Come sono nati gli Easter Egg? Da Adventure al web, come nascondere qualcosa in piena vista.

Cosa ti viene in mente quando si parla di Easter Egg? L’uovo di cioccolato e il coniglio pasquale oppure un contenuto nascosto molto bene all’interno di un altro prodotto, che sia questo un film, un programma, un sito web o anche un oggetto fisico?

Scoprire qualcosa di nuovo in modo inaspettato, è spesso molto più gratificante di una scoperta programmata in modo più plateale. La soddisfazione di aver trovato una piccola gemma nascosta, e la sensazione di essere magari l’unico ad averlo fatto, può portare ad un flusso di emozioni positive. Il nostro cervello anela questi momenti di scoperta. Scoprire qualcosa per caso, giocando, o ancora meglio, riuscendo a seguire una serie di indizi, ci aiuta a entrare maggiormente in contatto con il prodotto che utilizziamo.

Il filosofo inglese Herbert Spencer scrisse a proposito della scoperta: “gli oggetti che ricerchiamo con ardente passione spesso portano poco appagamento quando li otteniamo; la maggior parte del nostro piacere proviene da fonti inaspettate”.

Per questo motivo interazioni giocose, funzionalità nascoste e piccoli dettagli che possano dare una momentanea gratificazione riescono a trasformare momenti di scarso interesse in esperienze piacevoli e avvincenti. L’easter egg sorprende l’utente, lo stupisce e affascina, spesso trasformandolo da semplice fruitore passivo a fan o addirittura brand advocate.

Qual è stato il primo easter egg? Ma soprattutto, perché si chiama in questo modo?

Adventure, la nascita dell’easter egg

Adventure è un videogioco della Atari del 1979, sviluppato da Warren Robinett. Grazie al film Ready Player One di Steven Spielberg (e l’omonimo romanzo da cui è tratto, scritto da Ernest Cline), si è parlato molto del videogioco e del suo easter egg negli ultimi anni. Non possiamo dire che sia il primo vero easter egg (pensiamo ai ritratti dei committenti nascosti all’interno delle opere degli artisti rinascimentali, non sono easter egg anche quelli?) ma è proprio dalla sua scoperta che è stato coniato il termine easter egg, che verrà utilizzato in modo più pervasivo negli anni a seguire entrando di merito nella cultura popolare.

L’easter egg di Adventure è stato per Robinett il modo di incidere il suo nome all’interno del gioco e riappropriarsi della paternità del gioco. Infatti in quegli anni Atari non rendeva noti i nomi degli sviluppatori dei propri giochi in modo da evitare di vederseli soffiare dalla concorrenza. Ma soprattutto questo era un modo per non pagare le royalties per la vendita del gioco agli autori, una politica implementata da Warner Communications dopo aver acquistato Atari nel 1976.

Robinett decise quindi di creare all’interno del gioco una stanza segreta dove, entrando, era possibile leggere la scritta “Created by Warren Robinett”. Arrivare nella stanza non era certo cosa da poco in quanto era necessario trovare “il punto grigio”, (the gray dot) un singolo pixel che doveva essere portato all’interno di una stanza specifica e che, utilizzato insieme ad altri due oggetti (dei tre che si trovavano nei diversi castelli: una spada, un calice e una chiave), permetteva di attraversare una parete raggiungendo così la stanza segreta.

Robinett si trovò così a dover bilanciare la difficoltà del ritrovamento. Se fosse stato troppo facile, i tester di Atari se ne sarebbero accorti e avrebbero fatto eliminare la stanza segreta dal gioco. Se invece fosse stato troppo difficile nessuno lo avrebbe trovato rendendo vani i suoi sforzi. Robinett aveva anche in mente un piano di riserva, nel caso nessuno fosse riuscito a trovare la stanza, avrebbe spiegato il modo per trovarla ad un ragazzino sperando che con il passaparola il segreto si spargesse. Ma per fortuna questo piano non dovette essere messo in pratica perché l’easter egg venne scoperto da un ragazzino di 15 anni, Adam Clayton, che scrisse all’Atari allegando una guida su come trovare la stanza segreta. Quello fu il primo momento che Atari scoprì dell’esistenza del segreto ma fu incapace di eliminarlo dal gioco in quanto erano già state pubblicate e distribuite più di 100mila unità del gioco, inoltre il costo per produrre delle nuove ROM del gioco era di oltre 10.000 dollari, una cifra fin troppo alta per eliminare quella singola stanza.

Al minuto 8:27 si può vedere la raccolta del “gray dot”

In un’intervista con Forbes, lo sviluppatore del gioco Warren Robinett ha raccontato perché ebbe l’idea di inserire una stanza segreta all’interno dei gioco.

“A posteriori, immagino che abbia senso che i segreti possano essere una cosa interessante da inserire in molti videogiochi, ma nessuno sapeva che sarebbe accaduto allora. Sapevo che era un segreto, ma serviva per pubblicizzare la mia paternità di quel particolare gioco. Non era un’idea generale. Non pensavo: “Oh, metterò un segreto qui e poi ci saranno segreti in ogni videogioco tra 10 anni”. Non l’ho pensato. Ho solo pensato: “Fregherò questi bastardi e inserirò il mio nome nel gioco e non lo dirò a nessuno e produrranno 100.000 unità di Adventure e le spediranno dappertutto il mondo e i bambini li tireranno fuori dalle scatole e Warner Communications non potrà fare nulla per eliminare il mio nome.”

Ma facendo buon viso a cattivo gioco, il direttore dello sviluppo software dell’Atari di allora, Steve Wright, decise di mantenere il messaggio di Robinett all’interno del gioco. Wright infatti credeva che desse un incentivo agli utenti a giocare e trovarlo, e disse che era come se fosse un uovo di pasqua (easter egg) che doveva essere cercato dai giocatori. L’Atari decise così di mantenere “il punto grigio” nel gioco comunicando inoltre che nei giochi futuri ci sarebbero stati altri “Easter eggs” da trovare per i loro utenti. Ed è così che uno sviluppatore che voleva vedersi riconosciuto il proprio merito ed un manager aziendale dalla vista lunga inventarono il primo easter egg trasformandolo da segreto per pochi a fenomeno di massa.

Da 4chan al web globale: l’easter egg come scherzo

Se frequenti il web da molto tempo è estremamente probabile che prima o poi tu sia incappato in questo video cliccando su di un link specifico che prometteva grandi meraviglie.

Se ti è successo, “congratulazioni sei stato rickrolled”. Questo particolare scherzo sul web ha preso piede sul forum 4chan nella metà degli anni 2000 quando, seguendo un link che prometteva immagini o notizie particolari, si veniva reindirizzati su di un’immagine di un’anatra con delle rotelle, il termine che definiva questo scherzo era “duckrolling”.

Secondo il fondatore di 4chan, m00t, il primo “rickrolling” venne fatto nel maggio del 2007 sul canale /v/ del forum. Un link prometteva di vedere uno sneak peak del videogioco di prossima uscita, GTA IV. Data la grande attesa per il gioco numerosi utenti caddero vittime dello scherzo atterrando, invece che sul video di GTA IV, sul video di “Never gonna give you up”, canzone dance pop di Rick Astley del 1987. Entro un anno la pratica sarebbe uscita dai confini di 4chan per invadere il web mondiale, come riconoscibile anche dai dati di Google Trends che vedono un’impennata delle ricerche nell’agosto 2008.

I trend di ricerca della keyword “rickrolling” dal 2004 ad oggi

Tra i più singolari utilizzi del rickrolling c’è quello che è stato fatto da HBO per il lancio promozionale della seconda stagione della serie TV, Westworld. Durante un Reddit AMA Jonathan Nolan, fratello di Christopher e showrunner della serie, spiegò che, per evitare spoiler dal parte del pubblico, avrebbero fatto uscire una lunga guida che spiegava nel dettaglio tutti gli avvenimenti della seconda stagione. Il motivo di questa drastica decisione era da ricercarsi nella serie Game of Thrones. Infatti al lancio della prima stagione della serie tratta dal ciclo di George Martin, c’erano ben 5 romanzi già pubblicati, eppure gli spoiler non sono stati così numerosi: un circolo ristretto di lettori aveva difeso il più ampio bacino di utenti dagli spoiler.

Dopo questa spiegazione l’idea poteva sembrare quasi plausibile fino all’uscita del video. 24 minuti di durata, un disclaimer che annunciava numerosi spoiler e la presenza di scene violente, il tutto sembrava vero. Peccato che dopo un minuto in cui si vedeva il personaggio interpretato da Jeffrey Wright risvegliarsi su di una spiaggia e raggiungere un villaggio abitato, entri in scena l’attrice Evan Rachel Woods che accompagnata da un pianoforte inizia a cantare la canzone di Rick Astley. Quello di HBO è stato un rickrolling ben architettato che ha coinvolto molti fan della serie raggiungendo quasi un milione di visualizzazioni.

Questi sono solo un esempio dell’evoluzione degli easter egg negli anni. Quali sono i tuoi easter egg preferiti? Faccelo sapere nei commenti o inviaci un messaggio privato sui nostri canali social.