La zuppa di cozze

zuppa di cozze apocrifa

Questa mattina mi sono svegliata “cu chella capa”.
Si sa, lo abbiamo imparato ormai in anni di frequentazioni. Fb è costantemente al passo con i tempi. Si aggiorna e sta sul pezzo. A Natale è tutto un palle e alberi. Ad Halloween ogni mostro è buono da esibire alla bella compagnia. Si sta ca’ ‘ncopp’ core a core per San Valentino e a Pasqua…
A Pasqua finisce l’armonia. Ci si divide: da una parte quelli che portano gli agnelli a pascere e dall’altra quelli che mettono le cozze a spurgare . No, no, tranquilli. Non mi sono ammattita. Non sono diventata ad un tratto policicalliscorrèt decidendo di apostofare vilmente tutte quelle che so’ cciù brutte e me. Mi riferisco alla “zuppa di cozze” del giovedì Santo.
Confesso, a voi fratelli, che a casa mia, fino a quando in piena maturità e rivoluzione tecnologica non sono approdata dietro a questo schermo e sopra a questo socìal, della suddetta prelibatezza culinaria non se ne era mai saputo niente. Di fronte all'odierno riproporsi, dirompente, del fenomeno -come dicevo poc'anzi- questa mattina mi sono svegliata con un pensiero in capa: interrogare il mio amato coniuge sull’argomento, onde appurare se tale lacuna fosse peculiarità solo della mia schiatta o anche in tale grave, medesima ignoranza il destino ci avesse voluti accomunare.
Perplesso, il marito, ha confermato. Anche nella sua infanzia non v’è traccia di tale partenopea usanza.
Delle radici della di lui lacuna, non saprei argomentare. Sulla mia ho provato invece a ragionare. Senza dubbio il mio buco famigliare è da ascriversi alla precisa volontà di mia nonna materna, Anna, che sovrana imperatrice dei nostri mores culinari, per imprescindibili e opportune ragioni sanitarie avrà unilateralmente e silenziosamente posto l’embargo sull'infido nero mitile nostrano, interrompendo l’usanza ancestrale . Memore dell’ondata di colera, e perennemente traumatizzata dall’epidema, la nonna avrà pensato:” Qua’ Pasqua e pasquetta, zuppa e zuppetta: ma voi volessevo portare il guaio a casa mia. ‘Nzia mai. Meglio cento indigestioni di frittata, che un’attacco di dissenteria”!

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