Tratturi e cammini, un turismo consapevole in Abruzzo

La Natura cresce continuamente, simbolo dell’abbondanza della vita. Navelli, Abruzzo.

Ci sono i progetti dove esiste già tutto e basta solo un tweet o una foto su Instagram per raccontarli, i progetti che vivono da soli, anche quando tu non ci sei più a condividerli. Esistono invece momenti in cui bisogna costruire tutto, dove la materia è puro potenziale. Il fatto che diventi realtà dipende da quei valori immateriali come l’entusiasmo, la fiducia, il rispetto e la condivisione, capaci di plasmare il mondo, quello fatto di pietra da costruire, di terra da coltivare, di carta su cui scrivere nuove pagine.

Il cortile di Palazzo Santucci, Navelli. Qui abbiamo ascoltato e parlato di un progetto da immaginare.

Tratturi e cammini è un progetto, un insieme di persone e associazioni che si sono trovati, accomunati dalla voglia di dare valore alla terra che li ospita, non è un prodotto turistico già confezionato, pronto da essere consumato. Per questo, nei borghi di Navelli, S.Maria del Ponte o Fontecchio mi sono trovato bene, perché ho respirato la genuinità di qualcosa che è solo in gestazione, perché ho incontrato persone che condividono le mie passioni e l’idea che i racconti possono creare un mondo diverso.

Il nucleo di tutto è il tratturo magno, un sentiero per la transumanza delle pecore che parte dall’Aquila e arriva fino a Foggia. Un percorso di più di 200 km dove passavano ogni anno oltre 4 milioni di pecore, una strada dell’economia pre-industriale, un mondo lento, di piedi e di zampe che oggi, avvolti dall’asfalto e dai motori, sembra lontanissimo. Ora è una dimensione abbandonata, difficile da seguire, che però, come un fiume, scorre in paesaggi che meritano di essere vissuti, con la lentezza e il rispetto di un tempo, con la consapevolezza e il desiderio di cambiamento personale proprio di questa epoca. Il tratturo può diventare allora un cammino, una via per la propria crescita, dove la natura diventa una chiave per abbandonare i pensieri che non servono, i pesi inutili che ci portiamo appresso, passo dopo passo, con la fatica del corpo in cerca di una leggerezza del cuore, un sentiero dove andare per tornare diversi.

I tre giorni che ho trascorso nella Valle dell’Aterno, a pochi chilometri dall’Aquila, sono stati scanditi dai vicoli quasi abbandonati di vecchi borghi, un tempo vedette del tratturo, dalle ferite ancora aperte del terremoto del 2009, dalla presenza fresca, entusiasmante di persone che credono in un turismo diverso.

I vicoli di Navelli, diventano un labirinto dove chiudere con il passato e immaginare un nuovo presente.

Il punto fondamentale oggi, è capire come sia possibile crescere senza consumare, creare reddito e lavoro fuori dalle logiche di miseria e competizione dei secoli precedenti, dove si credeva che essere ricchi significasse per forza sottrarre agli altri. Io sono convinto invece che la natura ci può indicare la via, la sua capacità di generare sempre nuova vita, di trovare un equilibrio dinamico, di prosperare con tenacia, è lì a dirci che esiste un altro mondo oltre l’entropia, che possiamo dare origine ad uno sviluppo vero, stabile e creativo oltre le dinamiche del consumo e dell’inquinamento.

Il fiore della vita, simbolo di rinascita, gioia e speranza, tra i vicoli di Navelli, Abruzzo.

E’ un esercizio difficile, impegnativo quello di immaginare un nuovo mondo ma non serve allargarsi a visioni globali, basta partire dalle piccole cose, come iniziare a dialogare, creare reti di aziende, associazioni e individui di buona volontà, sforzarsi di abbandonare l’abitudine al fare da soli per paura degli altri. Non è più tempo per i piccoli orti difesi da mura. Conoscenze, talenti e passioni vanno messi in rete per creare giardini capaci di invitare i turisti che vogliono di più, che non si accontentano della perfezione di un progetto ordinario, che vogliono sentirsi raccontare storie capaci di entusiasmarli, perché quando saranno tornati a casa, non avranno nelle loro valigie solo foto da condividere su Facebook ma valori e passioni capaci di profumare i loro giorni.

Navelli può diventare un giardino con fiori che i turisti consapevoli possono portare con sé

Non è un diario di viaggio questo, perché qui è ancora tutto da costruire, ma le potenzialità sono molte, a partire da un paesaggio che colpisce, nel suo essere montano e mediterraneo allo stesso tempo, nella poco appariscente bellezza dei suoi borghi, nella tranquillità della sua natura. Tutto dipenderà dai suoi abitanti e dalla loro voglia di mettersi in gioco. Per quel poco che ho visto, credo che ne valga la pena.

Abitanti di queste valli, vi auguro di dare vita ad un giardino accogliente e veramente sostenibile, per voi stessi, per chi verrà a trovarvi e per la natura di cui siete i custodi!


Originally published at www.lucavivan.com.

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