Nulla dies sine linea

QUINDICI — CORAGGIO

Jules, Gita fuori San Francisco, Agosto 2011

Lì, lì, lì proprio, ma proprio vicinissimo. Esattamente come quando sei in aeroporto e arrivi fino al gate ma non prendi l’aereo. Quante volte succede, arrivare vicino ad una cosa e lasciarla andare via. Mi domando da dove parta, come si struttura questa mancanza di coraggio per cui arrivi a fare il 99% della cosa e butti via tutto.
 Oppure quel sì, dai da domani… Domani non va bene, è tardi. Il buddismo parla di honnin-myo, il principio di “da ora in poi”. Forse questo va attuato. Prendere la decisione d’ora in poi cambio. D’ora in poi le cose devono andare diversamente perché me le merito, è un mio preciso diritto essere felice, come mangiare, dormire, andare in bagno al coperto (possibilmente in tre locali diversi, grazie). Una teoria giusta, sacrosanta, illuminata. Bon, bravo Bellomo, e poi?

Quel salto perché non viene fatto? Non salti? Perché sei salito fino qua? Per provarci veramente o per avere la scusa pronta in cui cullarti per non avercela fatta? Quindi, ce la volevi fare veramente?

Ricordo anni fa, al biennio specialistico, la mia amata compagna di banco e compagna di anima Jules che nei primi periodi mi chiese: What’s your excuse? Ora anni dopo, ben 6, mi passa in testa questa domanda, a cui non so se ho risposta. Lei secondo me ha capito quale fosse la sua scusa, che non c’è più, come non c’è più lei qua vicino a me. E mi scoccia, mi scoccia da morire che viva laggiù a San Francisco, perché era una delle mie supporter numero uno in tutto, e non per una questione motivazionale, per una questione pura di menti simili che crescono assieme. Jules quanto vorrei crescere ancora con te, quante cose ho capito e mi mancano da morire. E dire che Jules non la sento mai. Sono andato a trovarla due volte in un anno, anni fa. E poi l’ho vista qui quando si è sposata con il ragazzo che avrei corteggiato anche io. La sento poco, ed ho capito perché. Anche qui una questione di coraggio. Mi manca il coraggio di rispondere al come va? perché mi sembra di non avercela fatta, di non essere all’altezza dei progetti che avevamo, di essere diventato complice di un sistema inutile e stupido come quello economico italiano. Pensare che potevo prendere e andare là. Ma per quanto affascinato e a casa, con la mia amica del cuore a cantare gli ABBA ubriachi a Mission, sentii che SF non era casa mia. E mi sento un po’ come aver tradito “la cara dolce Jules, dolce come il miele” cit. Mi accorgo poi, per proprietà transitiva che è lo stesso motivo per cui non sento le persone più vicine al mio cuore. Il “come va” mi destabilizza. Uno perché lo so e mi annoia l’idea di ripeterlo, due perché davvero mi sembra di non aver combinato niente. E dire che a me il coraggio non manca , il coraggio di fare le cose, disfarle, provare, riprovare, ragionare umilmente nell’immediato.

Ma credo che il punto sia lì, l’aver puntato a mezzo. Non in alto. In mezzo, che non è in basso. Ma di sicuro non è in alto come ha avuto il coraggio di fare Jules. Sì, forse è il caso di avere l’onestà di mettere da parte l’orgoglio e chiederle come ha fatto. 
Al tempo stesso, però, mi si scusi, non credo di aver fatto poco. 
Ora il dubbio è: ma ho fatto davvero quello che volevo?

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