Roma


Il vento dolcissimo della sera
mi porta via
come fa ciascuna prima volta,
col desiderio e lo stupore:
statue a braccia aperte
sui loro piedistalli,
cavalieri indomiti,
marmi aggettanti,
ponti sul Tevere,
luci sfavillanti.
E poi la gente ferma
in punta ai marciapiedi,
gli occhi fissi ai semafori
come zanzare
che mirano il bersaglio:
schiere in file ordinate
su un ventre immenso d’animale.
Roma, la città indolente, sterminata,
che ogni turista ha percorso,
Roma, che stanotte anch’io,
per la prima volta,
ho amato.


Scritta nel 1996.

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