Il 23 Maggio, oltre al ricordo.

Venticinque anni fa, Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, persero la vita a Capaci in un attentato messo in atto da Cosa Nostra.

Una data, quella del 23 maggio, rappresentò il risveglio delle coscienze della società civile, consapevole del proprio ruolo nella lotta contro la mafia.

Consapevolezza che, col tempo, si è sopita. Infatti, l’antimafia, a parte qualche eccezione, è diventata un momento di ricordo nelle giornate della memoria e spazio per marce di sensibilizzazione.

Oggi, sicuramente, ci sarà il messaggio di qualche rappresentante istituzionale, qualche iniziativa, tantissimi post sui social e nient’altro. 
 È sacrosanto ricordare per non dimenticare. Però, è anche importante mettere in pratica l’antimafia, quotidianamente, per diffondere la cultura della legalità.

C’è bisogno di un lavoro lungo e faticoso da parte di Istituzioni, Chiesa, società civile e classe politica tutta. Ridurre il tutto al semplice ricordo non è altro che un favore alla mafia.

Parlarne, è quasi diventato un tabù. Eppure, non è così, perché la mafia è anche nei piccoli gesti che si compiono quotidianamente. Si pensi, ad esempio, al silenzio presente sui beni sequestrati alle mafie, che dovrebbero essere riconsegnati alla comunità, al fine di rinascere come progetti che contrastino questo fenomeno.

Al netto di promesse elettorali, tale argomento cade nel dimenticatoio. Assegnare quei beni ai “legittimi proprietari”, cioè i cittadini, sarebbe un forte segnale da parte delle Istituzioni. Oltre a ciò, sarebbero tante le azioni da mettere in campo per diffondere quella cultura della legalità, per cui Falcone e tantissimi altri, hanno perso la vita.

Ciò che bisognerebbe fare in queste giornate, non è limitarsi alla semplice pubblicazione di post sui social, ma sarebbe necessario porre un argine alla cultura mafiosa e a far emergere quella cultura della legalità che è costata la vita a tantissimi uomini e tantissime donne. Solo così avremo reso onore alla loro memoria.

Se l’antimafia continuerà a essere un mero esercizio di retorica per ricordare qualcuno, allora, giornate come quella di oggi, rappresenteranno le solite operazioni di facciata per essere in pace con la propria coscienza.

One clap, two clap, three clap, forty?

By clapping more or less, you can signal to us which stories really stand out.