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Coaching e Mentoring: facciamo chiarezza

Neighbours doors, free public domain CC0 photo. View public domain image source here

“Mentoring” e “Coaching” sono termini utilizzati frequentemente come sinonimi se non confusi l’uno con l’altro. Ciò deriva dal fatto che le due discipline, che hanno radici comuni, sono in rapida evoluzione e sono applicate con una molteplicità di approcci diversi.

Mentoring, saggezza

La parola “Mentore” deriva dall’Odissea, nella quale Atena, la dea della sapienza, aiuta il re Odisseo ed il suo giovane figlio Telemaco a percorrere il loro viaggio verso la saggezza. Atena assume le sembianze di un vecchio cortigiano, Mentore, da cui il termine “mentoring”. Nel XX secolo, il mentoring ha preso due strade, basate su due diverse interpretazioni del suffisso “ment”. Negli Stati Uniti si è data enfasi al “prendersi cura” ed all’intervento diretto in favore del giovane protetto. In Europa si è data enfasi al pensiero ed alla riflessione. Una definizione del mentoring è “aiutare qualcuno a migliorare la qualità del proprio modo di pensare alle questioni importanti”. In giro per il mondo, è possibile rinvenire varie combinazioni di questi due modelli di mentoring.

Coaching, motivazione

Il termine “coaching” è emerso nel mondo dello sport ed ingloba una gamma simile di modelli direttivi e non direttivi (Garvey, 2011). Il coaching nelle organizzazioni è ancora in gran parte fondato su un processo nel quale una persona autorevole dà feedback su come un altro individuo performa rispetto ad un determinato standard e lo aiuta a rivedere e pianificare come migliorare. La maggior parte dei testi più recenti enfatizzano un modello diverso, meno direttivo, nel quale il cliente è aiutato a definire e lavorare sui propri obiettivi, con l’utilizzo di domande aperte. Hawkins e Smith (2006) definiscono quattro tipi fondamentali di coaching: uno basato sulle abilità, uno sulla performance, uno sui comportamenti ed uno trasformativo. Nell’ambito di tale spettro, si suppone che l’importanza della motivazione interiore al cambiamento aumenti.

Coaching = cosa voglio ottenere
Mentoring = chi voglio diventare

I modelli non-direttivi di coaching e mentoring aiutano le persone a capire meglio sé stessi, i loro punti di forza e di debolezza, i valori, l’identità, le motivazioni, ecc., al fine di chiarire che cosa vogliono ottenere (coaching) o chi vogliono diventare (mentoring), pianificare come vogliono raggiungere tali obiettivi, e sostenere il momentum di cambiamento personale.

Nell’ambito delle organizzazioni, c’è spazio per tutti questi modelli ed approcci, e per molteplici interconnessioni reciproche. Ad ogni modo, possiamo evidenziale le seguenti differenze:

  • il mentoring viene tipicamente applicato nell’ambito di un programma, mentre il coaching si attua in una iniziativa;
  • il mentoring normalmente avviene nell’ambito di un’organizzazione, ma al di fuori delle linee gerarchiche, mentre il coaching viene principalmente applicato nell’ambito di una linea gerarchica o utilizzando professionisti esterni;
  • il mentoring è solitamente non retribuito, mentre il coaching erogato da risorse esterne è solitamente retribuito;

Ovviamente ci sono eccezioni a tutto ciò!

Contattaci per approfondire l’argomento e capire quale approccio risponde meglio alle tue esigenze.

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Fabio Salvadori

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Seeker. Author. Mentor. Coach. Facilitator. | I write to remind us that we are all born innovators. | fabiosalvadori.com