Mercurio
Mercurio
Aug 25 · 4 min read
Immagine di Ale Di Blasio per Match And The City
Immagine di Ale Di Blasio per Match And The City
Immagine di Ale Di Blasio per Match And The City, il blog di Marvi Santamaria

Quando piove grandine, senti queste piccole pietruzze che ti colpiscono come proiettili di ghiaccio.

Fanno male, ma c’è una soluzione: ripararsi in uno spazio chiuso.

E quando piovono insulti? E quando piovono cazzi? Qual è la soluzione?

Un tempo erano le sole celebrità ad essere esposte.

Oggi, famosi, non famosi, minorenni e maggiorenni di tutto il mondo condividono lo stesso palcoscenico: i social media.

“Nel futuro ognuno sarà famoso per 15 minuti” -Andy Warhol

Copertina del disco ‘Velvet Underground & Nico’ – Andy Warhol, 1967

Lo zio Andy non aveva tutti i torti.

Magari non tutti diventano effettivamente famosi, ma questa sovraesposizione può avere comunque un impatto importante sulla sfera privata.

Il palcoscenico può infatti trasformarsi in gogna, quando dietro lo schermo, armato di connessione, c’è un completo pezzo di merda.

Nel caso delle donne, il problema è amplificato.

Si parte dagli apprezzamenti spinti sotto una foto al mare, passando per il cosiddetto body shaming (offese inerenti all’aspetto fisico), gli insulti gratuiti, il revenge-porn e il piatto forte dei disagiati gravi: le dick-pic (foto del pene).

I Bomberoni e altri fenomeni da tastiera

I commenti alle foto di Diletta Leotta sono un perfetto bestiario di sottosviluppati.

Persone che nella vita di tutti i giorni vi stringono la mano, vanno a comprare il pane e che magari, la sera, mettono a letto le proprie figlie con un bacio.

Persone apparentemente normali.
Zii, cugini, fratelli, che dietro lo schermo di un computer diventano dei mostri irriconoscibili.

Ma il lato oscuro non si scatena solo nel caso di battutacce sessiste sul culo perizomato della VIP di turno.

Un’altro trigger efficacissimo è quando la vittima donna, osa esprimere una posizione femminista.

Apriti cielo.

La stand-up comedian americana, Alison Leiby, ha provato sulla sua pelle cosa significa azzardarsi a scrivere una battuta femminista su Twitter.

“Come donna, spero che un giorno arriverò ad avere gli stessi diritti di una pistola.” -Alison Leiby

Le risposte? Migliaia di insulti e minacce di morte.

Ma perché?

Perché Internet è diventato un posto così ostile, soprattutto per le donne?

Cosa spinge un uomo ad inviare un foto del proprio pene ad una perfetta sconosciuta?

La super ospite della puntata

Per capirci qualcosa ho deciso di intervistare Marvi Santamaria, sex-blogger e fondatrice di Match And The City.

Marvi Santamaria, immagine di Ale Di Blasio

Sul suo blog, Marvi, pone un focus particolare su esperienze e disagi derivanti dall’utilizzo delle dating app (Tinder, Grindr…), ma in generale affronta anche tematiche legate alla sessualità e al femminismo.

Se alcuni imbecilli si sentono in diritto di scrivere porcate immonde sui profili social delle ragazzine, figuratevi di cosa possono essere capaci all’interno di app il cui scopo principale è il dating.

Sulle esperienze da dating app, Marvi ha anche scritto un libro:
Tinder and the City, Avventure e disagi nel mondo delle dating app, edito da ALCATRAZ

Tinder and the City
Tinder and the City

Riferimenti e consigli

Ecco il classico piccolo elenco di cose che mi hanno ispirato per la realizzazione di questa puntata:

Buon ascolto!

🔥 P.S. Ancora una cosa…

A causa di un difetto di fabbrica sono avido di attenzioni e, se non dovessi riceverne la giusta dose, mollerei tutto.

Vi chiedo quindi di iscrivervi numerosi al canale Telegram: MercurioPodcast
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