Le autostrade d’argento


Sotto un cielo di mille lune
ecco l’angelo della notte e dei ricordi.
Fa torri di cristallo molto alte e sottili
e bolle trasparenti in cui rinchiude i dolori.
Le torri sono aghi e come aghi vanno a fondo
nel fondo delle nuvole, e più su
verso arcipelaghi di stelle.
L’angelo chiude le sue ali
ed un vento leggero soffia via le bolle.
Le bolle sono aria, il respiro della notte.
La notte, così vecchia da non poter capire,
distesa sopra i fiumi
sopra gli alberi e le case,
si addormenta
e i suoi capelli sciolti ci accarezzano le guance.
Non sono fili bianchi ma autostrade d’argento,
ed auto veloci senza freni e motore
hanno valigie di sogni
da condurre lontano.
Nel silenzio che ci avvolge
ogni cosa è sospesa.
Le luci sono spente e così i televisori.
L’angelo della notte
attraversa i muri delle case
col suo sguardo nudo e smisurato.
Cerca sogni giovani
da lanciare oltre il deserto confine della noia.
E sognatori che li portino via
con macchine volanti
sulle autostrade d’argento,
i bianchi capelli della notte.
Ma che notte è mai questa?
Cos’è questa luna che sembra parlare?
E questo nodo che mi stringe la gola e non mi fa respirare?
Volo sopra i tetti e il bosco aguzzo delle antenne.
Non c’è paura, ma una calma infinita
e gli occhi dell’angelo della notte sono dentro i miei,
legati da fili invisibili,
più neri dell’odio, più forti dell’amore,
profondi come i desideri dei bambini,
grandi come i miei sogni stanotte.
Guiderò io bianche auto
senza freni e motore
lungo autostrade d’argento,
i chiari capelli della notte.


Scritta prima del 1995.