Bipolarismo all’italiana

Da destra e sinistra a destra e destra


Di fronte alla debacle, ampiamente annunciata, peraltro, di Forza Italia “scopertasi” essere un “one-man-party”, il Paese sembra avere definitivamente perso la destra.

È vero che ci sono quelli che per studiato terrorismo ideologico o per semplice demenza senile indicano nel Movimento 5 Stelle l’erede di Almirante e di Mussolini, Hitler e Bocassa insieme, ma quanti hanno vissuto un po’ di più, sanno che il presunto centro-sinistra che sta per avere la maggioranza assoluta a governo altro non è se non la vecchia destra democristiana che si rifatta il lifting.

In definitiva, in questa nazione, l’alternanza si fa fra una destra e una destra e per questo si va scoprendo che, visto che l’illusione non regge più, tanto vale pensare ad un partito unico con delle finte alternanze al proprio interno (qualcosa tipo Letta-Renzi).

Un’alternanza rimane, l’unica possibile, sempre che gli Italiani la comprendano: quella fra sistema dei Partiti (o meglio deL Partito — Lenin alla fine ha vinto) e Movimento (o anti-partitismo).

Le prossime elezioni saranno un referendum come quello del ‘46 e, proprio come in quello senza spintarella avrebbe vinto la monarchia, anche qui vincerà il partito, ma almeno in seguito dovrebbe essere chiaro in che cosa consisterà l’opposizione: quella fra una pseudo-democrazia-non-rappresentativa e l’utopia di una democrazia partecipativa.

E io, per definizione, sto sempre dalla parte delle utopie, perché un rischio giocato in prima persona mi piace sempre di più di una turpe certezza regalata agli ignobili.