
Gianelli contro Fitzgerald
Chi ha ideato il personaggio di Benjamin Button?
News del 28 agosto 2015 — www.marcoasteggiano.com
In un coinvolgente articolo divulgativo pubblicato nel numero di aprile 2015 del mensile di rilevanza nazionale Storia in Rete, la mia carissima amica Patrizia Deabate, ricercatrice letteraria albese del Centro Studi Piemontesi di Torino, ha svelato i retroscena del racconto Il curioso caso di Benjamin Button (1922), del mitico scrittore statunitense Francis Scott Fitzgerald.
L’argomento del saggio costituisce il possibile incipit di una diatriba tra Italia e USA, equivalente e probabilmente superiore, per importanza, al riconoscimento della paternità dell’invenzione del telefono. Riconoscimento avvenuto in via definitiva l’11 giugno del 2002, il giorno in cui, su decisione del Congresso Americano, Antonio Meucci fu proclamato unico inventore del dispositivo dopo oltre un secolo.
I sostenitori dello stesso Meucci e di Alexander Graham Bell si sono battuti gli uni contro gli altri per decenni, suscitando serrate polemiche ed aspri confronti anche in sede legale.
L’articolo di Patrizia, preludio alla prossima pubblicazione di un suo libro dal contenuto quantomeno “scottante”, rischia ora di scatenare un conflitto analogo, che avrà sicuramente sviluppi imprevedibili e di portata internazionale.
La controversia
La domanda è molto semplice: chi è stato il primo ideatore del personaggio di Benjamin Button e della sua cosiddetta “vita al contrario”?
A partire dal 2008, anno di uscita, nelle sale cinematografiche, del film omonimo con Brad Pitt e Cate Blanchett, non furono poche le voci autorevoli che arrivarono a sostenere la forte analogia tra il racconto di Fitzgerald, fonte principale dell’opera cinematografica diretta dal regista David Fincher, e la novella Pipino nato vecchio e morto bambino (1911), del poeta crepuscolare torinese Giulio Gianelli.
Gianelli nacque nel 1879, Fitzgerald nel 1896. Il primo morì nel 1914, il secondo nel 1940.
Tra le due pubblicazioni: Pipino, del 1911, e Benjamin Button, del 1922, trascorsero appena 11 anni e molti tra i fruitori di entrambe sono i primi a dichiarare che i contenuti della seconda opera, quella americana, appaiono ricchi di riferimenti alla prima, per non parlare della evidente specularità dei due personaggi.
Secondo Patrizia, queste analogie sono legate a doppio filo ai rapporti culturali ed artistici tra Italia e USA di inizio ‘900.
Tutti elementi di un grande puzzle storico, artistico e letterario che concorrono a dimostrare come, in quegli anni, dall’Italia verso Hollywood, non sia partito solo il successo internazionale del nostro cinema muto, ma anche il possibile legame tra i due personaggi dalla vita al contrario.
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