Photo by ©NadiaCamandona

L’importante è... decrescere sul ridere

Prendiamoci sul serio, ma con il sorriso.

Un giorno mio marito è tornato a casa timoroso di rivelarmi ciò che gli era accaduto sul lavoro. Poi, preso coraggio, mi ha svelato che la signora delle pulizie aveva buttato via il suo sacchetto del pranzo (per fortuna già consumato). Qualche giorno dopo con le mie amiche, tra cui una sua collega, ci abbiamo fatto sopra un sacco di risate. Il sacchetto del pranzo era la busta di plastica riciclata dei corn flakes che conteneva: il barattolo dello yogurt da 500 ml (perfetto per metterci l’insalata), un barattolino anch’esso riciclato, nel quale travaso il suo yogurt da bere (che acquisto in bottiglie da 2 litri e poi smisto nei 3 pranzi al sacco che preparo quotidianamente), il sacchettino, recuperato, per il pane. In pratica spazzatura. Peccato che per noi siano i contenitori del pranzo! Tra le risate fino alle lacrime su quanto siamo poveri da non poterci permettere di acquistare neanche i barattoli per metterci il cibo, qualche idea è passata e sono certa che le mie amiche ora ci penseranno due volte prima di buttare una busta di plastica dei corn flakes o un barattolo di yogurt!

Sempre mio marito, così comprensivo e solidale in questa mia battaglia per il Pianeta, si diverte come un matto, quando vengono gli amici, a far aprire loro le ante dei mobili. Non lui, le devono proprio aprire gli amici! Tra grasse risate scoprono un intero scomparto della cucina straripante di vaschette di plastica. Ormai piegati in due non si sono risparmiati neanche le battute sulla moglie di Fantozzi, con la dispensa piena di pane, quando hanno scoperto i miei 3 sacchi da 25 Kg di farine organiche che conservo nel sottoscala.

Sempre con allegria si mangiano, però, il pane e la pizza che offro loro, prodotti con quelle farine che mi costano la metà del supermercato e sono pure organiche!

Quando ho trapiantato le oltre 500 piantine di pomodoro (che ho cresciuto dai semi raccolti dai pomodori organici acquistati al Farmers’ Market qui a Londra), che abbiamo regalato a chiunque avesse avuto la sfortuna di incrociare me o mio marito tra aprile e giugno, le vaschette di plastica -che avevo pazientemente collezionato- hanno accolto 2 o 3 piantine l’una, sennò manco mi bastavano! Avete idea di cosa avrebbe significato acquistare altrettanti vasi di plastica? Non solo in termini di risparmio economico, ovviamente.

Una piccola parte delle piantine di pomodori che hanno invaso la veranda in attesa di trovare casa.

Un giorno ho rimproverato mio cognato che, terminata una bottiglia di vino ha accartocciato il tappo di metallo e buttato il tutto. Non sia mai! Ho recuperato il tutto dalla spazzatura, tra l’ilarità generale, e gli ho fatto risistemare il tappo con pazienza certosina. Quella bottiglia mi sarebbe servita per travasare l’olio che acquisto, in latte da 5 litri, direttamente dai produttori in Italia. Altre risate su quanto io sia fissata. Quando gli amici hanno ordinato l’olio, volevano comperare le bottiglie per travasarlo. Non ne hanno avuto bisogno. C’era la mia “collezione”! Sulla quale si erano già sprecate le battute più crudeli. Mio cognato ha ricevuto in regalo una bottiglia d’olio. Indovinate quale?!

I barattoli di vetro trascorrono metà del loro tempo vuoti e metà del loro tempo pieni di marmellate e conserve. Quando sono vuoti rido io per prima cercando di nasconderli dietro quelli pieni cosicché il giochetto di mio marito non possa sempre funzionare. Al mercato, mentre chiedo al mio produttore di fiducia del miele se gli posso restituire i barattoli vuoti, alle mie spalle, sempre il suddetto marito, si chiede cos’ha fatto di male per aver avuto l’idea di accompagnarmi. Poi però il venditore mi fa lo sconto sull’acquisto perché la prossima settimana gli porterò i barattoli vuoti! Qui viene da ridere a me se penso che quando vado al mercato mi sembra più di andare in missione che a fare acquisti!

Assisto spesso a battaglie infuocate sui temi dell’ecologia, dell’alimentazione, degli stili di vita. Alla fine ognuno se ne torna a casa con le sue convinzioni, semmai più radicate. Lo so, fa arrabbiare veder sprecare il cibo, usare in maniera irrazionale la plastica, e così via. Attaccando le persone, però, si ottiene solo l’effetto di passare per esaltati, esagerati. Invece prendiamoci un po’ in giro. Lo so, non c’è niente da scherzare sulla salute nostra e del nostro Pianeta. Ma l’essere umano ha bisogno di questo: di sentirsi rassicurato sulle sue convinzioni, di poter liberamente esprimere la propria ilarità, sentire che dall’altra parte non c’è un nemico. Rilassandosi, la sua mente sarà più ricettiva e pronta nell’accogliere nuove idee. Non nell’immediato, certamente, ma tra una risata e l’altra qualcosa passerà. Se invece ci trinceriamo immusoniti possiamo esser certi che la nostra sarà una battaglia persa.

E allora… facciamoci una risata!

Quando non mi prendo in giro, invece, penso a questo…