Lui che ascolta la Luna

Di Marco Asteggiano

Marco Asteggiano
Feb 10 · 5 min read
La copertina del mio futuro libro.

Aggiornerò con regolarità questo post fino a pochi capitoli dal finale, ma non pubblicherò la conclusione della storia, se non su Amazon Kdp o, comunque, a pagamento.
Marco Asteggiano

Sinossi

Un ragazzo bianco, sui 20 anni, e una ragazza nera, circa della stessa età, si incontrano per caso nella Stazione ferroviaria di una Grande Città.

Lei è un’immigrata di terza generazione in Italia e parla perfettamente l’italiano. I suoi nonni fuggirono dall’Africa nel 2000.

Lui sta aspettando il treno. Vuole fuggire da un passato da dimenticare ed ha acquistato il biglietto per una destinazione qualsiasi, la stessa che vuole raggiungere Lei per ragioni a loro volta ignote.

Iniziano a parlare su una panchina posta sull’isola pedonale tra i binari due e tre, ma il treno inizia ad accumulare, progressivamente, un notevole ritardo.

Nel frattempo, Lui e Lei parlano per ore tra di loro, discutendo anche di tematiche importanti ed inaspettate, come il sesso, la politica, la religione, la mancanza di lavoro in Italia, l’aumento degli immigrati, l’Euro e l’Europa.

Cosa accadrà al termine della lunga giornata?

Lui che ascolta la Luna

Copyright © 2019 — Marco Asteggiano. Tutti I diritti riservati.

Dedica
A tutte le ragazze e a tutte le donne nere che sono presenti in Italia: voi siete bellissime e siete amate segretamente da tante donne e da tanti uomini senza nome. E questo non avviene perché siete nere, avviene perché siete belle. Tutte.
Marco A.

Uno

Lui, una ventina d’anni. Un passato che vorrebbe dimenticare. Un biglietto del treno e una destinazione scelta a caso. Vuole fuggire e vivere la sua vita.

L’ossigeno gli entra finalmente nei polmoni mentre immagina di abbandonare per sempre la Grande Città. L’urlo di suo padre prima di partire: «In Italia, le cose cambiano per rimanere sempre le stesse!», una condanna, ma vi è anche un anatema: «Tu non sei più mio figlio!».

La mente che non vuole smettere di ricordare tante cose, la rabbia profonda di un ragazzo segnato. I pugni chiusi, il desiderio di urlare al mondo intero, ma anche una grande consapevolezza, quella che lo rende stranamente forte: «Io non sto fuggendo dall’Italia, io sto fuggendo da te!».

Lo ripete ad alta voce, senza accorgersene, mentre attende l’arrivo del treno su una panchina della Stazione ferroviaria, tra i binari due e tre.

Poi s’interrompe e scruta subito in giro, lentamente. Spera di non essere stato ascoltato per errore. Non sopporta l’idea che qualcuno gli guardi dentro o che lo ascolti. Intorno a Lui, un colpo di fortuna: il deserto.

Per il momento, silenzio e solitudine sono le sue uniche compagne, ma è davvero questo ciò che vuole? Nel frattempo, il treno che sta aspettando deve ancora raggiungere la fermata e l’Italia, come suo solito, è nuovamente in ritardo.

Cammina. Sta arrivando. Eccola. È Lei. Parla al cellulare con una persona. La sua voce: che bella voce. Lui vorrebbe esitare ancora nel silenzio, far finta di non essere li, ignorarla, essere ignorato, ma non si sente disturbato da quella voce. È la stessa che gli fa eco dentro e lo distrae dai suoi pensieri senza che Lui se ne possa nemmeno accorgere.

Un corridoio sotterraneo collega tutti i binari della Stazione ferroviaria e. Dalle scale poste tra il il due ed il tre, arriva finalmente Lei: il vento nuovo che quel ragazzo ha atteso per molto tempo.

Lui non riconosce subito il cambiamento dentro di se. Vorrebbe non tenerne conto e ci prova, ma compie l’errore di alzare lo sguardo. Fin da subito, non gli basta ascoltare la voce. Chissà se ha mai avuto qualche possibilità di fuggire. Adesso può solo più ascoltare ed essere ascoltato, anche nel suo essersi perso nell’eterno silenzio.

È mattina sulla Grande Città. Nessuna nuvola, il cielo terso, il freddo vento autunnale. La Stazione ferroviaria è vuota: un giorno di ferie e di scioperi generali.

Il silenzio è interrotto soltanto dalla voce melodiosa e bellissima di Lei al cellulare. Lui la ascolta con molta attenzione e la guarda nei suoi occhi fatali, seduto su quella panchina da tutta una vita.

«Un Italiano perfetto»: è il suo primo pensiero tra se e se, ma sta indugiando, da troppo tempo.

Improvvisamente, si accorge di stare divenendo inopportuno e se ne dispiace, ma non riesce a smettere: la guarda negli occhi ancora per molto, molto tempo, forse qualche secondo di troppo.

E si accorge di essere ricambiato. Si scansa con la testa, è un obbligo di cortesia o forse qualcosa di più, mentre Lei chiude improvvisamente la conversazione al cellulare con l’altra persona.

La stessa che, in qualche modo, l’ha umiliata con il suo comportamento, sicuramente una donna. Lui lo ha capito ascoltando inavvertitamente ciò che si son dette o, almeno, ciò che ha detto Lei.

Il peccato originale, sapere tutto di una persona contro la sua volontà, averla spiata, aver carpito dettagli della sua intimità.

Per qualche attimo. Lui continua a distogliere lo sguardo da Lei. Insiste, continua ancora, per poi arrendersi, voltarsi di nuovo verso la sua direzione ed accorgersi che Lei ha continuato a camminare oltre la panchina, verso una delle colonne che reggono l’isola pedonale.

Arriva a chiedersi se non stia fuggendo anche Lei dal reciproco sguardo di prima, poi, dopo aver atteso invano, la osserva eclissarsi dietro la colonna e spera di non averla offesa. Adesso, Lui è nuovamente solo.

Non era questo che voleva? Ritorna nella sua vita il deserto che ha sempre voluto intorno, rotto esclusivamente dal megafono della Stazione ferroviaria.

Lo stesso che annuncia un notevole ritardo del treno in arrivo sul binario tre, quello che stanno aspettando entrambi.

Sono obbligati dalle circostanze: devono restare accanto l’uno all’altra, fino a quando lo deciderà il destino.

Per loro, il presente, è appena divenuto qualcosa di imbarazzante, da dimenticare. Per quale motivo?

Lui si guarda avanti e poi chiude gli occhi. Resta seduto. Non vi è nient’altro da fare se non aspettare ancora. Forse quella di prima era una brutta figura, l’ascoltare ed il guardare lo hanno fatto apparire come una persona maleducata e, forse, come un maniaco.

«Io non sono questo.», è il suo unico pensiero.

Decide che non la guarderà più, nemmeno se Lei dovesse ricomparire da dietro la colonna bianca. Assorto, prova lo strano desiderio di pensare di nuovo a suo padre, ma solo allo scopo di distrarsi da ogni tentazione.

Chiudere tutte le finestre sul mondo è sempre stato il suo modo preferito di difendersi dalla realtà. Glielo hanno contestato in tanti. Già, ma difendersi da cosa? Da quale realtà?

Nella fredda mattina di un giorno d’autunno, il vento spazza via le poche nubi rimaste nel cielo che sovrasta la Grande Città. Un ragazzo di circa vent’anni, nonostante un grande dolore, non riesce a smettere di sorridere dopo tanto tempo.

Nel frattempo, da dietro una colonna bianca, una ragazza della sua stessa età nasconde le sue lacrime di sconforto.

Le stesse che Lei, per prima, ha compreso essere anche lacrime di felicità. Il treno non sta arrivando e l’Italia, come suo solito, è nuovamente in ritardo.

Marco Asteggiano

PROSSIMAMENTE: il capitolo DUE.

Marco Asteggiano

Written by

Blogger e Social Content Manager. Autore di libri sul #cinema e sul #teatro in Italia. Lettore e scrittore di #libri #fantasy e di #fantascienza.

Marco A. (ITA)

Esperienze di narrazione

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