Nulla dies sine linea

TREDICI — DIFFICOLTÀ

© Gregory Crewdson

Il progetto si sta rivelando molto più difficile e complesso di quanto avessi previsto. Decidere di scrivere ogni giorno perché ti piace ed annoiarti due righe dopo aver cominciato non è che sia bellissimo. Il blocco, il motivo per cui non c’è ancora il libro, e forse non ci sarà mai, è che reputo davvero tutto già detto e scritto. Non da meno il fatto che quando una cosa la scrivo non amo riprenderla in mano, la trovo vecchia, lontana già usata.

Il fattore determinante in questa cosa credo sia il fattore crederci. Vedo gente assolutamente mediocre andare in libreria come autore, assolutamente vuota e retorica, che ce la fa. E allora il dubbio viene legittimo. Ha senso? Oppure sarebbe meglio essere petulanti sui social per arrivare ad avere il seguito giusto, i lettori giusti? A me del like frega relativamente, mi piacerebbe essere effettivamente letto.

Ricordo anni fa, la prima bella stangata sulla cosa. Avevo appena aperto il mio primo blog e avevo la pretesa che gli amici più vicini mi leggessero. Cosa che non succedeva, mi arrabbiavo pure. Ma come, non leggete le mie importantissime vicessitudini?

Nel lavoro di interviste di quest’anno fatto per un cliente, è sempre emerso quanto il supporto di chi hai vicino sia fondamentale. Ecco, capito uno dei primi nodi cruciali. Il core di mamma, seppur accanita lettrice, conta fino ad un certo punto. Non per sminuire, ma la mamma è ovviamente di parte. L’altra metà non ha mai mostrato supporto per le mie scelte, regalandomi anche la prova nero su bianco in una mail. Di sicuro è una questione irritante che non voglio vedere, ma con cui devo fare i conti.

Mi accorgevo poi di quanto fosse apprezzata la componente scrittoria da persone fisicamente lontane da me, nessuno è profeta in patria, è verissimo.

Altro nodo che osservo e non capisco. Cioè il quanto vogliamo dalla nostra parte chi non ci considera e non consideriamo chi dalla nostra parte c’è già. Ma che minchia di pensiero è?

Autolesionismo cronico? Inadeguatezza sociale? Semplice idiozia? Non so.

Il pensiero è laterale, passa da una concezione all’altra senza arrivare ad una fine. Mollo tutto? Smetto? E dire che se mi chiedessero che vuoi fare direi scrivere. E basta.

Invece mi sono accorto che col tempo, un questi anni, hai fatto tutto tranne fare quello che volevi. per cui arrivi la sera cotto, che la testa non funziona, che minchia vuoi scrivere che non sia la solita mazzata di fregnacce esistenziali da trentenne.

E’ il momento, ora prendere o lasciare, fai il salto o la smetti. Senza sapere da che parte cominciare. Lo trovo stupendo.

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