Il terzo Governo “Mediaset”

Ne avevo parlato in occasione della mancata assegnazione dei diritti televisivi per la Serie A alla RAI che formulò una protesta da “quattro lire” nella gara vinta a mani basse da Mediaset che c’è qualcosa che non va.

Si poteva capire con la legge Gasparri, che così smaccatamente eludeva una sentenza della Corte Costituzionale. Bastava leggere le sentenze della Corte di Giustizia Europea nel caso Europa 7. Andare a spulciare le cifre dei finanziamenti pubblici per l’acquisto dei decoder DTT a marchio Mediaset. Ma non è bastato.

Con la norma approvata nel decreto anti-crisi il Governo Mediaset, presieduto da Silvio Berlusconi, raddoppia l’IVA per le TV via cavo e satellitari. Sopprime una norma approvata nel 1995, dopo la sua discesa in campo, che imponeva un regime d’imposta agevolato, al 10 % alle pay-tv. Anche i giornali, compresi quelli della “ditta”, hanno un’imposta sul valore aggiunto agevolata al 4 %.

Non si è mica sognato di metter mano a quella. Si è preferito colpire il principale concorrente allo scopo di aumentare il gettito fiscale.

580 milioni di euro di introito per le casse dello Stato, è vero, ma a spese degli abbonati alla TV di Ruper Murdoch.

Emblematico di tutta la vicenda il comunicato di Mediaset che considera “penalizzante” la norma.

Mentre è vero solo il fatto che sarà colpita solamente per quel che riguarda singoli canali tematici offerti sulla piattaforma Digitale Terrestre.

Ma c’era proprio bisogno di parlare di TV per ricordare l’esistenza del conflitto di interessi?

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