I suoni dell’estate

Copertina dell’album “Subtextures”, Interchill Records

Non sono un musicista, il mio orecchio non è uno strumento raffinato anzi, da quando ho 14 anni, a causa di numerose ottiti nell’infanzia, un ronzio di fondo taglia le frequenze più sottili.

Però, proprio da quell’età ho cominciato ad apprezzare le melodie dei suoni, che cercavo attraverso le radio, canzoni dozzinali, spesso senza poesia. Ero piccolo e non avevo cultura musicale. Non credo di averla nemmeno tutt’ora, perché ad esempio non so stare fermo ad ascoltare i grandi classici come Mozart o Bach.

Sono un onnivoro cacciatore e raccoglitore di musiche che spesso mi capitano davanti apparentemente per caso, anche se credo siano in fondo tracce impalpabili di sentieri percorsi da anni, fatte di volti di amici, o di sconosciuti, spinte dalla curiosità di consigli o da note rubate nella notte.

Parlare di musica è parlare dell’aria, non quella vuota, a volte stantia, che riempie le bocche degli uomini quando non comunicano davvero ma quella ricca di elementi invisibili, pressoché sconosciuti che però hanno ripercussioni concrete.

La teoria tende a svanire quando c’è il silenzio dei pensieri, quando le note passano attraverso il corpo e scendono in quella regione dove meccanismi occulti generano emozioni e qualche volta la quiete, la pace come un mare senza onde, vasto ed infinito.

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