Aroma ‘70

Camminando testa bassa e gambe in spalla, non l’avrei mai vista se non avesse continuato a fissarmi, immobile.

Che poi tanto immobile non era, almeno ai miei occhi, quando, girato lo sguardo verso quella presenza silenziosa, ho visto una casa prima estendersi e piegarsi, poi aprirsi al cielo e allo stesso tempo chiudersi in se stessa.

Una casa? Più appartamenti? Non lo so come è nata, ma più campanelli mi fanno pensare alla seconda ipotesi. Resta il fatto che una casa così o la ami o la odi, ed io invidio chi ci vive o ci ha vissuto.
Già, chi ci ha vissuto, perché sono convinto sia disabitata: mi è capitato di passare sia di giorno che notte, ma mai un segno di vita. Perché un innamorato è come un assassino, torna sempre sul luogo del delitto.

Alla fine, ho saputo: anno 1971, progetto di Umberto Facchini e Paolo Bandiera, casa Goppion.

Non so neanche se siano o meno quelli del caffè, ma mi piace pensare sia stata per loro. E allora mi è sembrata un po’ più chiara la scelta di quella forma e l’uso di quel colore, come un chicco di caffè. Questo è per me.

E l’aroma che emana è quello inconfondibile degli anni Settanta. I riferimenti ai Maestri ci sono, si vede, o almeno, li vedo io, abilmente reinterpretati.
La lezione è stata assimilata e poi, i principi, rielaborati.

La facciata visibile dalla strada è definita da due masse sollevate da terra, opache e color ocra, che fungono da terrazza per il piano sovrastante e da portico di accesso e di riparo per il piano terra.

Sulla destra, una porta finestra con infisso scorrevole di legno, accolto, in posizione aperta, da un incasso della parete, preannuncia l’attenzione al dettaglio e alla composizione delle forme mentre lo sguardo scivola verso la parte centrale, dove una parete rientrante in vetro mattone, contrappone visivamente i due volumi principali e accoglie sotto di sé quella che un tempo è stata una vasca d’acqua.

Di dettagli intriganti e degni nota ne vedo tantissimi, ma parlare come per una qualsiasi altra abitazione semplicemente di facciate, porte e finestre, forse, non le rende giustizia. E’ per questo che mi piacerebbe sapere perché chi l’ha progettata l’ha fatto così, qual’è l’idea che ha generato una composizione di forme e volumi così calibrata, quanto è merito dei progettisti e quanto del committente.

Mi piacerebbe, insomma, sentirmela raccontare tutta, angolo per angolo, dettaglio per dettaglio, vista per vista. Nel frattempo, continuerò a raccontarmela io.

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