Back to the future: la tecnologia al cinema dagli anni ’60 ai giorni nostri.

Sei film per capire com’è cambiato il nostro rapporto con l’innovazione.

Vi ricordate la prima volta che avete usato un PC? Gli anni ’90, i videogiochi su piattaforma dos, i floppy disc, il C:\> per esplorare contenuti dentro lo schermo nero a caratteri verdi? Sembrano tempi lontani, invece sono passati poco più di 20 anni. Ma come è cambiato il nostro rapporto con la tecnologia? Un modo per scoprirlo è organizzare una maratona con i film giusti per osservare come il nostro atteggiamento nei confronti di computer e digital devices sia radicalmente diverso. Non ci soffermeremo sui grandi must, come ​Matrix​, ​The Social Network​ o la biografia di Steve Jobs, ma vi faremo scoprire alcuni titoli più di nicchia che hanno fatto la storia della digital evolution. I pop corn ci sono? Buona visione!

1967 — ​​Playtime​​ — Jacques Tati
 
Per la prima volta atterra su Venere una sonda creata dall’uomo e così come i confini dell’universo sembrano avvicinarsi la tecnologia ci fa apparire il mondo ricco di possibilità inesplorate, capacità ancora non sfruttate e nuove potenzialità da mettere in gioco. Tutto sembra scorrere veloce verso un futuro di prosperità e ricchezza, ma forse troppo veloce. Tenere il passo non è semplice e spesso ci ritroviamo in situazioni che non capiamo dove spaesamento e inadeguatezza la fanno da padrone. E chi meglio di Jacques Tati, con il suo Playtime, p​oteva farci sorridere dei buffi décalages del boom economico.

1983 — ​​War Games​​ — John Badham
 
I fantastici anni ’80 si manifestano nel loro splendore: giganteschi telefoni cellulari sono a disposizione per soddisfare le esigenze di manager sempre più produttivi, gli orologi Swatch adornano i nostri polsi, mentre passiamo le ore a giocare sulla Nintendo NES e i primi hacker sviluppano virus informatici per sovvertire la rete. Tutto è possibile se viene fatto attraverso un computer, ce lo dimostra John Badham con il suo ​War Games​, in cui David, giovanissimo appassionato di informatica, riesce a collegarsi clandestinamente a un videogame di prossima uscita. Ma quello che sembra solo un gioco rischia di trasformarsi in realtà quando un giorno, David riesce a dialogare con Joshua l’AI che controlla e programma la difesa nucleare degli Stati Uniti. Sarà l’inizio di una nuova guerra mondiale?

1995 — ​​Johnny Mnemonic​​ — Robert Longo
 
L’era della connessione permanente è appena iniziata. Windows 95 vende un milione di copie in soli quattro giorni. Nasce Amazon e ormai le nostre giornate rimbalzano da un link ipertestuale a l’altro, permettendoci di reperire informazioni on line. L’informatica fa sempre più parte delle nostre vite. Cosa succederebbe se fossero proprio le nostre menti ad essere utilizzate come disco esterno per stoccare informazioni riservate? Nel mondo distopico creato da Robert Longo insieme allo sceneggiatore William Gibson, padre del cyberpunk, Johnny (un Keanu Reeves già pronto per interpretare Neo in Matrix) ha rinunciato ai ricordi della sua infanzia per fare spazio a preziosissimi dati industriali, la cui riservatezza è minacciata da hackers e aziende rivali.

1999 — ​​Office Space​​ — Mike Judge
 
Internet è ormai una realtà presente nella vita di 259 milioni di persone nel mondo, collegate fra loro e in grado di comunicare via chat. ​Matrix f​a il suo debutto al cinema, mostrando a milioni di persone un mondo minacciato dallo sviluppo tecnologico. E’ difficile dire quale ruolo attivo possiamo avere, quando intorno a noi ogni cosa viene sostituita da un processo elaborabile da una macchina, la cosa può risultare piuttosto frustrante. Mike Judge, il creatore di ​Beavis and Butthead,​ con il suo Office space, ​ci racconta la storia di Peter Gibbons,​ ​un abile programmatore che passa il suo tempo ad aggiornare il software della compagnia per cui lavora, tormentato da un capo estremamente puntiglioso e imprigionato in una vita fin troppo monotona. Ma sarà proprio grazie alle sue abilità con il codice che Peter riuscirà a sovvertire il sistema e a salvare i suoi colleghi dal licenziamento.

2013 — ​​Her​​ — Spike Jonze
 
2,3 bilioni di persone costantemente connesse, una crescita di acquisto di smartphone del 91%. Il nostro bisogno di essere on line è sempre più grande. I social network incidono su di noi tutti i giorni e ci influenzano, mostrandoci le vite dei nostri amici sotto la lente “social” della realtà. Siamo soli o non lo siamo? Spike Jonze non perde un colpo e ci mostra il nostro schizofrenico bisogno di sviluppare un contatto profondo con l’altro. La fantastica voce di Scarlett Johansson, un’estetica curata fino nel più piccolo dettaglio. Un film premonitore, in anticipo sui tempi.

2016 — ​​Lo and Behold — Internet: Reveries of the connected world​​ — Werner Herzog Ormai possiamo dire con orgoglio: il futuro è adesso. Siamo lanciati verso una costante e frenetica innovazione tecnologica, in pochi anni vengono fatte conquiste nemmeno immaginabili. Come possiamo comprendere i processi innovativi che ci circondano se non partendo da dove tutto è cominciato? Werner Herzog, una delle voci più indipendenti e brillanti del documentario cinematografico ci proietta in un viaggio dentro la storia di internet e della digital innovation. Intervistando i maggiori esponenti del settore e senza farci mancare uno sguardo sulle stranezze di questa epoca. Probabilmente uno dei suoi migliori documentari.