Startup: l’evoluzione social come mezzo di comunicazione e incubatore di nuovi prodotti

Le reti sociali e le comunità sono sempre esistite, dalle tribù ai club esclusivi, ma con l’avvento di internet queste sono state traslate all’interno della rete, creando nuove connessioni tra le persone tanto da modificarne le abitudini e i comportamenti. I primi anni 2000 segnano la nascita dei social network: MySpace nel 2003, Facebook nel 2004, YouTube nel 2005, Twitter nel 2006 e il più giovane, Instagram, nel 2010.

Esistono vari tipi di social: si parla di social tematici, social generalisti, come Facebook, e funzionali come ad esempio YouTube. 
A livello globale stanno contagiando e trasformando anche siti esterni, modificandone funzioni ed approcci, tanto che esistono CMS per la creazione di social come Ning
La loro diffusione ha creato nuove esigenze e nuovi modi di promuovere la propria attività, rendendo indispensabile avere una pagina o un profilo aziendale, su quelli più usati, per indirizzare il traffico al proprio sito. 
Sempre nell’ottica di espansione e rilevanza dei social, basti pensare all’attenzione che viene posta sulla ricerca delle informazioni. Il web è sicuramente lo spazio più uniformemente frequentato e sul quale si cerca qualsiasi tipo di argomento. Se vogliamo farci un’idea di un brand o di un servizio usiamo internet, ma la maggior parte delle informazioni reputate utili agli utenti non si trovano sui siti aziendali ma sui social, sui motori di ricerca o su siti tematici.

Contemporaneamente sull’onda della condivisione, si è sviluppata un nuovo tipo di economia, la sharing economy, che promuove la ridistribuzione di servizi e funzioni su larga scala decentrando la fornitura degli stessi e rendendo tutti possibili fornitori o utenti del servizio. In perfetto accordo con lo sviluppo dei social, questo nuovo tipo di economia è terreno fertile per start up e nuovi tipi di professionisti. Ad esempio MyShindig è una piattaforma che permette di affittare location e condividere eventi, il suo intento è quello di creare una community, quindi è un prodotto che è un social network tematico, che sfrutta gli stessi social generalisti per promuoversi e allargare la sua fanbase. 
A livello promozionale i social danno la possibilità alle startup di raccontare il loro progetto in modo informale, creando un rapporto di fiducia con il brand. Creare una connessione quotidiana aumenta e fidelizza il pubblico: avere una fanbase nutrita è sinonimo di qualità e di affidabilità. Ad oggi avere un profilo con molti follower dà l’idea di essere autorevoli nel proprio settore di competenza e, a volte anche in altri. 
Il ruolo dell’influencer si basa proprio su questo. Sono una nuova categoria professionale che monetizza la sua opinione usando la sua fanbase per promuovere prodotti e servizi. Sul ruolo degli influencer e sulla loro funzione promozionale nascono anche progetti come Hoopygang, una startup di Influencer marketing, all’interno di Nana Bianca. Attraverso i vari network si possono raggiungere destinazioni altrimenti irraggiungibili con la tradizionale promozione e, si può comunicare oltreoceano e crearsi un seguito internazionale con poche centinaia di euro.

L’altro aspetto utile per le aziende è poter intrattenere un rapporto con l’utente, potersi interfacciare direttamente attraverso semplici messaggi istantanei e ricevere risposte più o meno immediate. Migliorare la user experience, prevenire cattive recensioni e rispondere attivamente a commenti e messaggi, permette all’impresa di personificarsi in un fornitore ideale sempre presente e attento alle esigenze del cliente; inoltre, aiuta a raccogliere feedback continui per potersi migliorare e per rinnovare il servizio a seconde delle richieste. Diciamo che è un perfetto strumento per l’attuazione di una metodologia Agile, fatta di continui feedback e aggiornamenti. Sfruttare i social come mezzo di comunicazione non ha solo dissolto i confini geografici, ma ha anche stimolato la nascita di prodotti e competenze che stanno alla base di nuove imprese e ruoli lavorativi. Sono molte le professioni che basano la loro funzione sulla gestione social e l’adv. Le nuove professioni hanno permesso la nascita di nuovi ruoli, come il social media manager che spesso si avvale di tool di gestione come Buffer o Hootsuite, che coordinano e aiutano a programmare le strategie. Anche le startup come Seejay, che è specializzata in targettizzazione dell’ADV per aumentare la qualità dei click derivati dalle strategie social, sono in continuo aumento.

Mantenere i propri profili e le proprie pagine aggiornate e attive è come mantenere pulito e in ordine il luogo fisico di un’attività, dando risalto ai prodotti. Essere attivo e rispondere ai messaggi invece corrisponde al curare le relazioni con il pubblico, integrando la qualità dell’offerta con l’accoglienza e la cura del cliente. 
La rete dei social permette anche di raccontare la storia che sta dietro al progetto o il suo backstage, aiutando così a diversificare l’offerta, rendendola più allettante per gli utenti e al tempo stesso portando il brand a una trasparenza in termini etici e di gestione. È il caso di Rifò, la cui mission è proprio l’eticità.
Alcuni prodotti hanno la necessità di essere spiegati, perchè innovativi e particolari. Grazie ai molteplici canali disponibili, questo sta diventando sempre più facile, anche come raccogliere le domande e i dubbi per poter esser più efficaci. Ad oggi invece una tendenza in aumento è quella di usare i social come luogo per vendite esclusive e personalizzate, o per creare gruppi ad hoc all’interno di social generalisti. Questo riporta ad una dimensione elitaria quello che invece è un luogo di incontro comunitario, creando così delle nicchie che vanno incontro alla necessità di differenziarsi in un luogo accessibile a tutti in egual misura. 
Insomma i social non hanno solo cambiato le abitudini di ognuno di noi, ma anche il nostro modo di lavorare e di comunicare, ampliando le possibilità e abbattendo i confini fisici.