Leonard Cohen, Bob Dylan e il Cristianesimo

Questa è la traduzione di un articolo pubblicato da The Italian Insider il 19 aprile 2018

Leonard Cohen è stato probabilmente uno dei pochi artisti che non si è mai lasciato intimorire da Bob Dylan. L’intervista del New Yorker — “Leonard Cohen Makes It Darker”, pubblicata il 17 ottobre 2016 — mostra la dimensione del rispetto reciproco che è esistito tra Cohen e Dylan. Prima e dopo l’annuncio del Premio Nobel si scambiarono sinceri apprezzamenti per la qualità del loro rispettivo lavoro.

Dylan cantò la canzone Hallelujah in alcuni dei suoi concerti, mentre Cohen deve aver avuto in mente le parole di Leopard-Skin Pill-Box Hat quando scrisse One of Us Cannot Be Wrong. Tutte e due le canzoni parlano di una femme fatale che conquista i loro cuori.

Questa è la versione di Dylan:

Ho chiesto al dottore di vederti
Me l’ha sconsigliato per la salute
Ho disobbedito ai suoi ordini
E chi ti trovo se non lui
Quando sono venuto a trovarti
Sai, non è tanto il suo inganno a dispiacermi
Ma davvero vorrei che se lo togliesse dalla testa
Il tuo cappello leopardato a tesa rigida nuovo di zecca

Questa la versione di Cohen:

Mostrai il mio cuore al dottore. Mi disse che dovevo lasciarti
Poi lui si preparò una ricetta, e lì c’era scritto il tuo nome
Poi lui si rinchiuse in uno scaffale della biblioteca con i dettagli della nostra luna di miele
E sento dire dall’infermiera che il suo caso è sempre più grave e la clinica è andata in malora
Fonte: Wikimedia

Rispettarsi reciprocamente, tuttavia, non significa che non si possa essere mai in disaccordo. Quando Dylan si convertì al Cristianesimo alla fine degli anni ’70, Cohen rimase a dir poco allibito. Secondo la biografa di Cohen Sylvie Simmons, egli vide nella decisione di Dylan un tradimento dell’Ebraismo e ciò scosse seriamente il suo mondo. Pare abbia vagato disperatamente in giro per casa dicendo “Non posso accettarlo. Proprio non posso accettare questo. Perché mai dovrebbe abbracciare Gesù così tardivamente? Proprio non capisco la parte che riguarda Gesù”.

Il cristianesimo del genere born-again non è mai piaciuto a Cohen. Avrebbe confermato questo nel suo album di addio — You Want It Darker — nelle seguenti liriche tratte dalla seconda traccia Treaty:

Ho saputo che il serpente era sconcertato dal suo peccato
Ha mutato pelle per ritrovare il serpente dentro di sé
Ma rinascere cristiano è nascere senza pelle
E il veleno s’insinua ovunque

Cohen qui sta forse alludendo alla fase born-again di Dylan? Secondo me tutto l’album ruota attorno al fallimento degli ultimi giorni di Gesù Cristo e al suo vano tentativo di salvare l’umanità. La traccia che dà il titolo all’album You Want It Darker è un’invettiva contro il leader spirituale (“se sei tu a dare le carte / io non sto al gioco”) che è stato umiliato e crocifisso nell’ambito umano, mentre l’aiuto da Dio, suo Padre, non arrivò mai.

La canzone seguente nell’album, Treaty, rivisita implacabilmente uno dei momenti cruciali di Gesù, quando trasforma l’acqua in vino, e evidenzia l’inadeguatezza di quell’evento:

Ti ho visto tramutare l’acqua in vino
Ti ho visto farlo ritornare acqua
Mi siedo al tuo tavolo ogni sera
Ci provo ma proprio non mi fai volare

Leonard Cohen, l’ebreo che rimase un ebreo nonostante il suo profondo interessamento per le religioni dell’estremo oriente, e Gesù Cristo, l’ebreo che alla fine diede origine a una nuova religione, non possono trovare un terreno di intesa. Sfortunatamente non c’è alcun trattato che possano firmare. Solo uno di loro può vincere e questi è Leonard (secondo Leonard): “Mi dispiace di aver fatto di te un fantasma / solo uno di noi era vero e quello ero io”. Leonard non si preoccupa nemmeno di quale delle tre fedi — Cristianesimo, Ebraismo o Islam — finirà per conquistare Gerusalemme, e dice “non m’importa chi si prende questo fottuto e insanguinato colle”. Dopo tutto il punto più alto del Monte degli Ulivi ha la sua vetta a soli 826 metri, e dovrebbe essere più correttamente considerato una collina.

L’ultimo rigetto del Cristianesimo arriva con la traccia numero sette, It Seemed The Better Way. Qui Leonard è categorico nel suo sostenere che è ormai troppo tardi per porgere l’altra guancia. Quel genere di perdono poteva sembrare la verità in passato ma non può più essere il modo di guardare le cose:

Pareva la verità
Sembrava la via migliore
Pareva la verità
Ma non è la verità oggi
Fonte: Wikimedia

Why Bob Dylan Matters– un libro del professore di Harvard Richard F. Thomas — ruota attorno a una brillante intuizione. Dylan è sempre stato attratto dal mito di Roma. Deve aver capito che le culture di Stati Uniti e antica Roma presentano somiglianze eclatanti, in quanto entrambe condividono la condizione di essere una superpotenza con la fragilità delle loro strutture politiche, il declino della condizione umana e l’allentamento dei limiti morali e religiosi.

Sin dai suoi primi scritti fino ai lavori maturi come Modern Times o Tempest, Dylan assorbe la lezione dei poeti classici latini nei suoi versi al fine di esplorare la nozione di imperialismo sia nei tempi antichi che attuali. Con i suoi famosi prestiti da un libro giapponese sulla Yakuza che sono disseminati all’interno di Love And Theft, egli sta anche stabilendo un parallelismo tra la Roma imperiale e il Giappone imperiale, secondo Thomas. E vorrei addirittura sostenere che questi sviluppi ci portano indietro alle note di copertina di Dylan per l’album dal vivo At Budokan:

“Più ci penso più capisco cosa mi sono lasciato dietro, in Giappone — la mia anima, la mia musica e quella dolce ragazza nella casa delle geishe — chissà se si ricorda di me? Se le persone in Giappone desiderano conoscermi, possono ascoltare questo disco. Possono anche sentire il mio cuore che batte ancora a Kyoto, nello Zen Rock Garden. Un giorno verrò a reclamarlo.”

Gli imperi vanno e vengono, Roma tuttavia ebbe l’intuizione di convertirsi al Cristianesimo. Il suo dominio spirituale finì col durare molto più a lungo di quanto era ipotizzabile in termini di pure regole geopolitiche. Quando Dylan si convertì al Cristianesimo e successivamente suonò per il Papa a Bologna nel 1997, stava forse lavorando a un nuovo tipo di visione, una mitologia più duratura per il continente americano? Se è così, significherebbe che stiamo attualmente ancora assistendo a una storia e una mitologia in costruzione. E come ammiratori di Dylan, dovremmo sentirci privilegiati a tal riguardo.

Leonard Cohen avrebbe condiviso questo punto di vista? Non credo. Un aneddoto riportato da Larry Sloman in On The Road With Bob Dylan rivela che, durante la tappa in Canada del suo Rolling Thunder Revue del 1975, Dylan dedicò apertamente la sua interpretazione di Isis — “una canzone sul matrimonio” — a Cohen. C’è sempre una logica nella selezione di una scaletta: 43 anni dopo, l’8 aprile 2018 Dylan si stava esibendo nel luogo natale di Virgilio, a Mantova. Thomas, pochi giorni prima di assistere all’evento di Mantova, mi confidò che c’era una canzone che si sarebbe aspettato in quel palcoscenico speciale: una versione dal vivo di Lonesome Day Blues le cui parole richiamano e riutilizzano la poetica di Virgilio. Purtroppo non accadde. Sarebbe stato azzeccato ma non puoi mai prevedere cosa Sua Bobbità vorrà sfornare.

Attraverso i secoli molti cristiani credenti — inclusi l’imperatore Costantino, Dante e Michelangelo — hanno considerato Virgilio come un profeta ispirato che predisse la nascita di Gesù nella sua quarta Egloga, instaurando quindi il collegamento iniziale tra Roma e l’avvento dell’era cristiana.

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