Cosa diciamo quando parliamo di occupazione

La rivolta è pauperista

«Commendatore, perché gli ultimi assunti li ha messi a tempo indeterminato? Così le toccherà mantenerli finché campa!»

«Ragioniere, lo vede che non capisce una beata mazza?! Ha mai sentito parlare di Job Act? Si è mai chiesto a che cosa serve? A ribaltare gli errori introdotti da qual cretino di Mussolini e perfino oltre.

Se dovessimo continuare a prendere gente a contratto, si è domandato che cosa capiterebbe (e già sta capitando, veda un po’…)? I giovani guadagnano poco, ma dobbiamo pagarli comunque di più e soprattutto i nostri famigliari amministratori pubblici non mangerebbero abbastanza e ci chiederebbero più tangenti. Poi stanno già capendo che non conviene lavorare per fare la fame: meglio i sussidi (anche per questo gli onorevoli guadagnano meno e non possono neppure fare pubblicità di avere sconfitto la disoccupazione).

Di lì a poco, quanto mancherebbe perché facessero cartello fra di loro e ci prendessero per le palle, caro ragioniere?

Invece così facciamo credere loro che li terremo vita natural durante, mentre li possiamo liquidare con un pezzo di pane senza colpo ferire: si figuri che senza nessuna giusta causa basta il corrispettivo di un anno di stipendio da fame come ‘pena per il datore di lavoro’. Nessuna registrazione su nessun casellario giudiziale come capiterebbe se avessi fatto un assegno insolvente di 1 euro. In più li facciamo trottare come gli asini che sono con il ricatto della perdita del posto sicuro. Recuperiamo un ‘sano’ spirito di appartenenza come nei tempi in cui ve n’era un buon onde e li carichiamo di trasferte e straordinari non pagati: le pare poco!

I nostri amici del partito, l’uno o l’altro vanno entrambi bene, sono felici e mangiano più di prima, le banche incamerano i soldi dei loro stipendi finché durano facendo loro pagare i servizi e non danno loro neanche un mutuo perché non guadagnano abbastanza e dopo il Job Act quel posto non è sicuro e noi possiamo continuare a piangere crisi e mungere sovvenzioni, tanto – grandi o piccoli – per gli scemi che guardano la TV siamo tutti uguali, quando noi sappiamo bene che non è così.

Insomma, ragioniere, in questo momento per noi non c’è niente di meglio di un sano posto a tempo – si fa per dire – ‘indeterminato’! E quei coglioni continueranno a votare nella continuità e a difendere quella presa per il culo che ci riempie di soldi e che loro chiamano ‘democrazia’.

Lo vede, ragioniere, perché io sono io e tu non sei un cazzo?! Ah, ah, ah!…»

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