L’eco appena spenta di una ruga di luna


L’ultimo lupo ha i denti sguainati,
è tra fiori iridescenti,
sfreccia su schiume di colori
artigliati tra le zampe in corsa,
ringhia per morsi aguzzi e taglienti,
trascina filamenti sfrangiati di sete.
Nell’aria suoni offuscati,
come un frinire di locuste canterine.
E poi giù nell’ombelico di ventri infangati
che vomitano sciami di bambole di plastica,
mentre la mano si solleva
verso un cielo di filo spinato.
Gusto torbido di saliva dolciastra,
e nella gola
l’eco appena spenta di una ruga di luna.
Tela strappata,
controvento cammino per aspra salita,
attraverso crinali di tormentati silenzi.
Cadute d’azzurro, di rosa e scarlatto,
strappi arcuati di nuvole,
vapore secco, tosse asmatica,
nuda pelle strisciata
dietro l’ultima curva.


Scritta prima del 1995.

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