Periscope by Twitter

L’Ultra-Selfie ha la forma del Periscopio

La Splash page di Periscope

Cronaca del Matè

«Ne verso un bel cucchiaio qua dentro… È molto energetico. SATU… vieni qui!… [parte una versione latino-americana di “Sabato”; poi si mette le cuffie (mi domando di che marca siano mentre prosegue un torrente di cuoriccini e un contatore impazzisce) e non si sente più niente mentre lui canticchia incomprensibilmente agitando il capo] Is strong… You know is… I don’t know… Strong… is Strong»

Un Lorenzo Jovanotti inconsueto, spettinato che si porta dietro l’iPhone con una malcelata perplessità, mentre racconta di cos’ha mangiato dai suoceri e lancia un sondaggio ai follower su che cosa sia un certo piatto: «Rape, devono essere rape. Sì, lo scrive anche lui… sono rape». Politically uncorrect, meno buonista che in TV, anzi, decisamente imprenditoriale in una taverna mattoni a vista, mentre sorseggia con la cannuccia la sua tazza di matè, da cui il titolo della trasmissione: “La preparazione del matè”.

Se una delle motivazioni principali per iscriversi a Twitter era proprio quella di avere scorci di vita in diretta dei propri idoli, seppure per iscritto in lingue ostiche e mal scritte costrette nei 140 caratteri proto-SMS, qui il voyeurismo, la scopofilia, si fa orgia. Trasmissioni, siti e giornali di gossip ora avranno vita dura e non è un caso che fra i primi ad annunciare la propria partecipazione al fenomeno vi sia proprio DagoSpia di D’Agostino & co.

Era la seconda volta che aprivo l’App: la prima mi aveva spazientito subito e quindi ho rimandato. Poi l’iPhone ha cominciato a richiamarmi con un suono diverso dal solito e alla fine sono andato a vedere che cosa voleva. Ad attirarmi è stata una ripresa dall’alto di Londra realizzata da Siegler. Subito dopo è stata la volta di Jovanotti. Mi dicono che anche Fiorello si sta dando parecchio da fare con il nuovo giocattolo.

Il futuro del Periscopio

Non sono passati molti giorni dalla sua uscita e Periscope, l’ultima App partorita da uno dei team di casa Twitter è già un evento. Dicono che sta erodendo i margini di Meerkat. Voi lo conoscevate? Forse ne avevo sentito parlare ma di certo l’avevo subito dimenticato. Paradossalmente, forse saranno calate le sue trasmissioni ma, proprio grazie a Periscope, anche questo Meerkat assume più attenzione di prima.

Il fatto che Periscope si avvantaggi della stretta collaborazione con Twitter ha come immediata conseguenza che non debba costruirsi la notorietà a colpi di inviti: ci pensa il meccanismo di following di Twitter stesso a fare da tam-tam. Basta accettare le notifiche, un po’ invasive a dire il vero, che immediatamente ricevi avvisi di trasmissioni talmente da ogni dove che senti subito la necessità di fare qualcosa del genere anche tu.

A che cosa assomiglia questo fenomeno? Non è la prima volta che Twitter ci prova e non solo lei. Youtube di Google aveva fatto qualcosa di simile alcuni anni orsono con Capture, l’app che ti faceva salvare filmati take away. Dal canto suo, dopo l’esperienza di Snapchat, Twitter aveva lanciato l’idea del tweet video di 6 secondi con Vine ed era stato subito virale, anche se a trarne benefici è sembrato essere soprattutto Instagram di Facebook. Snapchat, Vine e per certi versi Instagram sono da considerarsi le applicazioni regine dei Selfie. Al di là del fattore narcisistico in sé e per sé, il selfie ha rappresentato il sollevamento del sipario del quotidiano. Più spesso una specie di Grande Fratello per istantanee, ma non di rado anche uno spaccato artistico del farsi e disfarsi esistenzialista del villaggio globale. Un interessante richiamo letterario e culturale prima ancora che mediatico, come osserva in un prezioso articolo Francesco Longo su Internazionale.

C’è molto di letterario e anche molto de L’Écume des jours in questa cosa di Periscope. È la metafora stessa del Periscopio, che dal sommerso mare dei flutti spunta alla superficie inosservata per curiosare ciò che avviene nel mondo senza farsi notare, a fare — in nomen omen — da suggerimento sull’utilizzo possibile. Tuttavia, è il mondo che afferra i periscopi e li dirige sulla propria persona: «Dov’è la telecamera? È accesa? Seguimi. Guarda qua!».

Molti gridano allo scandalo della privacy e, manco a dirlo, ci sarà chi ci farà del sesso e perfino del cesso (come ipotizza Severgnini), tuttavia la vera invasione della privacy potrebbe essere, non tanto quella del “guardato”, quanto quella del “guardone”, richiamato in ogni istante a distogliersi dalla propria vita per vivere quella di un altro. Proprio come per la trasmissione del Grande Fratello televisivo, non è la telecamera a irrompere nella privacy degli attori, ma il televisore a insinuare il loro presunto privato nella nostra pacifica e privata, solo all’apparenza banale, intimità con l’irruzione del banale mediatico: l’affermazione che il banale conta o che l’industria mediatica è comunque banale? Oppure, lo stimolo a rivalutare il nostro quotidiano, più significativo del quarto d’ora Warholiano?

Come sempre, sta a noi stessi affermare il significato della tecnologia in base all’uso che ne faremo e il fatto che le trasmissioni di Periscope non sono destinate — almeno per il momento — a permanere nella storia, ad essere memorizzate oltre la nostra stessa vita come accade con Youtube, potrebbe accadere anche che si filmi per noi stessi, così come molte foto da cellulare e non solo le facciamo per fermare l’istante mentre lo viviamo e non per dopo. Solo il fatto di fare la foto dà dignità all’istante, valorizza lo sguardo e i sensi, ci insegna a vivere il qui e ora per se stesso e non per un altrove.

Domani e in un altro luogo non saremo mai più quello che siamo qui e ora, ma quello che un altro, compreso il noi stessi di un altro giorno, vorrà intendere di questo momento di vita: la vita in diretta la viviamo davvero solo quando la condividiamo, la trasmettiamo — non a qualcuno, ma al cyberspazio, all’etere, al tecno-divenire.

Un po’ di riferimenti

Il sito dell’App

Just over a year ago, we became fascinated by the idea of discovering the world through someone else’s eyes. What if you could see through the eyes of a protester in Ukraine? Or watch the sunrise from a hot air balloon in Cappadocia? It may sound crazy, but we wanted to build the closest thing to teleportation. While there are many ways to discover events and places, we realized there is no better way to experience a place right now than through live video. A picture may be worth a thousand words, but live video can take you someplace and show you around.
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Periscope di Twitter arriverà presto anche sui device basati su Android

P.S.:

Periscope sarà un fallimento

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