Elon Musk presenta la sua batteria domestica Tesla PowerWall

È partito il timer della rivoluzione energetica

Le società elettriche sono pronte alla svolta delle batterie e della customizzazione delle reti?

Profeti del nuovo millennio

Presi come siamo dal recupero delle puntate precedenti della storia tecnologica ancora dobbiamo digerire che Steve Jobs sia morto senza aver saputo quasi nulla di lui mentre era vivo e che Bill Gates faccia il filantropo a tempo pieno da decenni mentre ancora non abbiamo neppure capito quanto rivoluzionario sia stato il gesto con cui ha liquidato l’informatica di IBM allorquando tutti, ma proprio tutti (stiamo parlando dei pochi che nel ‘90 sapevano che cos’era l’informatica) erano convinti che si stesse suicidando, da non renderci conto che pensando a loro ci stiamo riferendo ai tempi del ‘68, delle comuni e degli yippies.

Gli eredi di questo scenario dell’innovazione oggi sono meno celebri e, laddove la generazione dei Jobs e dei Gates è quella dei nonni, quella di Google è già entrata a far parte di quella dei padri.

Elon Musk

Il vero interprete del nuovo corso periodo si chiama Elon Musk, un signore che non molti conoscono e che non ha per nulla fatto di tutto per salire alla ribalta, lasciandola ben volentieri ai ninnoli passatisti degli orologi che ti dicono che devi prendere l’aspirina, ma che nel frattempo ha fondato imprese che pongo o le basi della nuova ingegneria della sostenibilità. Il suo pensiero è tutt’altro che ovvio e allineato, al punto che la penultima occasione che l’ha visto sotto i riflettori era perché, assieme ad altri guru dell’innovazione come Steve Wozniack, metteva sul chi vive la popolazione mondiale sul fatto che lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, ben nota a chi segue gli imprevedibilmente realistici telefilm di Person of Interest, sta diventando ben più pericoloso di quello degli armamenti nucleari.

Classe ‘71, Sud-Africano di nascita e di ascendenti paterni, Canadese di madre e di formazione, Musk è il vero modello dell’imprenditore illuminato dei nostri anni e nei prossimi mesi sarà un gran parlare di lui per cui non vale la pena perdere tempo per questo ora.

Il suo marchio più noto è quello della marca di auto elettriche più famosa del mondo che ha un nome, Tesla, che non ha nulla a che vedere con le automobili, richiamando piuttosto il debole confine che sta fra l’inventore e il mago rappresentato dalla figura di Nikola Tesla, questo ingegnere elettrico che ha sfidato quello che l’establishment vuol farci credere impossibile. Ritengo che Tesla sarebbe veramente orgoglioso di questo suo erede in pectore.

La progressiva riduzione delle reti elettriche territoriali

Lasciando al futuro il lavoro dei biografi e degli apologeti, passiamo al lato “doloroso” della rivoluzione-Musk.

Le società delle utilities, ovvero quelle che si occupano di generare e distribuire energia — qui nella fattispecie si parla di quella elettrica, ma la rivoluzione coinvolgerà presto tutti — e le nazioni per le quali lavorano, a partire da scuole e università sono pronte a salire su questo treno dell’innovazione? Qui non stiamo parlando di computer: il PC sta al comparto energetico come la mozzarella sta alla pizza!

Per fare capire meglio che cosa voglio dire occorre fare un passo indietro. All’inizio le società che vendevano energia elettrica avevano in mano il ciclo completo e si trattava di qualcosa di locale, un po’ come il pizza-express che la prepara, la porta e la vende ai suoi clienti del quartiere o del paese perché già poco più in là diventa fredda o non conviene più.

All’inizio bastava avere un piccolo “salto” in un canale irriguo per poter avere dell’energia vendibile. Poi ci sono state le dighe e le centrali termiche che hanno reso obsolete le piccole produzioni a fronte delle grandi opportunità. E si è arrivati fino alle centrali termiche nucleari perché la fame di energia si voleva che crescesse necessariamente in maniera esponenziale e per questo si predicava che la speranza di risolvere i bisogni con le fonti alternative fosse una fantasia da filosofi o da artisti (titoli dispregiativi per l’ingegnere-tipo).

È bastato mettere dei pannelli sui tetti e fare pianificazioni adeguate che la questione ha cambiato aspetto e con lei gli interessi che stavano dietro certe scelte politiche e industriali, come quelle legate agli approvvigionamenti che, da Mattei al referendum sul nucleare, attraversano la storia del nostro paese.

Quello che ha fatto la differenza e che non è altrettanto visibile è stato però lo sviluppo dell’automazione nella distribuzione e nel trasporto. Questo è esordito negli anni ‘80 grazie al connubio sinergico dell’energia dei cavi e degli elettroni con l’intelligenza dell’elettronica e dell’informatica. Questo percorso ci sta portando allo sviluppo delle Smart Grid che costituiscono il letto di coltura senza il quale il seme degli impianti di produzione alternativa sarebbe destinato a rimanere un buon avvio ma niente di più.

Enel ha messo a punto per per Expo Milano 2015 anello tecnologico formato da oltre 100 cabine di trasformazione e distribuzione dell’elettricità alimentate da dieci cabine perimetrali, che porteranno al sito una potenza complessiva di oltre 75 megawatt e che assicurerà un risparmio energetico del 36% ed eviterà l’emissione in atmosfera di oltre 200mila tonnellate di CO2.

Finora, però, chi produceva energia con i propri pannelli sul tetto di casa poteva farci tutto sommato poco: in certi giorni caldi e assolati ne produceva più di quanta ne avesse bisogno e per questo la immetteva nelle reti internazionali; in altri plumbei e freddi doveva attaccarsi al fornitore esterno in tutto e per tutto e il rapporto costi benefici, includendovi le spese per l’acquisto, l’installazione e la manutenzione dell’impianto, poteva al massimo aspirare a mitigare la spesa, ma non certo a portare ad un vero guadagno e nemmeno ad un bilancio alla pari.

Finora il limite principale dell’energia elettrica è stato costituito dal fatto che non possa essere accumulata. Non esistono batterie abbastanza grandi da accumulare la produzione di una centrale e le cose non sono affatto cambiate.

Quello che è cambiato è la parcellizzazione del fenomeno elettrico.

Intanto, il fatto che ci sia la micro-produzione e che questa ci obblighi a ragionare come sistemi complessi ad alta intensità di scambio e regolazione reciproca di produzione, distribuzione e consumo in quanto tutti quanti elementi fondamentali e interattivi dello stesso processo, esattamente come la distribuzione commerciale ha compreso che il cliente è il suo migliore dipendente.

Post di Musk su Twitter

Ne consegue che il tipo di consumo e la gestione degli scarti e delle sinergie può generare più risorse che non gli impianti di produzione (anche se gli ecologisti devono aspettare a gridare al miracolo perché l’inquinamento generato dallo smaltimento delle batterie può essere drammaticamente preoccupante se non viene gestito in una prospettiva a lungo termine).

Verso un P2P dell’elettricità

Tutta questa logica aveva però un giunto molto debole nel momento in cui si arrivava a dare continuità al processo. E qui arrivano le batterie domestiche PowerWall della TeslaEnergy di Musk che non sono fatte per accumulare l’energia della centrale nucleare, ma per servire degli impianti domestici di piccola portata, ma che con questi supporti arrivano a realizzare una certa indipendenza e molto presto uno scambio peer-to-peer (come la condivisione di musica, film e così via da computer a computer) tra vicini, tra industrie, tra distretti. Questo è possibile perché già ora le batterie sono abbastanza discrete e piacevoli da essere posizionate ovunque e hanno già ora un prezzo ragionevole e alla portata dei più. Figuriamoci quando passeranno a superare il confine degli early adopters!

La prima batteria da muro domestico, la PowerWall di TeslaEnergy

Non stiamo parlando di fantascienza ma di qualcosa che sarà nelle nostre case con la stessa velocità con cui si sono propagati i cellulari a danno delle reti fisse; la stessa che sta spostando il business delle reti mobili, che prima dell’affermazione quasi inverosimile degli smartphone nessuno avrebbe potuto immaginare, dalla fonia ai dati.

Il problema per noi è che Musk, Apple, Google, Facebook sono i veri player di questa partita — per non parlare delle imprese orientali. Loro sono pronti a scalzarci come ha fatto Amazon con la distribuzione locale che esorcizzava il fenomeno come una curiosità ridicola e irrealizzabile. Chi pensava ad una risposta politica si sbagliava, perché sempre più gli amministratori sono collusi con gli interessi economici e usano lo scenario europeo per lavarsi la coscienza nel momento in cui favoriscono il mercato internazionale caricando di tasse e pene l’impresa territoriale.

Il tempo è contato, le competenze sono poche, la burocrazia pesa e il potere nelle imprese, invece che in quelle dei ricercatori, è nelle mani dei manager che hanno logiche di clan con scarsa attenzione alle intelligenze tecniche e pragmatiche (dove pragmatico può essere anche coordinare bene le persone e semplificare i processi di design e feedback). La prognosi per il mercato elettrico europeo non è ancora definitivamente infausta, ma è sicuramente molto preoccupante.

Bisogna cambiare mentalità smettendola di far finta di niente per difendere un comodo e illusorio status quo e farlo tutto quanti, amministratori, manager, supervisori, fino agli operai: nessuno è esentato pena l’ennesima colonizzazione!


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