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A cosa serve il mentoring?

Photo by Tim Mossholder on Unsplash

Si discute sempre di più del mentoring cercando di evidenziarne le caratteristiche che lo differenziano da altre metodologie di accompagnamento della persona come il coaching. Alcuni ne esaltano i vantaggi, altri ne evidenziano i limiti. Eppure pochi rispondono veramente a quella che, probabilmente, è la domanda più importante che si pone chi si avvicina al mentoring: a cosa serve? Forse la risposta più semplice e, al tempo stesso, più profonda a questa domanda è che “si fa mentoring per imparare”. Come messo in evidenza da Lois J. Zachary[1], a prescindere dalle loro caratteristiche personali, il mentore ed il mentee condividono un processo di apprendimento e sviluppo delle conoscenze, delle competenze e della capacità di pensare contestualizzando. Entrambi i protagonisti di tale trasformazione devono, per definizione, essere “adulti” dal punto di vista psicologico[2], ovvero essere caratterizzati da:

  • indipendenza, ovvero essere capaci di vivere contando anche solo sulle proprie risorse e, quindi, in grado di stabilire relazioni proficue con gli altri su un piano di parità;
  • autostima, ovvero aver imparato a conoscere ed amare se stessi per come si è e non per come potrebbe si potrebbe essere;
  • autoefficacia, ovvero essere dotati di quel livello di sicurezza in sé stessi che consente di prendere decisioni, compiere atti, provare emozioni che generano risultati che producono autorganizzazione.

Ne deriva che il mentoring fa propri i principi fondamentali dell’educazione degli adulti o “andragogia”, che Malcolm Knowles[3] sintetizza come segue:

“Principio n.1- Gli adulti sono autonomi ed autoregolati. Hanno bisogno di essere liberi di dirigere se stessi;

Principio n.2 — Gli adulti hanno accumulato una base di esperienze di vita e conoscenze che possono includere le attività legate al lavoro, le responsabilità familiari e l’istruzione pregressa. Hanno bisogno di collegare l’apprendimento a quella conoscenza / esperienza di base;

Principio n.3 — Gli adulti sono orientati al risultato. Quando si formano di solito sanno quale obiettivo vogliono raggiungere. Essi, dunque, apprezzano un programma educativo organizzato e con elementi chiaramente definiti;

Principio n.4 — Gli adulti sono orientati alla pertinenza. Essi hanno bisogno di aver chiaro il motivo per il quale devono imparare qualcosa. L’apprendimento dev’essere applicabile al loro lavoro o alle altre responsabilità perché abbia valore per loro;

Principio n.5 — Gli adulti sono pratici, si concentrano sugli aspetti teorici a loro più utili nel lavoro. Essi potrebbero non essere interessati al sapere per amore del sapere;

Principio n.6 — Come tutti gli studenti, gli adulti hanno bisogno che si mostri loro rispetto. Gli adulti devono essere trattati alla pari per esperienza e conoscenza e devono avere il permesso di esprimere liberamente le proprie opinioni”.

Si potrebbe sinteticamente dire che mentore e mentee pianificano e compiono insieme un percorso basato sulla fiducia ed il rispetto reciproco e finalizzato a imparare qualcosa che potranno mettere in pratica nella propria vita personale e professionale migliorando se stessi e gli altri.

Note

  1. Zachary L.J., ibidem
  2. William J., Principles of Psychology, Henry Holt and Company 1890
  3. Knowles M., The Modern Practice of Adult Education: From Pedagogy to Andragogy, Follett 1980

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We believe mentoring and coaching are the most effective technologies for human learning and growing. We are dedicated to the growth, promotion and innovation of these timeless yet advanced learning technologies.

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Fabio Salvadori

Fabio Salvadori

Seeker. Author. Mentor. Coach. Facilitator. | I write to remind us that we are all born innovators. | fabiosalvadori.com