Picasso ha dormito qui

Attenti alle donne che pensano

Il 20 maggio 2018, il Teatro Sociale di Alba ha ospitato la messa in scena della commedia “Picasso ha dormito qui”, scritta da Robin Hawdon, magistralmente interpretata dagli studenti del Laboratorio Teatrale 2018 del Liceo “Govone” di Alba ed adattata e diretta dal professor Luca Franchelli.

La locandina dello spettacolo

Una trama solo apparentemente semplice e relativamente lineare ha stupito il pubblico in sala, ponendosi al centro dell’interessante e moderno dibattito sulle capacità delle donne di tenere testa agli uomini, ma anche sulle strategie che gli uomini arrivano spesso ad adottare allo scopo di contenere il vero potere delle donne, che è nella loro alleanza reciproca.

Un appartamento nell’odierno quartiere Montmartre di Parigi. Due soci in affari di un importante studio legale. Nei giorni pari, l’appartamento può essere utilizzato dal primo socio per nascondere le proprie tresche agli occhi della moglie. Nei giorni dispari, l’appartamento è utilizzato dal secondo socio per lo stesso identico motivo. Entrambi i protagonisti maschili della vicenda hanno almeno una moglie ed una amante ciascuno.

Quindi, ricapitolando, vi sono due mariti fedifraghi, due mogli e due amanti: per un totale di quattro donne. Elementi narrativi ai quali vanno aggiunti Picasso e gli anni bisestili. Si, perché anche questi due fattori arrivano a gettare benzina sul fuoco sopra una situazione che è destinata a rivelarsi potenzialmente esplosiva.

Un’antica leggenda narra, infatti, che Pablo Picasso, il pittore divenuto celebre per aver saputo sviscerare, con i suoi quadri, l’animo femminile, abbia dormito proprio in quell’appartamento, lo stesso nel quale uno dei due soci ha appena portato una donna.

È il 29 febbraio, il giorno di un anno bisestile. L’appartamento, dovrebbe spettare all’altro socio, che arriva accompagnato a sua volta da una delle sue amanti. Un errore non voluto. Una casualità.

Ma l’imprevisto genera il caos, proprio come in un quadro di Picasso, e le quattro donne al centro della scena proposta hanno gradatamente la possibilità di pensare, di capire, di comprendere la loro condizione di sudditanza psicologica nei confronti dei due maschi della vicenda narrata, i quali, presto, si riveleranno essere moralmente due emeriti insetti. Fino alla inevitabile deflagrazione finale. La stessa che le porterà alla rivoluzione.

Il tutto a dimostrazione del fatto che non bisogna essere delle Wonder Woman per emanciparsi dagli uomini, ma solo delle donne che pensano davvero, ovvero che pensano in gruppo e che si sostengono a vicenda, a prescindere dalla propria condizione di mogli o amanti.

Ottima l’interpretazione di tutti i protagonisti: giovani attori ed attrici, i quali, alternandosi sul palco del Sociale, hanno dimostrato, con la loro bravura recitativa, una maturità fuori dal comune, superiore persino alla loro età. Soprattutto nelle battute apparentemente più difficili, perché battute “da adulti”.

Agli organizzatori del Laboratorio Teatrale del “Govone”, i quali, ogni anno, realizzano spettacoli d’eccellenza fuori dal comune, sempre destinati a far riflettere sul nostro presente, vorrei tuttavia lanciare una sfida.

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La donna vuole essere libera e l’uomo che la ama crede, molte volte, di doverle togliere la libertà nel nome di quello che prova per lei.

Anche l’uomo vuole essere libero e la donna che lo ama crede, molte volte e ingiustamente, che rinunciare alla propria libertà voglia dire amarlo davvero.

Ma che cosa è, per davvero, la libertà di amare per la donna? E che cosa è la stessa libertà per l’uomo?

Il film “Casablanca”, del 1942, è stato inserito dall’American Film Istitute tra i primissimi posti della classifica dei migliori cento film statunitensi di tutti i tempi. E non è stato inserito a caso.

Nel film, famosissimo a livello internazionale, un uomo ama così tanto una donna da rinunciare a lei e lasciarla partire verso la libertà allo scopo di renderla felice.

Accettare di amare è accettare di soffrire, anche a costo di accettare di separarsi consapevolmente dalla persona che si ama.

È questo il vero significato della poesia che ogni essere umano si porta dentro, uomo o donna che sia. È questo il vero significato di “Casablanca”.

Ed è per questo che quel film ha, ancora oggi, un valore universale: rappresenta il necessario momento di riconciliazione tra tutti gli uomini e tutte le donne, tra noi e la nostra poesia, tra noi e l’amore che vorremo donare, non solo alla persona che amiamo, ma al mondo intero.

“Casablanca” è tratto dall’opera teatrale “Everybody Comes to Rick’s” di Murray Burnett e Joan Alison. Non sarebbe bello portarla in scena con il Laboratorio Teatrale del Liceo “Govone” del prossimo anno?

In un momento storico come quello attuale, nel quale la guerra dei sessi sembra inevitabile come in “Picasso ha dormito qui” e nel quale la stessa guerra viene combattuta, fin d’ora, con i peggiori colpi bassi da entrambe le parti, non potrebbe essere una grande idea quella di tornare ad amarci tutti come Humphrey Bogart ed Ingrid Bergman nella famosa scena dell’aereo?

Non sarebbe bello rappresentare con l’arte quello che la vita vorremmo che fosse e tornare, in questo modo, a dar voce alla poesia che tutti portiamo dentro?

Non sarebbe bello e basta rappresentare sul palcoscenico l’amore senza fine che può connettere davvero due persone, senza dover perdere tempo a spiegare al mondo il suo perché?

Ma, magari, su questo mi sbaglio. La vita, probabilmente, non imita l’arte, donne e uomini possono solo farsi la guerra ed il cinema ed il teatro sono solo una grande, grande illusione.

A prescindere dalla risposta che riceverò, ringrazio, comunque, il Laboratorio Teatrale di quest’anno del Liceo “Govone” di Alba, per avermi fatto sognare ancora con “Picasso ha dormito qui”.

Siete davvero unici. Siete qualcosa.
Al prossimo anno, come sempre.

Marco Asteggiano
www.marcoasteggiano.com

La scheda

Personaggi e interpreti:
Gerard, un avvocato — Francesco Filosa
Maurice, il suo socio — Nicholas Bianco
Nicole, moglie di Gerard — Melissa Maeder
Danielle, moglie di Maurice — Sibilla Silbano
Mitzi, proprietaria dell’appartamento — Lia Morando
Fleur, una cliente — Ilaria Lorenzetti

Testo originale:
Robin Hawdon

Regia:
Luca Franchelli

Traduzione:
Mariella Minnozzi

Luci e suono:
Emiliano Blangero

Assistente alla regia:
Bianca Quassolo

Collaboratori:
Andrea Chiotti

Coordinamento generale:
Barbara Pereno

Siti:
www.classicogovone.it
www.artisticogallizio.it

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