Il lavoro senza fantasia

Uno che oggi si chiamerebbe manager, ma che 25 anni fa si chiamava ancora capo, alla mia richiesta di raccontarmi che cosa ne pensasse delle persone che occupavano un determinato ruolo i cui contenuti restano del tutto ininfluenti ai nostri fini, mi fece il seguente paragone:
 «Sa, nella regione da cui provengo gli asini tenuti prigionieri di una corda saldamente ancorata ad un piolo in mezzo al recinto continuano a camminare in tondo fino a segnare un solco profondo nel terreno.
Quando si divellesse quel piolo o si gettasse via la catena di canapa l’asino potrebbe andare via libero, o per lo meno razzolare in lungo e in largo per il recinto. Di fatto quello che accade è ben diverso: l’asino sembra non accorgersi affatto della nuova condizione; se ne disinteressa. In compenso continua a camminare lungo il solco noto fino all’ultimo giorno della sua vita»
 
Siamo nati con l’idea che avremmo dovuto realizzarci nel lavoro e nella fatica. Soprattutto i maschietti sono cresciuti in un bagno primordiale di questa ideologia. Di cose ne ho viste cambiare veramente molte in questi cinquanta e più anni e di fatto nessuno dei lavori di una volta è più lo stesso. Di molte attività non sussiste più la benché minima necessità, tuttavia non abbiamo mai smesso di farla. Dirò di più: un tempo, negli anni ’80 e ’90, ma di certo anche prima, si sosteneva che i lavori ripetitivi sarebbero scomparsi a favore di quelli inventivi, strategici o creativi che dir si voglia.
 
Eppure una multinazionale del settore del recruitment tirando le fila della ricerca di figure professionali in Piemonte ci spiega che la maggior parte delle richieste è distribuita fra queste:

  • Sales Engineer, ovvero la gestisce del portafogli di clienti e lo sviluppo commerciale.
  • E.commerce Specialist, che si occupa della definizione delle modalità di pagamento, acquisti e gestione del catalogo.
  • Export Manager. Supplier Quality Engineer, in ambito Qualità Processo / Prodotto di aziende del settore automotore, aeronautico e ferroviario.
  • SW Embedded Engineer per Automotive.
  • Analista programmatore.
  • Esperti in programmazione Java, database (racle, SQLServer, MySQL) Xml.
  • Addetto paghe e contributi/Payroll Specialist. Chi si occupa della rilevazione delle presenze, dell’eaborazione dei cedolini e della gestione degli adempimenti mensili
  • Controller
  • Contabile Junior.
    Fonte: http://www.quotidianopiemontese.it/2016/04/07/lavoro-ecco-le-10-figure-professionali-piu-ricercate-a-torino/?utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook#.Vwwx6mM6uC4

Dietro a tanti inglesismi si celano, insomma, alcuni fra i mestieri più desueti delle organizzazioni dalla rivoluzione industriale in poi; e anche quelli che sembrano dei nostri giorni, sono quello che fanno i mezze maniche del computer.
 
Il lavoro cambia, anzi, è già cambiato ma noi non sappiamo pensarci in un mondo senza quei riferimenti pesanti e allora facciamo di tutto per farlo somigliare a quello che conosciamo meglio: produciamo tabelle e dati digitali ma non rinunciamo per questo a quelli tradizionali e accoppiamo il codice a barre con l’impegnativa cartacea anche se scaduta; non ci basta la firma digitale e quindi produciamo una copia del documento firmato elettronicamente per farlo firmare a penna e conservarlo in triplice copia in faldoni differenti.
 
Non basta un’etichetta in lingua straniera per essere innovativi: occorre cambiare gli schemi, percepire in modo nuovo e questo prima o poi capiterà, anzi sta già capitando. Solo che i posti dove questo avviene non sono più imprese tradizionali e non cercano ruoli o mansioni, ma persone, individualità di spessore e leggerezza; che riflettano a fondo sulla situazione e con impertinenza, in modo da potere agire nel numero minore di mosse, sul filo del rasoio di Occam, con agile semplicità e quindi, proprio per questo, liberi da etichette, compreso quella di “lavoro”, nel senso tradizionale del termine.

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