Laura

Bob Dylan e Petrarca

Fonte: The Ashmolean Museum of Art and Archaelogy

Tre osservazioni prima del mio encomio per “Die Stimmen aus der Unterwelt”, un eccellente libro scritto dal professore universitario Heinrich Detering:

1. Il mio tedesco è buono ma non perfetto. Spero di non averne travisato alcun passo essenziale.

2. Detering contraddice un mio articolo precedente in cui Dante figurava come il non identificato poeta italiano rappresentato in “Tangled Up In Blue” di Bob Dylan. L’autore tedesco avanza invece la candidatura di Petrarca e, a conti fatti, può aver colto nel segno.

3. Detering approfondisce ricerche già svolte egregiamente da Richard F. Thomas, che io considero la più alta autorità nell’ambito dei rapporti fra Dylan e i classici greci e latini. Ma il mio articolo non si occuperà di questo aspetto.

Nell’analisi di Detering molta attenzione viene dedicata a “Workingman’s Blues #2”, ritenuta una canzone esemplare per come essa dimostra la possibilità di annullare le distanze tra cultura alta e cultura bassa, tra teatro e musica, film e letteratura. Attingendo a più fonti Dylan vi instaura infatti un set di regole e un gioco di rimandi dove il country di Merle Haggard, i riferimenti biblici ed Henry Timrod, un poeta del diciannovesimo secolo, conversano in un’eterogenea polifonia al di là dei confini di spazio e tempo. La linea di divisione tra le vecchie tradizioni europee e il presente americano scompare grazie all’amalgama escogitato dall’eclettismo di Dylan.

“Die Stimmen aus der Unterwelt” rende doverosamente giustizia alle qualità camaleontiche di Dylan. Ma non sarebbe forse ora di cominciare a guardare ai suoi traguardi artistici anche da un altro punto di vista? La simbiosi tra rock e letteratura ormai avviene a due vie, e proprio grazie a Dylan la musica popolare sta acquistando rispettabilità. Nel suo ultimo romanzo “The Golden House”, per esempio, l’autore Salman Rushdie a pagina 206 della versione originale, mentre si sta occupando del coprotagonista Petya, scrive: “Petya moves on, the tambourine man, far from the twisted reach of crazy sorrow…He begins to dance beneath the diamond sky with one hand waving free.” In altre parole in maniera sempre crescente adesso è la letteratura a prendere materiale a prestito dalle canzoni di Dylan. E allora chi sta copiando chi? Rushdie, uno dei candidati al prossimo premio Nobel, rende omaggio a Dylan e lo fa in un romanzo imperniato su scandali sessuali, sull’America e sull’ascesa e la caduta dell’impero romano.

Qualcosa inevitabilmente ti colpisce nell’ascoltare la versione di Merle Haggard di “Workingman’s Blues”: per quanto dura possa essere la sua vita, in fin dei conti il protagonista un lavoro ce l’ha e non ha mai chiesto il reddito di cittadinanza (diremmo oggi). La versione di Dylan dell’omonima canzone vede invece un uomo che si accontenta di riso e fagioli e fa di tutto pur di non diventare un criminale. Che la si chiami globalizzazione oppure necessità di “competere con l’estero”, Detering definisce “Workingman’s Blues #2” come un capolavoro privo di un lieto fine e intravede uno scenario simile in “Masked and Anonymous”, un film scritto a quattro mani e interpretato da Bob Dylan nel 2003.

“Sai quando è caduto l’impero romano? Sai cosa stavano facendo Cesare e il resto dei romani quando i barbari erano alle porte? Gettavano i dadi e giocavano d’azzardo”, dice uno dei personaggi del film. “Masked and Anonymous” è ambientato in un non precisato paese del continente americano dominato da criminali e multinazionali, alle prese con una crisi economica di proporzioni weimariane. La guerra civile è dietro l’angolo. Gli esseri umani vengono sacrificati in nome del profitto e sembra che non gliene importi niente a nessuno. Un giornalista, chiamato a scrivere un pezzo sul concerto di beneficenza che sta alla base dell’intera trama, commenta: “la sessualità è più rivoluzionaria di qualsiasi ideologia”. Ma l’evento mediatico fallisce e di sesso se ne vede ben poco.

La chiave per svelare il rapporto di Dylan con amore e erotismo, secondo Detering, va rintracciata in “Shadows In The Night”, un album del 2015 dove Dylan in una sua rivisitazione dei cavalli di battaglia di Frank Sinatra esprime una visione disincantata del potere redentivo della donna. Purtroppo ormai nessuna porta lo conduce all’estasi paradisiaca e nessuna cura a base di sesso lo può salvare. Una disillusione che già il Petrarca molti secoli or sono aveva così espresso nei suoi versi a Laura: “pace non trovo, et non ò da far guerra; / e temo, et spero; et ardo, et son un ghiaccio”.

A metà anni settanta Dylan trova nuova ispirazione e una nuova musa. Ne canta le lodi in “Tangled Up In Blue” rivelandoci che lei è sposata quando per la prima volta si incontrano. Nella canzone scopriamo che la protagonista lavora in un bar equivoco, probabilmente come spogliarellista. Nell’album successivo “Desire” lo stesso archetipo femminile si presenta in forme differenti, come dea egiziana, amante, sorella e moglie. Sempre la stessa donna o una persona diversa ogni volta? Il punto del discorso di Detering è che anche la musa di Petrarca, Laura De Sade, era sposata quando lui si innamorò di lei. Nel sonetto “Piovonmi amare lagrime dal viso” Petrarca ammise apertamente i suoi “ardenti desideri” nei confronti di Madame De Sade, il cui dolce sorriso lo “sottrae al fuoco dei martiri”. In altre parole, grazie all’intervento di Laura, il poeta aretino venne “salvato” dal “desiderio”.

Nemmeno Dylan, né prima né durante il periodo cristiano, rinuncia all’utilizzo di un lirismo esplicitamente erotico. In “New Pony” la sua signora “balza e si dimena a ritmo di foxtrot”. In “Precious Angel” lei è la “regina” della sua “carne”, mentre in “Gonna Change My Way of Thinking” è un’esperta nell’arte amatoria e conosce bene “la gattonata della Georgia”. Sesso e religione vanno a braccetto. Detering mostra nel suo libro come la dimensione spirituale e i bisogni terreni non si escludano a vicenda e quanto importante sia il loro ruolo nel definire l’arte di Dylan.

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Una Bussola tra Rock e Tecnologia

Marco Zoppas

Written by

Insegnante e traduttore. Autore dei libri “Ballando con Mr D.” su Bob Dylan e “Da Omero al rock”

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