Corpo, mente e metodo nel coaching

Avete mai provato a camminare fornendo a voi stessi le istruzioni per la deambulazione e, soprattutto, seguendole puntigliosamente, ovvero senza compiere nessun movimento e di nessuna articolazione di falange o fascio tendineo a cui non abbiate indicato il comportamento da seguire?

Se non vi siete mai misurati in questa sfida, vi posso assicurare che è impossibile e questo dimostra l'eccezionale capacità di apprendimento che caratterizza i nostri primi momenti di vita decisamente ineguagliabile nel resto dell'esistenza. Anche solo a seguire le operazioni principali del cammino avremmo serie difficoltà a proseguire per più di pochi minuti, infatti...

Lo sviluppo di un cammino simile a quello adulto, che si presenta da 3-3,5 anni in poi, avviene attraverso successivi progressi nel controllo delle articolazioni, da quelle prossimali (anca) a quelle distali (ginocchio, caviglia, piede). In ordine di comparsa assistiamo a: 1) rotazione pelvica; 2) flessione del ginocchio durante la fase di doppio supporto; 3) impatto del tallone (rispetto al piede piatto); 4) movimenti reciproci degli arti superiori; 5) riduzione della base di supporto tramite diminuzione della distanza laterale d'appoggio dei piedi. Questa sequenza è dovuta sia al rafforzamento delle connessioni sinaptiche derivante dall'apprendimento, sia al completamento dei processi di mielinizzazione del sistema nervoso.http://www.treccani.it/enciclopedia/deambulazione_%28Universo-del-Corpo%29/

Lo stesso aspetto rende impotenti, non solo l'intelligenza artificiale (con la triste conseguenza ripetutamente evidenziata che si sta tendendo ormai da decenni ad impoverire le risorse umane spontanee per renderle più facilmente processabili dagli strumenti basati sulle procedure), ma anche la filosofia e soprattutto la psicologia di laboratorio. Quello che possiamo insegnare alle persone non è quello che si deve fare, quanto come "imparare ad imparare" (per usare una crasi desueta, ma mai abbastanza applicata), ovvero come sviluppare ed adattare i meccanismi autonomi e per lo più inconsapevoli (questo è il Grande Inconscio, signori psicanalisti e neuroscienziati).

There are more things in heaven and earth, Horatio, than are dreamt of in your philosophy. (Shakespeare, Hamlet, scene v)

Questa è la ragione per cui, se già è alquanto difficile seguire i processi di una relazione individuale, diventa estremamente complesso quando siamo partecipi in un gruppo. Per questo motivo la maggior parte dei formatori si rifugia nella zona di confort della didattica, ovvero del trasferimento di contenuti seppure con metodologie attive (anche se nella maggior parte dei casi così attive non sono e la passività - e addirittura la sodomia didattica - è la modalità più praticata).

Questa è la ragione per cui non riuscirete mai ad apprendere le tecniche osservative, euristiche e trasformative attraverso libri e istruzioni in genere. È il corpo la parte che svolge la maggior parte del pensiero: il cervello non è che un importante settore specialistico del corpo pensante. Se non temessi di essere radiato dall'Ordine degli Psicologi ;-) aggiungerei che sarebbe fondamentale cogliere i campi morfici del gruppo (evoluzione dei campi di Lewin).

Per questo chi vuole apprendere il lavoro del coach agile (e quello del coach di gruppi in genere) non potrà mai apprendere a farlo, né da un libro, né dai corsi didattici per lo più ricchi di tecniche razionali ma poveri, per non dire del tutto sguarniti, di prassi e di comprensione delle dinamiche reali, emotive, empatiche e cognitive presenti in quella mente estesa e ad intensa trasformazione che è un gruppo di apprendimento.

L'insegnamento di questa pratica prevede, certamente, molta formazione psicologica, ma oltre a questa un'intenso esercizio nella fisicità corporea del gruppo e del soggetto osservatore e attore rappresentato dal coach. Un coach che non senta e non agisca il proprio corpo senziente e la sintonia con gli spostamenti del gruppo ben difficilmente potrà cogliere e orientare le trasformazioni di un team e finirà per inamidarlo in ulteriori proceduralità, intasando la spontaneità e le possibilità dialettiche e divergenti richieste dalla riduzione, semplificazione e intensificazione intuitiva prevista dalla metodologia agile, con il conseguente appesantimento e allungamento dei processi strutturali consueti che si intenderebbe invece superare.

Chi vuole fare il coach agile apprenderà di più ballando e facendo espressione corporea, da un lato, provocazione e pensiero laterale e destrutturante dall'altro, facendo meno matrici e incollando meno post-it (da usare, sicuramente, ma a "dosi omeopatiche" lasciando alla memoria esperienziale e corporea il resto dell'apprendimento e della mnemonica).