Che cosa sappiamo del tempo?

Al termine di questo breve articolo troverete il video di una conferenza del fisico e filosofo francese Etienne Klein. La conferenza è in francese e purtroppo il video non è sottotitolato in italiano. Pertanto, sarà comprensibile nella sua integralità unicamente ai francofoni.

Si tratta di una conferenza della durata di un’ora e venti minuti circa, dove Klein si esprime con grande chiarezza e acume su un tema di grande interesse per ogni ricercatore (interiore o esteriore che sia): il tempo.

Personalmente, oltre che nell’ambito della mia ricerca interiore, mi sono interessato al concetto di tempo anche come fisico, nel tentativo di comprendere come dare un senso a un’osservabile temporale nel quadro della fisica quantistica (questione più spinosa di quello che si potrebbe pensare). Di questa mia ricerca forse avrò occasione di accennarvi in un prossimo articolo, ma per il momento, qui di seguito, spero farvi cosa gradita nell’offrirvi una traduzione (un po’ semplificata) dei primi venti minuti circa della conferenza di Klein, che corrispondono alla sua introduzione a questo vasto soggetto.

Come vedrete, gli spunti sono numerosi e oltremodo interessanti. Buona riflessione.

[…] Quando ci interessiamo del tempo ci sono due trappole da evitare. La prima trappola è quella del filosofo, e consiste nell’affermare che la questione del tempo è già stata risolta da filosofi come Kant, Heidegger, ecc. La seconda trappola è quella del fisico, e consiste nel ritenere che la questione del tempo è stata risolta nel momento in cui questo è entrato a far parte del formalismo matematico delle teorie fisiche: il tempo, semplicemente, sarebbe la variabile t, e non ci sarebbe null’altro da aggiungere.

Più importante ancora, quando ci interessiamo al tempo ci sono numerosi ostacoli che dobbiamo valutare. Ci limiteremo a indicarne quattro:

Primo ostacolo: Non esiste una definizione del tempo. Possiamo definirlo solo tramite tautologie o metafore. È un concetto primitivo (sempre che sia un concetto). La parola tempo è inoltre espressione di una polisemia impressionante: la usiamo per indicare la successione, la simultaneità, la durata, il divenire, il cambiamento, la velocità, la morte, i soldi… Parliamo oggi del tempo come ne parlavamo ai tempi di Galileo.

Le moderne rivoluzioni scientifiche non hanno modificato in nessun modo il nostro modo di dire il tempo; pertanto, la soluzione del problema non si trova nello studio del linguaggio.

Secondo ostacolo: Il linguaggio è impotente a dire il tempo, essendo ambivalente, ambiguo, ecc., ma nondimeno è molto eloquente nel farlo. Il linguaggio non ci permette di dire che cos’è il tempo, ma la sua struttura determina il nostro modo di pensarlo (e questo, ovviamente, costituisce anche una trappola).

Un esempio: siamo tutti solitamente concordi nel ritenere che il tempo passi. Non è proprio questo suo passare a caratterizzare la temporalità stessa del tempo, e a distinguerlo, ad esempio, dallo spazio? Ma se pensiamo che la funzione minimale del tempo sia quella di rinnovare continuamente l’istante presente, affinché vi sia sempre un nuovo presente, allora la funzione del tempo è quella di fare passare la realtà, e poiché la realtà non smette mai di passare, il tempo che la fa passare non passa mai. Quindi: il tempo non passa. Non solo:

La sola cosa nell’universo che non passa è il tempo.

Perché non cessa mai di rinnovare il momento presente. Eppure, continuiamo a ribadire che il tempo passa.

Commettiamo un errore classico, che consiste nel confondere un oggetto con la sua funzione.

La funzione del tempo è quella di fare passare la realtà, e siccome questa funzione non cessa mai, il tempo non passa mai. Quando diciamo che il tempo passa, è un po’ come se dicessimo che un camminamento cammina; ma un camminamento non cammina: un camminamento permette alle persone di camminare. Allo stesso modo:

Il tempo non passa, ma permette alla realtà di passare.

Terzo ostacolo: Poiché il linguaggio ci inganna, dobbiamo imparare a pensare al tempo senza usare il linguaggio, ad esempio tramite analogie, metafore, immagini. L’immagine abituale (vedi Eraclito) è quella del tempo che è come un fiume che scorre. Ma paragonare il tempo a un fiume significa anche attribuire al tempo le proprietà che hanno i fiumi, e questo significa attribuire al tempo tutta una seria di proprietà che il tempo non necessariamente possiede. Ad esempio, la proprietà di possedere una velocità, o addirittura un’accelerazione (quando passa più veloce). Ma come possiamo definire la velocità del tempo, essendo la velocità una variazione rispetto al tempo? Di nuovo, ci troviamo confrontati con una tautologia.

Il tempo non ha velocità.

Anche in relatività, quando diciamo che il tempo scorre più velocemente (vedi il famoso paradosso di Langevin), diciamo un’assurdità. Eppure, continuiamo a farlo. Pertanto, anche il formalismo della relatività è totalmente imbevuto di retorica pre-galileiana, che trae ispirazione quasi esclusivamente dall’immagine di un fiume che scorre.

L’asse del tempo che usiamo in fisica altro non è che una sublimazione del concetto del fiume che scorre.

Ma per parlare di un fiume che scorre, dobbiamo fare riferimento anche a qualcosa che non scorre, ad esempio al letto del fiume. Se trasponiamo questa osservazione al tempo, la domanda è:

Se tutto è nel tempo, in che cosa scorre il tempo?

Non so se vi siete già posti la seguente domanda:

Quando tracciamo l’asse del tempo, in quale spazio questo viene tracciato?

Non appena cerchiamo di pensare al tempo come a un qualcosa che scorre, automaticamente dobbiamo pensare a qualcosa in cui il tempo scorre, ma che contrariamente al tempo non scorrerebbe. Quindi, per dire lo scorrimento del tempo dobbiamo inventarci l’idealità di un non-tempo, cioè di un qualcosa che non scorre nel tempo (ma non era il tempo l’unica cosa nell’universo che non scorreva?).

Di solito mettiamo sull’asse del tempo una piccola freccia, che però non è la freccia del tempo.

Tutti fanno confusione. La piccola freccia sull’asse ci dice semplicemente l’impossibilità dei viaggi nel tempo, ed è un’espressione del cosiddetto principio di causalità. Non ha nulla a che fare con la cosiddetta freccia del tempo, che non è una proprietà del tempo, ma una proprietà dei fenomeni fisici detti irreversibili. Sono due cose completamente differenti, ma che nei discorsi vengono allegramente confuse.

Confondiamo l’irreversibilità del tempo, cioè l’impossibilità di tornare a un istante del passato, con l’irreversibilità dei fenomeni fisici, che è l’impossibilità per un sistema fisico che si trovava in uno stato iniziale A, di ritrovare nel futuro quello stesso stato. Quando invece abbiamo a che fare con dei sistemi reversibili, come quelli descritti dalla fisica classica (ma non solo), la freccia sull’asse del tempo, che ci dice che i viaggi nel tempo sono impossibili, è sempre presente, ma non abbiamo più l’irreversibilità dei fenomeni: lo stato iniziale A può essere ritrovato dal sistema nel suo futuro. È bene però osservare che:

Ritornare allo stato iniziale non significa ritornare al tempo iniziale.

Altra domanda suggerita dall’immagine del fiume:

Qual è il motore del tempo?

Nel caso del fiume è semplice: è la gravità. Nel caso del tempo invece non ne sappiamo nulla. Che cosa fa sì che avanza? (Che cosa fa sì che la realtà avanzi?) È una questione che nessuna teoria fisica canonica tratta. La fisica, al momento (sia essa classica, quantistica o relativistica), prende semplicemente atto del motore del tempo, e traduce questo fatto apponendo una piccola freccia sull’asse del tempo. Ma questo non risponde alla domanda: qual è il motore di tutto questo?

Quarto ostacolo: Influenzati dal nostro linguaggio, passiamo il nostro tempo a confondere il tempo con i fenomeni temporali. Vale a dire:

Passiamo il nostro tempo ad attribuire al tempo le proprietà di ciò che avviene nel tempo.

Il problema è che la natura del collegamento tra tempo e fenomeni temporali non è nota, e la questione di questo collegamento non viene solitamente mai posta. Implicitamente, facciamo come se il tempo sia equiparabile a ciò che accade nel tempo.

Quando vediamo un fenomeno ciclico, diciamo che il tempo è ciclico. Quando vediamo un fenomeno caotico, diciamo che il tempo è caotico. Per non parlare poi della distinzione tra diversi “tempi”: il tempo filosofico, cosmologico, il tempo del fisico, del chimico, il tempo geologico, il tempo biologico, psicologico, ecc. Ma non esiste il tempo geologico: esistono solo i fenomeni geologici che avvengono nel tempo. E lo stesso vale per tutti gli altri “tempi”.

Dobbiamo resistere alla tentazione di inventare tanti tempi quanti sono i fenomeni temporali.

Allo stesso modo, non esiste il tempo psicologico. Invece, possiamo certamente affermare che il nostro rapporto al tempo fisico è infestato da fattori psicologici. È il nostro rapporto al tempo ad essere psicologizzato. In altre parole:

Esiste un solo tempo, con cui rapporti di diversa natura possono essere stabiliti.

Originally published at www.zenon.it on July 13, 2014.