Nulla dies sine linea

DUE — AMOUR

Quasi sul filo della mezzanotte, a momenti rischiavo di saltare già dal secondo giorno il progetto. Mi è chiara l’incostanza nelle cose che mi potrebbero venire bene quanto il fatto di non obbligarmi a fare nulla. 
Ma vabbè, era per una buona causa.

Perché oggi mi sono svegliato con te, dopo aver dormito con te, stretti stretti, abbracciati avvinghiati, che non abbiamo filtri dubbi o vestiti addosso quando stiamo assieme.

Sì, perché il cinismo di default fa rientrare queste righe tra le cose da sberleffo, da sminuire. Al punto che uno dovrebbe dire ma no, non scrivo, lo tengo per me che poi parlano, dicono, malignano. Bene, sai che c’è? Che a me non ne frega nulla, che chi fa le uscite acide su chi è contento di “stare assieme” a qualcuno le scrive da anni, e da anni le scrive da solo. E per anni, se non capisce il profondo legame che abbiamo con l’ambiente esterno, continuerà a scrivere, da solo, le cose acide per mascherare il suo più grande dolore.

Io e Alessandro stiamo assieme da sei mesi. Che fa un sacco teenager scriverlo. Ci siamo trovati, per caso, quando avevamo messo da parte il cercare qualcuno per costruire, ci siamo trovati, per caso, nel posto dove mai avrei pensato di trovare l’amore, ci siamo trovati, per caso, perché alle prime uscite nessuno ci avrebbe scommesso un’unghia.

Lui non ci sperava più, io stavo giusto giusto celebrando un anno da quando mi liberavo del mio errore sentimentale più grosso, coi piedi di piombo abbiamo cercato per settimane di non farci brillare gli occhi, di non farci battere il cuore, di non farci i piani, i film, le sceneggiature.

Ma ci sono cose che non puoi comandare. Come la macchia di gelato sulla maglietta. Arriva. Come l’odore dell’asfalto dopo il temporale. Arriva. Come l’amore, mio, tuo, nostro. Che continua a crescere, ci siamo accorti che non abbiamo alcun desiderio che svegliarci assieme ogni giorno, a prescindere che sia in una nuova casa all’ultimo piano col terrazzo o che sia nella mia vecchia casa, e di addormentarci, con te sopra di me sul divano, nel letto, sulla mia spalla in aereo, in macchina, in una panchina.

Ora, mentre scrivo, ti vedo che ronfi sul divano, e io, come un ebete che si rispetti, ti guardo, sorrido, e

Non ti sveglierò, oh no, no, no 
perché tu sorridi 
un bel sogno forse ora c’è 
dietro le ciglia chiuse
Eternità, spalanca le tue braccia 
io sono qua, accanto alla felicità che dorme.
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