Millennials: Messaggiare con Cura
Riflessioni sui giovani che crediamo di conoscere.
Chi sono ?
I millennials sono i giovani nati tra il 1980 ed il 2000. Sono anche definiti generazione Y, cioè il seguito naturale della generazione X, i nati tral il 1960 ed il 1980. In buona sostanza sono i giovani che vediamo attorno a noi e che ci fanno a volte sorridere a volte storcere il naso. Sono i ragazzi con un’età compresa tra i 14 ed i 34 anni e sono una classe demografica fottutamente importante, al punto di ricevere qualche mese addietro la copertina del Time.

Sono i giovani del liceo, dell’università ed i più junior dei nostri colleghi … almeno quelli fortunati che han trovato un lavoro. Vengono dipinti come dei bamboccioni che non han voglia di sposarsi e di predersi alcuna responsabilità.
Pigri e dipendenti dalle tecnologie, egocentrici ed al tempo stesso fragili. Pagano le colpe dei padri, che sono gli stessi che gli presentano il conto.
E’ la generazione più banalizzata e penalizzata di sempre, ma al tempo stesso è quella che ha maggiore accesso alle informazioni, la più tecnologica, la più globale e la meno attaccata ai miti delle generazioni precedenti.
E probabilmente è quella che fa più paura.
Sono di fatto la generazione più istruita di sempre, la meno pagata di sempre e poco importa se la loro vita sembra affidata al loro smartphone.
Quanti sono ?
Sebbene il dibattito sui Millennials sia molto attuale negli Stati Uniti (in USA sono circa 90 milioni, sono la generazione più grande di sempre e supereranno nel giro di qualche anno la capacità di spesa dei baby boomers), nel nostro paese non sembra esserci stata finora una adeguata attenzione.
Consumano, votano e necessitano di servizi pubblici … eppure sembrano più un problema che una opportunità.
In Italia sono circa 11 milioni, di cui almeno i quattro quinti con capacità di voto.
Sono quasi un abitante su cinque ed hanno un potenziale di spesa e di consumo notevole.

Sono quasi equamente distribuiti tra i due decenni. Abbiamo quindi circa 5.5 milioni di adolescenti giovani e 5.5 milioni di giovani adulti. Sebbene sia una classe demografica molto ampia e piena di discontinuità sono tenuti assieme da un tratto comune: l’uso disinvolto, intenso ed a tratti ossessivo delle tecnologie digitali e mobile.
Net Generation o Me Generation ?
Sono la generazione dell’Internet e del Telefonino e non semplicemente perché non ricordano un epoca in cui queste innovazioni non c’erano, ma soprattutto perché ne hanno assunto le abitudini, le caratteristiche e le gesture.
Quasi in un processo di antropomorfizzazione inversa questa generazione si digitalizza sempre più; diventa veloce nelle comunicazioni, multitasking nelle azioni, asintattica e sincopata nelle espressioni. L’ibridazione stessa delle tecnologie li porta a non distinguere più fra tecnologie desk e tecnologie mobile.
L’accesso alle informazioni e la connessione al proprio network di riferimento a prescindere dal supporto.
La creazione di nuovi espressioni e la loro codifica prima della trasmissione sembra essere un processo innato in queste generazioni. Soprattutto genera delle aspettative che difficilmente possono essere comprese elaborate e soddisfatte dalla gerantocrazia vigente.
I detrattori li accusano di mancanza di valori, di narcisismo, di apatia verso la società e le istituzioni, di lassismo e di immoralità diffusa senza riconoscerne invece la grande tolleranza, la partecipazione, il liberismo, la multidisciplinarietà, la sensibilità verso concetti come sostenibilità e multiculturalità su cui le generazioni precedenti han scritto pagine cupe.
Non solo contribuiranno ad eleggere nuovi governi, ma ancor di più contribuiranno a determinare l’agenda politica
e sociale per i prossimi anni.
Smartphones e Millennials
Che si guardi all’estremo più giovane o al più maturo una cosa è certa, potrete togliergli tutto ma non il loro smartphone. Il cellulare con internet dentro sembra davvero aver rivoluzionato la vita dei più giovani.
Sembra avergli dato una nuova sicurezza, un controllo ed un potere sulla propria vita inimmaginabile rispetto al passato. Ha riempito spazi di socialità, di comunicazione e di relazione, generando naturalmente deviazioni ed abomini vari.
Non c’è da meravigliarsi se i giovani al televisore preferiscono l’iPhone, se sono più terrorizzati (emotivamente) dal furto del loro telefonino piutosto che della loro auto. Se delegano la loro reputazione ad un social network e la loro emotività ad una selfie.
I Millennials hanno senza dubbio un rapporto morboso con il loro smartphone.
Per oltre il 90% di loro è l’ultima cosa che vedono prima di addormentarsi e la prima che vedono al risveglio. In un recente sondaggio che abbiamo effettuato il 93% dei rispondenti ha dichiarato di controllare il proprio smartphone nei primi 15 minuti dal risveglio. Vivono una realtà mediata da uno schermo 4 pollici e consumano la loro quotidianità fra tweet, whatsapp, post, like, love.
Considerano l’email talmente retrò che se gli mandate una e-mail poi è preferibile mandargli un whatsapp per avvertirli della mail [.cit]
Quello che per molti era un semplice telefono (semplice per modo di dire) per loro diventa strumento di rappresentazione dell’Io. Tra le varie funzioni primarie (mandare messagi di testo, navigare in rete, consultare social network, ascoltare musica), telefonare sembra essere l’ultima funzione in ordine di importanza.
Circa 2 utenti su tre (63%) hanno l’abitudine di personalizzare lo schermo del proprio smartphone con foto ed il 61% di questi organizza le applicazioni secondo un ordine particolare (pagine, cartelle, categorie, action words). L’iPhone diventa un luogo privato ed intimo in cui, al pari della camera di un adolescente, far entrare solo chi è in grado di capire i codici e le dinamiche che in esso si sviluppano.

Ad una attenta analisi nell’iPhone di un adolescente si ritrovano le tipicità di espressione e di relazione.
Non solo, si ritrovano una serie di pattern interessantissimi, riassumibili in tre fattori:
- L’espressione del #me >> cioè il proprio storytelling
- I codici che utilizzano >> le applicazioni per unicizzare la storia
- Il sistema di relazioni >> le applicazioni per relazionarsi con il loro network.

Iphone screen analysis
Apps e Millenials
Se lo smartphone è la carrozzeria, le app sono il motore. Grazie alle applicazioni i millennials possono rappresentare la propria storia e la propria contemporaneità. Possono cementare il sistema di relazioni ed essere contestuali, sempre ed ovunque.
Per i giovani esse si dividono in tre invisibili categorie;
1) quelle che permettono di abilitare e rendere unico lo storytelling (instagram, camwow, tumblr, spotify)
2) quelle che costituiscono il ramificato sistema di relazioni (whatsapp, snapchat, imessage, facebook)
3) … e poi tutte le altre.
Ottenere attenzione e spazio sullo smartphone di un giovane non è per nulla facile. Sebbene il 73% dei rispondenti alla nostra ricerca abbia dichiarato di aver scaricato un aapplicazione legata ad un brand ed il 58% abbia dichiarato di aver fatto acquisti da mobile, il 67% dichiara di cancellare una applicazione dal telefono quando non la utilizza abbastanza o quando non corrisponde alle aspettative.

Più della metà scarica applicazioni seguendo il suggerimento di un amico mentre solo un misero 9% è influenzato dalla pubblicità. La maggior parte degli intervistati ha dichiarato di essere negativamente influenzato dal costo di una applicazione, preferendo un approccio freemium.
Qual’ è dunque la ricetta perfetta per diventare una applicazione killer per i millennials. Sia che si tratti di un servizio (comunicazione, gaming) o di un brand (prodotto, servizio) il mix perfetto dovrebbe essere un app scaricabile gratuitamente, con un grande effetto virale, e che permetta di raccontare e personalizzare, grazie ad essa, la propria personale storia.
So what ?
Dalla nostra esplorazione nel mondo dei millennials è emersa una fortissima tendenza ad utilizzare lo smartphones più come strumento di rappresentazione più che di comunicazione.
Lo smartphones diventa per i giovani un ambiente molto privato, al pari di un diario o della propria camera da letto, in cui creare nuovi codici e linguaggi per raccontare la propria personalissima storia.
La tendenza dei millennials è di ricercare strumenti (mobile APP) e codici (Selfie, Emoji, etc) per affermare la propria presenza e socialità.
La propria storia diventa la storia più importante e potente, motore di socialità e segnale di fragilità, l’unica che racconta veramente la contemporaneità di questa generazione.
“#ME is the most powerful story”
han dichiarato alcuni dei ragazzi intervistati.
Per le aziende, per le istituzioni, per i leader politici, per diventa cruciale intercettare questa nuova narrativa dei millennials.
Soltanto sviluppando prodotti, campagne e soluzioni in grado di incrociare e potenziare la storia genuina e dei millennials potranno coinvolgere, motivare ed indirizzare questa potente e fragile generazione.
Sarà importante possedere il #MeFactor, il fattore abilitante che consente di entrare in quel misterioso e personalissimo mondo, sempre che si sia disposti ad entrarci.
