Contemporaneità nella mente

Non sono ricordi: in diversi momenti della giornata io torno a eventi passati della mia vita e sono proprio lì, in quel tempo e in quello spazio. Sono momenti significanti e non, il clacson di un camion quando ho preso di notte una curva larga andando a Città di Castello per un convegno di Legambiente (1991), quel caffé a Torino dove andavo dopo il laboratorio di scrittura inglese (1994), quando ho cambiato saletta di studio a Palazzo Nuovo e mentre addentavo un panino tutti si sono alzati e hanno iniziato a pregare (1995), Attila piccolissimo che mi stava in tasca e litigare con mia madre che non voleva che lo portassi all’esame di maturità (1987). 
 
Seduta da piccola sul prato a mordicchiare un filo d’erba pensando “chiedo solo di essere lasciata in pace”, andar via da Virtual in bicicletta pensando che è giovedì e ho finito di lavorare e prendere una rotaia e ridere come una pazza mentre ci scio dentro (1996), una saletta a Monza sola con una bancaria costretta a lavorare ore di filato senza Internet (1997), pugni a un sacco, pugni a un sacco e la prima volta che mi è riuscito un v-step reverse senza sbagliare gamba, e sorridendo pure. 
 
Tutte quelle me esistono ancora e mi vengono a visitare in continuazione, forse tolgono spazio disco a ricordi ben più importanti (un camioncino che blocca il parcheggio, scaricare la mailbox sbagliata e non trovare la mail promessa, non negare, non dire no, dire di sì, dirlo ancora, dire me ne vado), però io a quelle Mafe in giro nel mondo persistente della mia memoria ci tengo assai, e spero che si moltiplichino.


Originally published at www.maestrinipercaso.it.

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