Leader

Cito con approssimazione: «Vuoi continuare a spacciare acqua zuccherata oppure preferisci venire con me a cambiare la storia?»

Molti conoscono la celebre frase con cui Steve Jobs, che di uomini si piccava di saperne, mentre il suo vero dilemma era comprendere quell’ubris costituita dalla sua personalità, riuscì ad assoldare John Sculley che per l’occasione lasciò l’incarico di CEO di Pepsi per assumere lo stesso ruolo in Apple. Lo stesso uomo che si sarebbe fatto interprete della sua liquidazione dalla Società che aveva creato. Il seguito è ancora più noto quando si pensa al mito Jobs. Si perde meno tempo a raccontare come gradualmente si andò a sfaldare Apple nel decennio o poco più prima che il fondatore ritornasse a vendicarsi ma con maggiore maturità. Ora che, come si sa, da un lustro non è più fra noi, la storia va a ripetersi anche se partendo da un ben diverso consolidato. Da una situazione finanziaria e di potere simile a quella lasciata da Bill Gates prima di andarsene in pensione per lasciare Microsoft in mano ad un’ora di manager assetati di potere e denaro. Molti condottieri aziendali si ispirano a Jobs, ma anche a Gates nel prendere in mano le sorti delle imprese. Prometeicamente, pensano di poter rivolgere il destino della triste umanità. Hegelianamente, immaginano di farsi interpreti dello Spirito del Tempo. Nessun uomo può cambiare le sorti dell’umanità e nemmeno di un’azienda. Essere protagonisti così fondamentali significa solo che alla fine della propria tragedia scende il sipario, non solo sul protagonista, ma anche sui comprimari e sugli spettatori. Per questo i veri “protagonisti” del futuro sono quanti più di ogni altro hanno permesso a chi stava con loro di scrivere gli eventi a venire e per fare questo hanno rinunciato alla loro immagine.

Questo è il padre abnegante che ogni figlio può augurarsi di avere avuto ma che non so quanti di noi possono vantare di essere stati.