Che difficile scrivere.

È chiaro. Finalmente comprendo perché è così difficile scrivere.

Il più delle volte, per chi come me non è scrittore di professione e durante la maggior parte della giornata è occupato con mestieri non necessariamente legati allo scrivere o all’oggetto dello stesso, il momento per scrivere lo si ritaglia tra il pranzo e il caffè, tra la doccia e la cena o peggio ancora rubando qualche ora al già ridotto tempo ceduto a Morfeo. Inoltre le tematiche, gli argomenti che si vorrebbero trattare, le idee, gli spunti spesso presi al volo in coda al semaforo e durante una riunione un po’ noiosa si accavallano, si intrecciano, si spingono l’un l’altro in fondo allo scaffale virtuale dei draft finché risulta estremamente difficile ricollegare l’emozione ispirante con l’oggetto ispirato. Risulta difficile ricreare il momentum fertile, produttivo, creativo.

Sarebbe molto più facile bloccare il mondo quando ci si sente ispirati. Dire a tutti:

Ciò! Non vedi che mi è venuta l’inspirassione? Lascia sto casso di clacson che devo scrivere. Non go mica tempo da perdere io….

Ma c’è anche un’alternativa. Lasciarsi andare. Semplicemente scrivere di getto quel che ci va di scrivere, finché il tempo a disposizione e le circostanze ci permettono di stare decentemente concentrati sulla tastiera.

Quindi non aspettare il momento opportuno per poter scrivere di quella cosa fantastica a cui abbiamo pensato facendo la spesa, ma lasciare le idee fantastiche di due righe da parte e approfittare i vuoti spazio-temporali tra la doccia e la cena, tra il latte dei bambini e il momento in cui si addormentano per tirar fuori qualsiasi cosa ci solletichi le dita in quel preciso istante.
Non tanto per il desiderio di comunicare qualcosa, ma per quello di scrivere qualcosa.


Per me è qualcosa di nuovo. Ho sempre subordinato il piacere di scrivere alla necessità di veicolare un messaggio importante. Per pudore, per non mostrare il personale, per timore di non risultare interessante.

Cosa scrivi a fare? — mi dicevo — se non trasmetti niente di importante, niente di nuovo… I cassi tuoi non interessano a nessuno…..

E invece no… perché per scrivere meglio prima di tutto si deve scrivere di più. E annientare le emozioni che ci trattengono dal farlo.

Ci vogliono un po’ di sfacciataggine e un po’ di coraggio per mettere tutto in piazza. Però a voler scrivere di qualsiasi cosa si corre il rischio di prendersi alla lettera e magari andare oltre il limite della decenza. Serve autocontrollo.

Ci vuole sfacciataggine a dare consigli e sputare opinioni. E a volte ci prendiamo troppo sul serio e corriamo il rischio di ritenerci capaci di dire la nostra su tutto. Meglio stare dalla parte dell’umiltà.

Ci vuole sfacciataggine a fare il blog con lo pseudonimo perché si corre il rischio di prendere solo la parte buona di scrivere e dimenticare che dietro alle tastiere e davanti ai monitor ci sono persone reali, vere, in carne ed ossa, che si emozionano, giudicano, amano ed odiano. E meritano rispetto.

Si può e si deve scrivere di tutto con gusto, umiltà e rispetto.

Per chi scrive e per chi legge. Affinché sia un piacere. E se qualche volta serve sacrificare il Dio contenuto alla Dea scrittura, così sia. Della sfacciataggine prendiamo la parte buona. Solo quella.


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