Il fantasma degli scacchi e dell’elettricità

Bob Dylan e David Lynch

Foto Lynch da Twin Peaks: The Return; foto Dylan di Daniel Kramer (Barbara Archer Galleries)

Nuova Zelanda, Campionato del Mondo di Scacchi del 1952. In quell’occasione David Lynch fermò la striscia vincente di 10 vittorie consecutive del grande maestro Ortvin Sarapu con una patta all’ultimo round. David Ireson Lynch era risultato vittorioso al campionato neozelandese dell’anno precedente. Morì nel 2002 all’età di 92 anni, dopo aver giocato ad alto livello fino agli anni 80 riuscendo a pattare con maestri del calibro di Eduard Gufeld e Murray Chandler.

Il regista David Lynch, suo omonimo, mette in scena nella serie televisiva Twin Peaks una sfida tra l’agente FBI Dale Cooper e il suo arcinemico Windom Earle imperniata su una partita a scacchi dal cui esito dipende la sorte di vite innocenti. Earle impone un gioco malato fatto di regole perverse: ogni pezzo degli scacchi da lui catturato ha come prezzo l’uccisione di una persona. Attraverso stratagemmi di volta in volta imprevedibili Windom Earle comunica le sue successive mosse all’agente Cooper affinché la battaglia continui. Cooper cerca uno stallo, il solo modo per evitare ulteriori vittime. Ogni volta che perde un pezzo qualcuno muore. Vita e morte ruotano inesorabilmente intorno alla scacchiera.

10 luglio 2013. David Lynch omaggia Bob Dylan registrando una sua versione di “The Ballad of Hollis Brown”, una canzone quasi cinematografica sulla disperazione di un agricoltore indotto dalla più abbietta povertà a far strage della propria famiglia e al suicidio. La strofa finale — “Ci sono sette persone morte / In una fattoria del Sud Dakota / Da qualche parte lontano da qui / Ci sono sette persone appena nate” — potrebbe rappresentare sia un segno di speranza sia indicare che la stessa squallida storia stia per ripetersi. La narrazione di Dylan si concentra sulla predestinazione della violenza, tema non estraneo alla sensibilità di Lynch.

28 agosto 1963. Martin Luther King tiene il suo famoso discorso “I have a dream” nella marcia su Washington. In quell’occasione Bob Dylan esegue “Only a Pawn in Their Game” e trasmette il messaggio che il suprematista Byron de la Beckwith, l’assassino dell’esponente afroamericano per i diritti civili Medgar Evers, sia anch’egli una vittima, niente più che un “pedone” della politica razzista negli stati del Sud. “L’hanno calato sotto terra come un re”, dice Dylan di Megar Evers nella canzone. In “Jolene”, un brano che potrebbe essere dedicato a Joan Baez, il cantante ha l’ardire di paragonare se stesso al re del rock and roll e la protagonista femminile alla regina (della musica folk?). Parallelamente in Twin Peaks la losca strategia di Windom Earle snobba i pedoni, ambisce alla regalità ed Earle si domanda se l’agente Cooper sarà disposto a sacrificare la regina. Un altro riferimento scacchistico di Dylan lo si trova in “Clean-Cut Kid” con i versi d’apertura “Everybody wants to know why he couldn’t adjust”. Dove “adjust” è la traduzione in inglese di “j’adoube” (in italiano “acconcio”), l’espressione usata se si sta per toccare un pezzo della scacchiera senza intenzione di spostarlo. Corre addirittura voce che Dylan abbia una volta giocato con l’allora campione del mondo Bobby Fisher.

Oltre all’interesse per gli scacchi Bob Dylan e David Lynch condividono una passione per l’elettricità. Ne sono entrambi affascinati. In un’intervista citata da welcometotwinpeaks.com, Lynch così risponde a chi gli chiede che cosa lo attrae verso l’elettricità: “il fatto che essa ci controlla. Non capisco perché tutti quanti non ne siano affascinati. I suoni che produce sono belli, e molte volte produce una luce incredibile. É il fulcro di molte cose nel nostro mondo ed è bella. A volte è pericolosa, ma è magica. É davvero potente e produce belle immagini…e bei suoni”.

Bob Dylan cambiò il mondo della musica e della letteratura con la svolta elettrica del 1964. Abbracciare il rock gli permise di dar vita a “quel sottile suono di mercurio selvaggio” che si era impossessato della sua mente. Un suono descritto anche come “metallico” e paragonato ad ”oro lucente”. “Visions of Johanna” è forse la canzone che meglio rappresenta la sua conversione all’elettricità. In essa una comunità folk decadente e claustrofobica è contrapposta alle visioni sul futuro della scena musicale, cioè il rock and roll, che stanno conquistando la mente di Dylan.

In “Visions of Johanna” la scena folk appare stantia e priva di sbocchi, un cliché che si ripete all’infinito. I suoi membri vivono dentro un museo e negano la realtà delle cose, non accettano che il mondo sta cambiando mentre soltanto Dylan avverte il potere del “fantasma dell’elettricità”. Essi si prendono troppo sul serio fino a vantarsi delle proprie miserie. Rinchiusi nelle loro quattro mura lo accusano, alle spalle, di essersi venduto con la svolta elettrica. Lo paragonano addirittura a Giuda con allusioni ad “un bacio d’addio”.

La storia dimostrerà che aveva ragione lui. Alla fine della canzone la coscienza di Dylan “esplode”, sprigionando un’energia che aprirà la strada alla musica delle generazioni future e creerà bellissimi suoni. Questo è il potere dell’elettricità.

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