Voglia d’angolo

Casa Carrera Rettore ha, per me, due meriti.
Il primo riguarda il fatto che, a differenza di molti altri edifici contemporanei che la circondano, è invecchiata molto meglio, cioè, molto meno.

E’ talmente presente e radicata nel suo piccolo lotto a punta che, a distanza di anni, ho come l’impressione che non venga quasi più percepita. O meglio, non venga più percepita come una costruzione ma come un vero e proprio elemento della natura. Come se lì ci fosse sempre stata, come se non potesse essere da nessun’altra parte se non lì.

E penso che non poteva che accaderle questo, prendendo così simbolicamente il posto di quegli alberi abbattuti appena venne terminata.

Partendo infatti da un lotto sacrificato, tagliato per consentire il passaggio di veicoli nell’area retrostante, l’idea del progettista era quella di legare l’edificio all’unico elemento naturale presente: degli alberi al di là di un fossato, oggi tagliati i primi, interrato l’altro. Come raggiungere l’intento? Attraverso lo spazio e la luce, almeno io così la vedo.

Ecco il motivo di quelle finestre a punta di diamante a tutta altezza, disegnate per legare lo spazio interno del soggiorno alle chiome degli alberi. Ecco quelle terrazze, disegnate svuotando gli angoli di una pianta forzatamente triangolare.
In quelle punte rosse che sporgono e in quelle terrazze profonde intravedo la capacità di un grande architetto di trasformare un ipotetico vincolo in un tema portante dell’intero progetto.

Quelle che sporgono dalla facciata principale sono punte volutamente messe in evidenza da un telaio rosso acceso che reclama la loro importanza. Quelle colonne di mattoni a tessitura incrociata che, racchiudendo le ampie terrazze, si innalzano da terra sormontate da una sporgente copertura spigolosa non sono che richiami all’elemento generatore della geometria dell’edificio, il Triangolo.

E il secondo merito?
Quello di avermi fatto conoscere, almeno sui libri, Giuseppe Davanzo, l’architetto che di questa sua casa disse: “L’impianto triangolare rendeva difficile la sua espressione e quindi sentivo di aver bisogno di un materiale che esaltasse nell’insieme e nel particolare l’assetto geometrico e formale. Con l’uso di mattoni fatti a mano ho esaltato l’andamento non retto della volumetria e ne è venuta di conseguenza la voglia degli aspetti decorativi senza indebolirne l’immagine.”

One clap, two clap, three clap, forty?

By clapping more or less, you can signal to us which stories really stand out.