Be smart!

Solitamente siamo molto più attenti alla qualità dell’acqua che mettiamo nel ferro da stiro rispetto a quella che beviamo. Prestiamo più attenzione al numero di ottano della benzina per la nostra auto che ai nutrienti presenti nel cibo che assumiamo. E quando si accende una spia, l’auto la portiamo subito in officina, mentre spesso ignoriamo i segnali d’allarme che con buon anticipo ci manda il nostro corpo.

Questo ci suggerisce qualcosa di importante: che se anche siamo in grado di promuovere un comportamento virtuoso in un determinato ambito della nostra vita, non per questo siamo in grado di replicare tale comportamento (mutatis mutandis) in altri ambiti della nostra vita.

Sappiamo prenderci cura della nostra autovettura, facendole passare tutti i tagliandi, ma non per questo siamo in grado di fare lo stesso con il nostro veicolo di trasporto e di manifestazione primario: il nostro corpo fisico.

Questa nostra incapacità può essere generalmente intesa come carenza di intelligenza evolutiva. Per fare un altro esempio, che sarà poi il tema di questo articolo, immaginate ora di essere un manager, a capo di un’impresa (se lo siete davvero, lo sforzo immaginativo sarà molto più semplice).

Sicuramente, parte del vostro lavoro consisterà nel vegliare al suo buon funzionamento, in quella che viene solitamente definita ordinaria amministrazione. Ma per un manager capace e intelligente questo non sarà sufficiente. Una parte importante del lavoro consisterà infatti nel porsi obiettivi sempre nuovi, volti alla massimizzazione del potenziale di crescita dell’impresa e nel pianificare in modo strategico le diverse operazioni che ne permetteranno il raggiungimento.

Senza questo — lo sapete bene — la vostra impresa sarebbe come una barca senza remi e timone, in balia di un mare percorso da innumerevoli correnti, non necessariamente amiche.

Il potenziale della persona media è come un enorme oceano inesplorato, un nuovo continente sconosciuto, un mondo di possibilità che aspettano di essere liberate e incanalate verso qualche grande impresa. [Brian Tracy]

Immaginate ora che l’impresa in questione si chiami “la mia vita”, e chiedetevi: siete dei bravi manager della vostra vita? (Così come siete dei bravi manager della vostra impresa?). Siete in grado di continuamente porvi nuovi obiettivi, di pianificarli, di intraprenderli in modo sistematico, così come siete in grado di farlo in ambito aziendale, e quindi raggiungerli per poi passare ad altri obiettivi ancora, e così via? E, naturalmente, questo in ogni settore di attività della vostra impresa-vita?

A questo punto, solitamente, arrivano immancabili le obiezioni. Un conto è un’azienda, mi sento dire, ma la vita è un’altra cosa! E poi, che gusto ci sarebbe nel farlo? La vita va vissuta così come viene, in modo spontaneo, come una danza che non siamo noi a guidare.

Già, ma se non siamo noi a guidare la danza della nostra vita, possiamo chiederci: c’è davvero qualcuno alla guida? Il pilota automatico forse? Quello però, come è noto, alla meglio ci evita di schiantarci nei momenti di maggiore disattenzione (e sono tanti). È forse Dio allora, che veglia costantemente su di noi? Ma siamo proprio sicuri che Dio (qualunque cosa Esso sia) non abbia altro da fare, sempre che per Lui la parola “fare” abbia un senso?

Altra obiezione: il romanticismo. Dove sarebbe il romanticismo in una vita condotta come un’azienda? Già, il romanticismo… che così spesso rima con infantilismo. Perché se riflettiamo per un istante, è ovvio che la possibilità (chiamiamola pure “romantica”) di vivere fino in fondo le nostre passioni, rimanendo al contempo ancorati al reale, è quella stessa possibilità che ci permette di governare la nostra imbarcazione, cioè di divenire dei manager capaci e responsabili della nostra impresa-vita.

Pianificare è portare il futuro nel presente in modo da potercene occupare adesso. [Alan Lakein]

Forse allora che abbiamo interesse a usare un po’ di “tecnologia manageriale” non solo quando si tratta di conquistare nuove fette di mercato, ma anche, e soprattutto, in relazione agli obiettivi importanti della nostra vita. E, naturalmente, la prima cosa da fare, per poter raggiungere i nostri obiettivi più importanti, è imparare a identificarli e formularli in modo adeguato.

Ciò che è importante raramente è urgente e ciò che è urgente raramente è importante. [Dwight D. Eisenhower]

Come si fa? Si tratta indubbiamente più di un’arte che di una scienza, ma per cominciare è possibile partire dal “metodo Eisenhower”, secondo il quale tutte le nostre attività, quindi anche quelle relative agli obiettivi che desideriamo raggiungere nella nostra vita, possono essere valutate secondo 4 semplici categorie:

Importante + urgente: attività da eseguire personalmente e al più presto;
Importante + non urgente: attività da eseguire personalmente, attribuendo una scadenza;
Non importante + urgente: attività da delegare e da eseguire al più presto:
Non importante + non urgente: attività da eliminare.

Possiamo allora cominciare con il prendere la sana abitudine di scrivere, in un apposito quaderno, i nostri obiettivi. E naturalmente, fare questo è un obiettivo importante (per alcuni anche piuttosto urgente).

Se non hai alcun problema allora questo è il tuo problema più grande. [Anonimo]

Ma qual è l’obiettivo più importante, tra tutti i nostri obiettivi? Molti rispondono, semplicemente: essere felici. La felicità non può essere però un obiettivo. Come già diceva il buon vecchio Buddha (sempre che si tratti di una delle sue citazioni autentiche):

Non c’è strada che porti alla felicità: la felicità è la strada.

Quindi, innanzitutto responsabilizziamoci per la nostra felicità (comportandoci da adulti e smettendo di fare i bambini!) e poi mettiamoci in cammino, gioiosi, felici, verso il raggiungimento dei nostri obiettivi.

L’adulto ha tre poteri: l’autostima, l’indipendenza, la gioia di vivere.
[Giulio Cesare Giacobbe]

Ma parliamo dell’obiettivo più importante, e in un certo senso anche del più urgente. Dalla prospettiva di chi scrive, si tratta dell’obiettivo del:

completamento della nostra programmazione esistenziale.

Si tratta di una condizione che alcuni chiamano complesis (un neologismo che nasce dalla combinazione dei termini “compl-etezza” ed “esis-tenziale”).

Per programmazione esistenziale intendo tutti quei conseguimenti, interiori ed esteriori, che abbiamo pianificato durante il periodo precedente alla nostra discesa sul piano “fisico-denso” (se non siete disposti ad ipotizzare che pre-esistevamo alla nostra nascita intra-fisica, potete sempre dare un significato solo simbolico a tale possibilità).

Ora, il modo più efficace di raggiungere la complesis è tramite una buona gestione e pianificazione dei nostri diversi obiettivi di vita, cosa che richiede ottime capacità manageriali.

Nell’esecuzione volontaria e soddisfacente della programmazione esistenziale, la coscienza è tenuta a definire con chiarezza le sue mete e i suoi compiti personali, nelle varie fasi della sua esistenza, dalla culla alla tomba. [Waldo Vieira]

Un metodo quanto mai efficace di pianificare i nostri obiettivi di vita, compatibilmente con la nostra programmazione esistenziale, è quello di seguire l’ago della nostra bussola coscienziale.

Da un lato l’ago indica i nostri tratti deboli, cioè i nostri difetti, tutto ciò che abbiamo ancora da imparare e da superare. Dall’altro lato indica i nostri tratti forti, cioè le nostre qualità, i nostri talenti, tutto ciò che siamo in grado di utilizzare come risorsa facilmente fruibile.

La nostra bussola coscienziale ci suggerisce allora di posizionare i nostri obiettivi lungo la direzione dell’ago, ossia:

scegliendo preferibilmente quegli obiettivi che ci permettono di usare i nostri tratti forti per superare i nostri tratti deboli.

Facciamo l’esempio semplice, ma significativo, di una persona studiosa, con capacità intellettuali, ma a disagio quando si tratta di interagire con gli altri. Un obiettivo che potrebbe allora suggerirgli la bussola coscienziale è di cominciare a insegnare, così da usare la propria capacità intellettuale per superare la propria incapacità relazionale.

Ogni volta che vi ponete un obiettivo, preferibilmente usando la vostra bussola coscienziale, è sempre utile sottoporlo al cosiddetto “test S.M.A.R.T”. Infatti, un obiettivo può essere raggiunto solo se accompagnato da uno specifico piano di azione, e per verificare se un obiettivo è raggiungibile, cioè trasformabile in un piano di azione, questo deve poter passare con successo il test S.M.A.R.T. Più esattamente:

Specific — l’obiettivo deve essere definito in termini non vaghi e troppo generali, ma specifici e concreti. Se questo non dovesse essere possibile, è necessario frammentare l’obiettivo in un insieme di sotto-obiettivi più piccoli, più concreti e misurabili.
Measurable — l’obiettivo deve essere definito in modo oggettivo, cioè essere ricondotto a parametri non soggettivi, ma misurabili, che consentono di determinare in modo chiaro quando questo viene raggiunto.
Achievable — l’obiettivo deve essere alla portata delle risorse disponibili; inoltre, devono essere chiare le modalità per raggiungerlo. Se questo non fosse il caso, è necessario considerare inizialmente come obiettivo il raggiungimento delle risorse mancanti.
Relevant — l’obiettivo deve avere caratteristiche di rilievo e interesse, senza le quali verrebbe meno la motivazione e la gratificazione insite nel suo raggiungimento.
Time Bound and Trackable — l’obiettivo deve essere collocabile in un preciso arco temporale per quanto riguarda il suo raggiungimento. Infatti, un obiettivo senza una tempistica chiara, per quanto provvisoria, è un obiettivo mal pianificato, difficilmente raggiungibile.

Il vostro primo obiettivo “smart” potrebbe essere quello di fare quanto segue (magari prima della fine della vostra giornata):

(1) Scrivere su un foglio i vostri principali tratti forti.
(2) Scrivere su un altro foglio i vostri principali tratti deboli.
(3) Scrivere su altro foglio ancora tre obiettivi (anche molto piccoli), che vi permettano di usare i vostri tratti forti per superare i vostri tratti deboli (bussola coscienziale).
(4) Su un quarto e ultimo foglio, tratteggiate a grosse linee quella che secondo voi, sulla base della vostra comprensione attuale, potrebbe essere la vostra programmazione esistenziale.
(5) Sottoponete i tre obiettivi che avete identificato al test S.M.A.R.T, e se del caso correggeteli, quindi pianificateli in modo adeguato e prendete la ferma decisione di passare all’azione, secondo la tempistica stabilita.

Per concludere questo mio breve scritto, il cui obiettivo è solo quello di fornirvi uno spunto per mettervi, o rimettervi, alla guida della vostra impresa-vita (nel caso vi foste distratti per un momento) vi propongo una tecnica molto potente. Trattandosi di una tecnica molto potente, il suggerimento è di metterla in pratica solo con la supervisione di una persona esperta in dinamiche di cambiamento.

La tecnica può essere usata con vantaggio unicamente da individui con sufficiente maturità psicologica e coscienziale. Se non ne siete sicuri di questo, o semplicemente non comprendete il pieno significato di tali termini, non applicate la tecnica. Inoltre, la tecnica non è idonea alle persone troppo giovani, e in modo particolare a quelle ancora in formazione (ad esempio, una studente universitaria). La tecnica si chiama:

un anno di vita.

Si tratta, molto semplicemente, di porsi e agire la seguente domanda:

Se mi restasse un solo anno di vita, quale obiettivo (o insieme di obiettivi) sarebbe per me prioritario raggiungere, prima di lasciare questo piano di esistenza?

Quindi, fate come se vi restasse per davvero un anno di vita, e passate all’azione alfine di raggiungere l’obiettivo (o l’insieme di obiettivi).

Tutta la difficoltà (e potenza) della tecnica sta ovviamente nell’immedesimarsi a sufficienza in questa simulazione, alfine di massimizzare il proprio potenziale evolutivo nell’arco dell’ipotetico anno di vita rimanente (ipotetico perché nessuno di noi sa quanto tempo realmente ci resta, forse molto di più di un anno, forse molto meno). In altre parole, tutta la difficoltà della tecnica sta nel prendere la tecnica molto sul serio.

Se invece ci rendiamo conto che non siamo ancora pronti, o sufficientemente determinati nel passare all’azione, possiamo sempre porci le seguenti domande:

  1. Mi sto già dando da fare per raggiungere questo obiettivo (o insieme di obiettivi)?
  2. Lo sto già pianificando?
  3. Ha già una data di inizio?
  4. Se non è il caso, quali sono gli ostacoli?
  5. Mi sto dando da fare per superarli?
  6. In che modo?
  7. Quali sono le risorse mancanti?
  8. Mi sto dando da fare per acquisirle?
  9. In che modo?

Spero di avere stimolato il manager che è in voi a prendere, o riprendere, le redini della propria impresa-vita. E chissà, magari a qualcuno di voi verrà in mente l’idea balzana di comprare un quaderno, intitolarlo “Obiettivi” e (idea ancora più balzana) cominciare a usarlo!

Nella prima pagina del quaderno potreste ad esempio trascrivere questo piccolo test di auto-corruzione, su cui concludo.

Voglio davvero diventare una partecipatrice attiva della mia vita?
Voglio davvero trasformare i miei problemi in sfide evolutive auto-governate?
Voglio davvero usare i miei tratti forti per superare i miei tratti deboli?
Voglio davvero prendere in mano le redini della mia vita, pianificando in modo attivo e propositivo gli obiettivi che intendo raggiungere, agendo di conseguenza?
Voglio davvero raggiungere la condizione di complesis?
Sono in grado di distinguere tra cambiamenti superficiali e cambiamenti profondi?
Sono in grado di distinguere tra cambiamenti imposti dall’esterno e crisi evolutive auto-programmate?
Sono lucidamente consapevole di essere l’unica responsabile della mia evoluzione e che questa responsabilità non può essere trasferita ad altre coscienze?