Riflessioni minimal.

Anni fa, giusto quando cominciavo a mettere mano alla chitarra elettrica — per poi dedicarmi ad essa con seriosa continuità per almeno un paio di lustri — usavo una pedaliera di effetti e un amplificatore a transistor. 
Il suono che usciva dalla cassa non era mai abbastanza pulito, o distorto, o alto, o basso, o riverberato o secco, o liscio, o ruvido. Insomma, non ero mai soddisfatto del suono e mi occupavo spesso a pensare a che nuovo effetto e/o che nuova pedaliera avrei potuto usare per migliorare il suono in sé e di conseguenza il riflesso di me stesso come artista.

Questa cammino di sofferenza duró qualche mese, forse un anno, fino a che mi stancai di passare ore a scorrendo i parametri sul display azzurrino provando tutti i valori di delay, phaser — chi più ne ha più ne metta — disponibili tra i circuiti del marchingegno a pedali.
Si mi stancai, lo scollegai, e con la chitarra diretta all’ampli mi misi a suonare. Suonavo e suonavo e mi piaceva come le note uscivano piu naturali, più grezze forse, ma più naturali. Vendetti la pedaliera galeotta e vissi anni felici con i soli chitarra e ampli.

Ebbi prova di una legge che mi si è rivelata più e più volte nel corso degli anni seguenti: ‘Menos es más’ — per dirla alla spagnola — ‘Meno è meglio’ — per dirla alla nostrana.
Una legge che puntualmente mi si rivela ogni volta che mi pizzico costruendo castelli in aria, addentrandomi in superflue analisi e congetture anzichè analizzare oggettivamente i problemi.
Che mi si rivela ogni volta che mi sorprendo su Amazon.es cercando il prossimo ammennicolo destinato a risolvere un dilemma altrimenti inaffrontabile.
Che mi si rivela ogni volta che cerco disperato una risposta dentro ad un best seller ben ordinato sullo scaffale del Personal Development quando invece la vera ed unica risposta sta sullo scaffale dell’umiltà.

Meno é meglio, appunto.


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