Il ritorno del cinema a Bra dopo tanti mesi di lockdown

“Marie Curie” (2016) — La recensione

Marco Asteggiano
Aug 20 · 4 min read
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Parte della locandina del film “Marie Curie” (2016)

Mesi fa, l’ultimo film visto al cinema da chi scrive è stato il bellissimo “Parasite” (2019), del regista sudcoreano Bong Joon-ho.

Nel gennaio 2020, venne proiettato al Cinema “Impero” della Città di Bra, in Provincia di Cuneo, precedendo, di poco, l’inizio del periodo di lockdown mondiale provocato dal Covid19.

Proprio il Cinema “Impero”, la sera del 19 agosto, è stato il primo a riaprire a Bra con film quali, ad esempio,“Marie Curie” (2016) e “Onward” (2020). Con tutte le attenzioni e le prescrizioni richieste dalla legge e dalla situazione.

Sarà seguito, di una sola settimana dal vicino Cinema “Vittoria”, che, mercoledì 26 agosto, riprenderà le proiezioni con “Tenet” (2020), di Christpher Nolan.

La “vittoria”, tuttavia, è anche quella del ritorno a Bra del cinema in sala, la dove, purtroppo, le storiche strutture delle vicine Alba (Cinema “Cityplex” e Cinema “Moretta”) e Fossano (Cinema “I Portici”), non hanno ancora annunciato, sui loro siti, una data per la ripresa delle proiezioni in sala.

Normale, quindi, che, per un appassionato albese di grande cinema come chi scrive, questa sia una notizia bella solo a metà.

Anche perchè la competizione, notoriamente, viene definita “l’anima del mercato” e non può sussistere competizione del cinema in sala in una determinata zona se non vi sono sale aperte nella zona stessa.

Men che meno, a queste condizioni, può sussistere la competizione contro i film e l’intrattenimento proposti in streaming su Internet.

Chi scrive è comunque dell’idea che lo streaming, comunque quello legale, non rappresenti l’anima del vero cinema.

Pur ricordando, doverosamente, che, da mesi, diversi film, non sempre minori, sono comunque disponibili proprio in streaming, non solo sui vari Netflix, VVVVID ed Amazon Prime Video, ma anche sui portali di molti cinema italiani, compreso il Cityplex di Alba.

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La locandina del film.

“Marie Curie” è diretto da Marie Noëlle ed interpretato da un gruppo di attori affiatati, tra i quali spicca, per il suo talento, Karolina Gruszka, qui nel ruolo della protagonista, con la quale condivide l’origine polacca.

La sceneggiatura dell’opera sfrutta sapientemento il pretesto del revival storico della scoperta dell’elemento Radio per mettere in mostra l’universale fragilità della natura umana.

All’inizio del ‘900, i Coniugi Pierre e Marie Curie, vincitori del Premio Nobel per la Fisica, vivono con grande ed intensa passione il loro rapporto coniugale, reso ancora più appagante dalla nascita delle loro due figlie.

L’improvvisa e tragica morte di Pierre (Charles Berling) pone Marie di fronte al dilemma se proseguire con determinazione l’importante lavoro scientifico del marito o abbandonare le ricerche per dedicarsi alla cura della famiglia.

La scelta del personaggio storico originale è conosciuta, sia perchè le valse il secondo Nobel, sia perchè il premio le venne consegnato in Svezia nonostante le critiche della stampa di allora.

Accadde non solo per il fatto di essere la prima donna a vincere un Nobel e persino due, ma, soprattutto per quello di essere l’amante di un uomo sposato e con quattro figli: Paul Longevin (Arieh Worthalter), fisico francese amico del defunto marito.

Sarà proprio Jeanne (Marie Denarnaud), la moglie di Longevin venuta a conoscenza del tradimento, a fomentare i giornali contro la Curie. Ma se, da una parte, come recita l’ovvietà di una battuta del film, “nessuno vuole conoscere la vendetta di una donna tradita”, dall’altra parte, è proprio questa ovvietà a essere tradita nella trama di “Marie Curie”.

Nel film, la figura di Jeanne è infatti trattata con estrema umanità e non come la classica terza incomoda senza personalità di un tipico triangolo amoroso.

La sceneggiatura riconosce le ragioni sia di Marie che di Jeanne, ponendole sullo stesso piano sia come madri che come donne e ricordando, agli spettatori, nel finale, che i loro rispettivi nipoti si sposarono alcuni decenni dopo. Dimostrazione di come anche la vendetta possa essere dimenticata.

La grande bellezza di questo film è proprio quella di non essere un’opera estremista, determinista o storicista sul ruolo della donna nella società.

Esso, ad esempio, non presenta il personaggio di Marie Curie come una rivoluzionaria che si batteva per i suoi diritti, ma come una persona che credeva nelle proprie idee con determinazione e che lavorò su quelle stesse idee con costanza, arrivando al successo soprattutto per i propri meriti.

Una lezione di vera forza chele persone tutte, sia uomini che donne, possono davvero trarre dalla visione dell’opera e della quale tutti abbiamo davvero necessità, in un momento storico nel quale è difficile, per chiunque, fare progetti a lungo termine più lontani di sei mesi.

Non un film strettamente femminista, quindi, ma un’esperienza da vivere nel tentativo di prepararci tutti al futuro che ci aspetta.

Questa la vera natura di “Marie Curie”: un’opera d’arte della quale fruire in sala, insieme, ovviamente, a tante persone reali, nell’intento di esprimere e di condividere sentimenti veri, non veicolati solo da Internet, dal Pc o, persino, dai cellulari.

Quello che credo il cinema dovrebbe essere per davvero.

Marco Asteggiano

Esperienze di un Narratore

Il blog di Marco Asteggiano

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