Una delle ultime occhiate dal nostro amato mei tai. Ormai Frida è troppo grande e non ci entra più. Ma l’abbraccio continua… MumHugger forever.

Una MumHugger in London

Un abbraccio lungo un anno

Due anni fa raccontavo su questo blog di aver imparato 10 cose vivendo con uno startupper. A maggio dello scorso anno è arrivato il momento di passare alla fase finale dell’esperienza, ovvero: o la va o la spacca. In effetti lo spirito con il quale abbiamo affrontato la decisione di trasferirci a Londra non era di quelli: «Sono arrivati i soldi, la startup è decollata, siamo pronti a partire con tutte le sicurezze economiche che ci renderanno il trasferimento un po’ più lieve». Sentivamo, invece, una determinazione provenire dal profondo: «Desideriamo che questa impresa abbia una degna conclusione, nel bene o nel male. E perché questo possa realizzarsi dobbiamo affrontare l’ultima prova: andare nel luogo dove tutto questo è iniziato e verificare se è veramente questo ciò che vogliamo».

Siamo partiti in 4 (la sottoscritta, lo startupper e le 2 piccole “startup” italiane) con 4 bagagli a mano e una valigia, il primo maggio, festa dei lavoratori in Italia, una domenica qualunque a Londra. Abbiamo lasciato una giornata fredda e piovosa torinese e siamo atterrati in una assolata giornata londinese.

Non ho mai amato i luoghi comuni e son contenta di aver iniziato così l’avventura, in una terra ambita da molti ma ridimensionata in mille piccoli e grandi disagi quando il sogno diventa realtà. Grigia, piovosa, fredda, sono gli aggettivi che utilizza gran parte della gente che debba descrivere Londra in 3 parole. Ad attenderci all’aeroporto c’erano mio cognato, il socio di mio marito e un sole a picco che i londinesi aspettavano da giorni.

Il viaggio verso la casa di Paola, la nostra prima ospite per il primo mese londinese, è stato uno di quei momenti in cui sai che la tua vita sta cambiando per sempre. Non avevo molte parole, anche perché il mio inglese era (ed è) parecchio arrugginito, ma la sensazione di essere arrivata a casa era fortissima.

L’abbraccio di Paola, vista soltanto in foto fino a quel momento, ha sancito l’inizio di un’amicizia straordinaria.

L’avventura iniziava con le migliori premesse, in una magnifica casa, ospiti di una restauratrice di mobili, la prima professione con la quale ho iniziato la mia vita lavorativa 20 anni fa. Sembravano tutti segni del destino.

E questo destino è ancora qui che si sta srotolando nel passare dei giorni e dei mesi nei quali ho ripreso in mano la mia vita artistica, abbiamo fatto nuove amicizie, i bambini hanno iniziato la loro incredibile esperienza scolastica, e noi impariamo nuovi usi e costumi mescolandoli con i nostri.

Oggi festeggiamo un anno dall’arrivo a Londra, nella nostra casa, con il classico barbecue e una ventata italiana dal profumo di pizza e di lasagne, proprio con i colleghi di CrowdEmotion con i quali direttamente e indirettamente stiamo vivendo le difficoltà di questa impresa.

Non sono certa se questa sia la nostra destinazione definitiva, anzi, mi sembra piuttosto l’inizio di un viaggio che dovevo compiere tanti anni fa. Io lo inizio in ritardo ma i miei figli hanno l’immensa fortuna di averlo affrontato in un’età in cui possono assorbire soltanto vantaggi.

Così, quando li sento parlare in inglese e comincio a non capire più ciò che dicono, un po’ m’inquieto ma poi li stringo nel mio abbraccio e so che se in futuro non ci capiremo più non sarà perché non parleremo la stessa lingua. E questo dipenderà solo da noi.