Inglese a domicilio per bambini: l’innovativa idea di Labsitters premiata da Hubble

Un approccio nuovo allo studio dell’inglese: babysitter a domicilio formati all’insegnamento della lingua. Giulia Fantacci, co-founder di Labsitter, ci racconta come è nato il progetto premiato da Hubble.

Quando e come nasce l’idea alla base del vostro progetto?

Labsitters prende vita nel settembre del 2016, ma lo studio del progetto era iniziato a gennaio. Labsitters nasce dalla mancanza di un metodo valido ed efficace per l’insegnamento dell’inglese. Prima di intraprendere la strada per la realizzazione di questo sogno, avevo appurato che non c’era una scuola che fornisse ai bambini una preparazione alla lingua adatta. Lavoro con i bambini da quando avevo 16 anni, ma quando ho iniziato a giocare con loro in inglese, dai 18 anni, ho subito notato che i risultati erano sorprendenti.

Come funziona esattamente Labistters?

È molto semplice: il genitore accede al nostro sito, sceglie giorno, ora, lingua e tema del laboratorio. Nella data stabilita un/una Labsitters si presenterà a casa dell’utente con tutto il materiale per svolgere il laboratorio. I e le Labsitters sono tutti ragazzi madrelingua che abbiamo prima selezionato con una serie di colloqui, poi formato seguendo il nostro metodo. In quest’ultimo anno abbiamo verificato che i bambini imparano l’inglese in metà del tempo!

Quanto la vostra formazione ha influito nella crescita del progetto?

Tantissimo per quanto mi riguarda. Ho una prima laurea in Economia Aziendale conseguita Firenze e poi una laurea specialistica in International Management conseguita a Bologna, dove ho appreso le basi per realizzare questo sogno. Ho partecipato anche ad un progetto della Fondazione Golinelli, dove abbiamo dovuto aiutare medi e grandi imprese a risolvere alcuni loro problemi interni.

Quali sono gli obiettivi di business già raggiunti da Labsitters?

Al momento siamo attivi sulle città di Firenze e di Milano, con più di 200 laboratori realizzati in meno di un anno dall’inizio dell’attività. Collaboriamo con tante realtà rivolte ai bambini come la Fattoria di Maiano in prossimità di Firenze e le palestre GetFIT di Milano.

Quali sono i competitor e in cosa la vostra start up è differente?

Al momento non abbiamo competitor diretti, ma i soggetti che più si avvicinano alla nostra mission sono le scuole di inglese e le babysitter madrelingua.

Quanto è utile per lo sviluppo del vostro progetto essere in Nana Bianca?

È molto utile: nell’universo Nana Bianca stiamo già collaborando con un’altra realtà del settore e-commerce, che ci supporterà nella revisione del nostro sito e nella pianificazione di una strategia online. Inoltre, lavorare ogni giorno all’interno di questo ecosistema ci dà la possibilità di confrontarci sia con startup, che come noi sono all’inizio del percorso, sia con realtà più grandi e già affermate.

Buoni propositi per il futuro di Labsitters?

Il principale è far diventare Labsitters una realtà ancora più conosciuta sulle città dove siamo già presenti — Firenze e Milano — e ampliare i servizi offerti anche a un target di turisti. Infine, ma non meno importante, ci poniamo l’obiettivo di entrare nel mercato di almeno altre due città italiane entro il 2019.

Per te Nana Bianca è…

Per me Nana Bianca è innovazione. Tutte le città italiane dovrebbero avere un ambiente come la galassia Nana Bianca, per poter supportare i giovani nella realizzazione del proprio sogno di business, proprio come ha fatto con noi.