Kommunicando, ja!!!

«Sii spontaneo!», il celebre paradosso degli autori de La Pragmatica della Comunicazione Umana è una logica indiscussa in questi anni fra politica, aziende e perfino trasmissioni.

Che nelle organizzazioni quell’avere le idee chiare per decidere e disporre le attività conseguenti che siamo soliti definire “comando” sia una necessità è un fatto indiscusso e perfino auspicabile.

Spesso però si pensa che il solo “esprimere un comando” possa significare di per sé avere chiarezza di idee, dare indicazioni efficaci con essere carenti di descrizioni e precisione e comunicazione con aspettativa di lettura del pensiero del comandante, altrimenti sei un rimbambito. Il modello del geometra cuneese impera e fa cultura.

Si ordina di comunicare bene, e questo vuol dire che occorre capire al volo soprattutto quando il capo non spiega o spiega a modo suo: da padrone della risaia. Chi in azienda la fa da detentore dell’argomento-comunicazione e dei relativi slogan è d’amblé padrone della comunicazione e chi chiede «puoi spiegarmi con maggiore precisione?» si becca un briatoresco “sei fuori!” – già perché «se devo essere più preciso, tanto vale che lo faccia io».

Nel mondo di PowerPoint, non è il contenuto delle slide, ma l’estetica del modello in coerenza con il gradimento del responsabile di turno negli anni in corso a contare. Il dettaglio non serve più, annoia, è vecchio.

No, per comunicare non basta ritenere che faccia gentilezza chiudere tutte le mail con un «grazie»: «La domanda che mi poni evidenzia la tua incompetenza e non accetto questo tipo di provocazioni fatte alla mia persona che è l’unica che sa come dev’essere fatto un lavoro in un mondo di parassiti. Grazie».

Eppure qualche consulente gliel’ha insegnato a quei manager che va fatto così. E quando gliel’hanno insegnato era il professore più bravo del mondo, che dico? dell’universo. L’importante ora è poterlo citare! Citando il guru si ostenta il diploma virtuale aziendale e tanto basta per veicolare qualunque assurdità, perché l’esperienza e la pratica non servono più e sono da cestinare.

«Fatti mandare dalla mamma a prendere il latte» è una comunicazione chiara e semplice. «Occuparsi di casearia nell’opzione morandiana» invece è un blaterare per assurdo e accludere statistiche e grafici tridimensionali non fa che rendere l’assurdo patetico e delirante.

Ordinare tutto ciò dando per scontato che il collaboratore non arrivi con la slide che segue

è tutt’al più tenero, non ci si dovesse poi subire l’assalto all’arma bianca dell’esercito del conformismo manageriale.


Un giorno smetteremo di insegnare la comunicazione e quello sarà un bel giorno perché ci farà capire che la comunicazione vera, come tutte le cose vere, va prima di tutto agita come espressione di un bisogno e di un servizio, di una forma gentile del fare. Solo quando si sarà compreso questo fatto apparentemente semplice attraverso il “fare” potremo cominciare ad imparare e ad insegnare. Quando si avrà chiaro un bisogno essendo in grado di esprimerlo con una domanda riferita ad un comportamento. Solo allora potremo comunicare, invece di kommandare piani di azione centrati sulla Communication.

Fino ad allora si non si potrà che rispondere come lo Sturmtruppen qui sopra al comando di inizio articolo, o come fa Troisi a Messeri in questo celebre sketch di Ricomincio da tre.