha avuto il coraggio di riprendere il mare, non solo nella continua ricerca stilistica che mai lo ha portato a ripetersi, ma anche nella generosità con cui si è lasciato contaminare dai problemi dei più deboli — di tutti quelli che hanno scoperto sulla propria pelle che “ la promessa di una terra non è poi davvero la terra promessa “.

Claudio Baglioni ha saputo infondere, in coloro che hanno saputo ascoltarlo, il coraggio di alzare sempre gli occhi all’orizzonte e di continuare a cercarlo, anche quando, come oggi, il mare sembra sempre più colmo di onde e addensato di nubi e a fatica si intravvedono le stelle.

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