Valentina Di Michele
Feb 21 · 7 min read
foto: José Alejandro Cuffia per Unsplash

Lo UX Writing è una metodologia che esiste da anni, ma il ruolo dello UX Writer si è diffuso solo di recente: chi sono e cosa fanno in pratica gli UX Writer italiani?

Lo UX Writer è la figura “hot” del momento: nei paesi di lingua inglese e non solo, le richieste aumentano di continuo.

Il panorama italiano non è paragonabile a quello di Stati Uniti, Spagna e Svezia, dove hanno sede aziende di app e corporation di dimensioni internazionali o di Israele, dove le neuroscienze applicate fanno scuola nel mondo.

Tutte le famiglie felici si somigliano, ma ogni famiglia infelice è disgraziata a modo suo: come molte altre professioni, lo UX Writing in Italia ci piace farlo strano.

UX Writer, Content Designer, Architetto dell’Informazione ma anche copy

Lo UX Writing (cos’è? leggilo qui) è una metodologia per la scrittura dei contenuti delle interfacce di siti web, app e servizi digitali.

Confina con altre discipline e ne raggruppa altre: parte dalle ricerche sugli utenti per lavorare insieme a altre figure (designer e sviluppatori, content strategist e esperti di usabilità, etc.) a un processo di “descrizione” di una interfaccia che finisce in nuovi test.

Nel mondo anglosassone o nelle multinazionali, lo UX Writer è una figura specifica che si occupa principalmente di microtesti e di accordare tutti gli elementi del progetto nel contenuto.

Ogni team può avere molti UX Writer che svolgono un lavoro verticale e specifico.

In Italia, sono pochi gli UX Writer puri. Pochi è un eufemismo: in una ricerca di molti giorni tra passaparola e Linkedin, non ne abbiamo trovato neanche uno.

La divisione del lavoro in Italia è meno marcata: nelle web agency i copy e a volte i social media manager scrivono anche i microtesti delle interfacce digitali, le strutture sono spesso tradizionali e sottodimensionati, e le società specializzate si contano.

Nelle divisioni italiane di corporation internazionali, ad esempio grandi e-shop o e-service specializzati, le figure sono più simili agli UX Writer stranieri, ma si muovono tra progettazione dei contenuti e scrittura. Alcuni UX Writer, in ultimo, lavorano in società di consulenza e mettono le loro competenze a disposizione di clienti più o meno riluttanti.

Escluse poche eccezioni, quindi, lo UX Writer nostrano lavora in studi di design o in società di dimensioni ridotte, e fa tutto quello che riguarda la scrittura: progetta l’architettura delle informazioni, progetta il tono di voce, progetta i contenuti e i microtesti, e se la vostra cucina fa fumo toglie il fumo della vostra cucina a gas.

Non sempre, non ovunque. Per raccontare cosa fanno gli UX Writer in Italia in contesti diversi ne abbiamo incontrati quattro: Andrea Fiacchi, Andrea Rossi, Luca Gilioli, Michela Andreola. Provengono dal design e dalla progettazione o dalla content strategy, e svolgono attività simili ai loro colleghi stranieri, anche se più ampie e orizzontali.

Una, invece, fa la UX Writer e team leader ma vive e lavora a Amsterdam, a Booking.com. Si chiama Serena Giust e ci racconta il suo punto di vista.

In rigoroso ordine alfabetico, e prima di tutto di genere.

Michela Andreola | Doralab (Roma)

Faccio l’architetto dell’informazione, la copywriter e UX writer.

Come architetto dell’informazione, organizzo le informazioni di siti web, app e interfacce digitali. In particolare, lavoro per rimuovere inutili complessità e rendere i contenuti facili da trovare.

Come copywriter scrivo testi per coinvolgere le persone. Lo sforzo è fornire informazioni semplici da capire e utili al raggiungimento di un obiettivo (ad esempio, fare un acquisto o sottoscrivere una polizza online).

Come UX writer mi preoccupo di scrivere microtesti e label chiare, che non lascino spazio a dubbi come “Se clicco quel pulsante sto davvero acquistando il maglione o posso ancora cambiare idea?”.

Lavoro spesso a stretto contatto con designer, user researcher ed esperti di web analytics, perché dal lavoro degli uni dipende quello degli altri.

Tutte le soluzioni che troviamo le testiamo con gli utenti. Quello è il momento della verità, dei “Funzionerà quella label?”, “Capiranno quel testo?”, “Troveranno quel contenuto?”.

A volte funziona e gli utenti capiscono, trovano. A volte, invece, bisogna rimetterci mano. In entrambi i casi, la mia esperienza ne esce arricchita.


Serena Giust | Booking.com (Amsterdam)

Sono UX writer e team leader per il terzo e-commerce nel mondo. Ho iniziato qui poco più di due anni fa, dopo tre anni vissuti in Trivago. In passato mi sono occupata di social media marketing, blogger relations e copywriting.

Il passaggio da marketing a technology non è stato semplice, ora siedo al tavolo con designer e sviluppatori dal background culturale e professionale molto diverso dal mio. Altrettanto difficile è stato iniziare scrivere micro testi in inglese invece che testi medio-lunghi in italiano. Però tutto si impara se si è nel contesto giusto!

Da un annetto ho la fortuna di guidare un team di sviluppo e poter mettere le parole al centro di quello a cui lavoriamo ogni giorno. Insieme ai designer curiamo la grafica e l’architettura delle informazioni; con gli sviluppatori pensiamo alle logica con cui mostrare ed organizzare i contenuti.

Nel nostro lavoro c’è un sacco di analisi e ricerca, problemi da risolvere e possibili nuove soluzioni da creare e testare per migliorare l’esperienza utente.


Andrea Fiacchi | Officina Microtesti (Roma)

Sono uno psicologo, faccio il Digital Project Manager e il consulente e docente di UX Writer : progetto contenuti per la user experience.

Nella UX, ho iniziato come architetto dell’informazione nel 2003: classificavo i contenuti e progettavo siti e portali della PA. Dal “dove metto le cose” sono arrivato al content design, cioè a progettare prodotti digitali con una metodologia Content First (prima penso ai contenuti utili al mio pubblico, poi al resto).

Per formazione unisco da sempre pensieri e parole: le neuroscienze applicate ai contenuti. Come consulente di UX Writing penso a come le persone devono interagire con i prodotti e servizi digitali e quali parole li aiutano a compiere il processo (creare un profilo su una app, scegliere un prodotto o dare assistenza a un cliente online), all’usabilità e al tono di voce.
Per questo lavoro sempre in team: se il progetto è grande, organizzo e progetto i contenuti insieme a sviluppatori, UI e UX designer e copy, se il progetto è piccolo curo tutto il processo con le figure di sviluppo.

In Italia è che abbiamo una bassa specializzazione dei ruoli: i team sono molto tradizionali e uno UX Writer si occupa di tutto quello che riguarda le parole.

Una dote che uno UX Writer deve avere è la pazienza: spesso i clienti chiedono di scrivere “come fanno tutti” e non in modo efficace. Me la cavo con i dati di ricerca: a volte funziona, a volte si incontrano muri invalicabili.


Andrea Rossi | Digital Entity, design studio di NTT Data (Milano)

Sono responsabile del team di Content Strategy.

Spostarsi dal copywriting verso la UX — e viceversa — è una cosa che facciamo da tempo nel nostro studio, dove lavoriamo in modo interdisciplinare.

Scrivere per le interfacce di prodotti o servizi implica una conoscenza del contesto, della tecnologia e dell’intero percorso di design. Per questo le parole non possono arrivare alla fine.

Chi scrive è parte della progettazione, e lo UX Writing è una porzione di questo lavoro.

Avendo un background di comunicazione, per me lo UX Writing ha sì l’accezione ingegneristica dello scrivere in modo efficace per guidare l’utente a compiere azioni. Ma ancora di più, questa sfaccettatura della scrittura per le interfacce è un modo per dare una personalità a ciò che progettiamo.

Una unicità che mettiamo a fuoco partendo dai tratti del brand. Solo così, lo UX Writer può lavorare sino a limare i più piccoli dettagli, per renderli come solo quel brand farebbe. Cioè, mi aspetto che la pagina 404 di Patagonia sia diversa da quella di Esselunga.

Mi aspetto molto dallo UX Writing e si aspettano molto anche i clienti, ma prima di tutto gli utenti per cui facciamo tutto ciò.


Luca Gilioli | Assist Digital (Milano)

Tutto è iniziato con lo studio di comunicazione e user experience, tematiche poco esplorate a livello accademico 15 anni fa. Dopo il primo periodo come UX Designer, passato tra flussi e wireframe, mi sono accorto che mancava qualcosa, che la UX senza il contenuto è fine a se stessa.

Ho quindi cercato di integrare le mie conoscenze, esplorando il mondo della scrittura a 360 gradi: copywriting, sceneggiatura e fumetto tra le tante.

Più entravo in quel mondo e più mi accorgevo del caos che ci si ritrova ad affrontare su progetti di grande scala, soprattutto quando sono content driven. Piano piano ho messo le mani in quel caos, sfruttando un background con infarinature di programmazione, cercando di razionalizzare i contenuti e imparando a creare strutture dati che permettano una navigazione veloce e funzionale.

Ora mi occupo della fase iniziale dei progetti dando una visione d’insieme che spazia dall’analisi dei contenuti all’identificazione di processi, dalla ricerca degli elementi di valore fino ad arrivare alla stesura della strategy.

Ogni mattina, nel digital, non importa che tu faccia UX o Content, l’importante è che se fai dei contenuti guardi il loro contesto.

Microcopy & UX Writing in Italia

Parliamo di scrittura e user experience in tutte le forme: ux writing, microtesti, content design, technical writing e altro ancora

Valentina Di Michele

Written by

Sono una Digital Content Strategist. Mi trovi su www.officinamicrotesti.it e www.valentinadimichele.it.

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