Qualcosa del surriscaldamento…

Ennio Martignago
Jan 21 · 3 min read

…che non sfugge all’antroposofo

Assistiamo quasi tutti impotenti al massacro di animali e vegetazione per il quale ognuno di noi è fatalmente e spesso involontariamente complice. Nulla ci sfugge di quello che brucia in giro per il mondo.

Vicino a casa nostra assistiamo allo spuntare di germogli e boccioli già in gennaio e pensiamo ragionevolmente che le piante subiscono questo stress e che questo influenzerà il raccolto.

L’inverno non è pero solo una mancata estate e il problema non consiste solo nel fatto che la stagione vegetativa sarà troppo lunga e innaturale.

D’inverno esiste una vita intensa sotto il pelo del suolo e quello che a noi che stiamo sopra può sembrare immoto, sotto si trasforma nell’esatto contrario.

Il pianeta, la Terra si avvale della funzione delle piante e nell’inverno le radici hanno con essa un rapporto collaborativo intenso e indispensabile.

Le radici sono il “cervello” della vegetazione e si dipanano in un raggio ben più ampio della chioma. L’albero richiamato rapidamente alla vegetazione è come un essere animato, come un essere umano che per un’intera stagione abbia dormito solo poche ore o minuti e che si trovi ad affrontare una impegnativa giornata di grande responsabilità, come ad esempio, portare scolaresche in gita per una strada che costeggi un dirupo.

I drudi, i sapienti dei popoli celtici e quindi le loro popolazioni stesse, sostenevano che il mondo… l’universo stesso si reggeva grazie alle radici di un albero sacro (un frassino o un tasso) e questa è la metafora stessa del rispetto della natura. L’apparato radicale che circonda l’intero pianeta lo tiene unito come il permafrost stabilizza le pareti delle imponenti montagne: esso rappresenta nel suo insieme il più grande apparato sensoriale del pianeta, il suo sistema nervoso.

E’ anche il legame che gli esseri umani e gli animali hanno con il loro inconscio naturale: in esso riposa una delle parti più importanti dell’inconscio collettivo. Gli inverni corti si traducono in lunghi incubi annuali per le notti di noi umani: come se non bastasse il circolo vizioso dei climatizzatori senza i quali in molti non sopravvivono, come quest’inverno è stato caratterizzato dall’incremento delle polmoniti (dove i polmoni sono un organo fortemente reticolare) è verosimile che accanto all’abuso di anti-depressivi, avremo un forte ricorso a calmanti e ipnogeni che ben poco faranno quando, se anche riescono a fare addormentare il corpo, non serviranno a niente — se non peggio — per il riposo della mente e per evitare la rottura degli argini del mondo allucinatorio notturno negli spazi urbani del giorno.

E’ possibile che questo, come la storia della rana che nell’acqua fredda si lascia cuocere poco alla volta, avvenga per gradi e in ogni caso la nostra assuefazione alle notizie cattive, sempre più inflazionate grazie ai social media e agli organi di informazione, ci farà sembrare tutto normale. Eserciti di scienziati e negazionisti ostacoleranno tutto ciò e l’invenzione del business della sostenibilità rischierà di fare il resto.

Non so se servirà a loro, ma di certo servirà a noi: abbracciamo gli alberi e teniamo la nostra testa a contatto con le loro radici. Dormiamo e sogniamo con loro, una volta tanto con nel cuore lo spirito, non di ricevere, ma di donare. Fare la pace con le piante e con il pianeta ci consentirà di trovare un posto per nulla felice ma consapevole, compassionevole ed equilibrato in mezzo al kali yuga della “normalità”.

MinimeAntroposofiche

Inquietudini di un seguace zuccone

Ennio Martignago

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Master of curiosity and soul sharing, “circlesquaring man” and builder of impossible balancing; ph. d. in psychesoterology, freedomosophy and managemanarchy

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