È una donna e non è Trump. Hillary, Michelle, Rory Gilmore, Ugly Betty e le altre
Rory Gilmore avrebbe votato per Hillary Clinton? Forse sì, ma qualche anno fa. Nella terza stagione del telefilm “Gilmore girls” che in autunno torna su Netflix, la protagonista, giovane aspirante studentessa di Harvard, scriveva un saggio per essere ammessa all’Università. Il tema? La brillante oratoria della senatrice Clinton che, mentre la serie usciva in tv, nel 2002, aveva votato a favore dell’intervento americano in Iraq. La candidata alla Casa Bianca, che potrebbe diventare la prima donna presidente degli Stati Uniti, forse non piace troppo alle giovani statunitensi di oggi, il vero punto debole del suo elettorato. Piaceva, però, alle teenagers dei primi anni duemila. Almeno stando ad una fonte più che autorevole: l’ideatrice della serie tv Gilmore Girls Amy Sherman-Palladino. Il personaggio del funzionario dell’Università Princeton nel telefilm ha le idee chiare: mai presentarsi ai colloqui di ammissione con un saggio”banale” e “ovvio”, come quello sull’oratoria di Hillary.
Forse Rory avrebbe votato Hillary. Ma che importanza hanno le opinioni politiche di un personaggio tv? Con qualche anno in più e tanti telefilm in meno, oggi, potrei rispondere all’adolescente di allora: “Rory non esiste nella realtà, quindi il suo voto non conta.”. Sbagliato. Perché l’interesse dei millennials per la Convention del Partito Democratico a Philadelphia di questi giorni e per la politica americana in generale deve moltissimo all’immaginario sapientemente costruito dalle serie tv. E come nota Francesco Costa, vicedirettore de Il Post e commentatore in prima linea in questi giorni da Philadelphia: le convention americane sono costruite come spettacoli e sceneggiate come serie tv.
Fermati un attimo e ascolta il quinto podcast della serie Da Costa a Costa.
Per molte adolescenti dei primi anni duemila, quindi, il voto di Rory avrebbe contato qualcosa. Oggi, però, una giovane e bella ragazza giornalista che dice “votate il primo presidente donna degli Usa” non è abbastanza. La questione di genere è una freccia molto difficile da scagliare. E lo sa bene il candidato repubblicano Donald Trump che ha dato alla figlia Invanka, modella e donna di successo, il compito di parlare alle donne, tirando fuori il tema della parità di genere.
Ma nel recinto della tigre Trump, il potenziale “rivoluzionario” di Ivanka è presto spazzato via dallo stesso Donald. Con una delle sue frasi infelici, il candidato aveva reso felici i suoi elettori conservatori: “Se non fosse mia figlia mi fidanzerei con lei” ha detto il miliardario. Altro che “girl power” insomma.
L’arma della quota rosa è quanto mai ambigua e a doppio taglio. E gli sceneggiatori della Convention democratica lo sanno bene.Come fare, quindi, a conquistare quelle giovani cresciute a pane e Gilmore Girls? Forse mescolando femminismo ad altri temi forti, come il razzismo. A salire sul palco di Philadelphia sono,allora, altre due attrici protagoniste di serie tv amate dalle teenager: America Ferrera e Lena Duham. La prima è famosa per aver interpretato la laureata messicana che fa carriera a Manhattan Ugly Betty, la seconda è la ragazza grassottella di Girls. “Per Trump, sarei uno stupratore” dice America, ironizzando sulle accuse che il candidato repubblicano rivolge spesso a messicani e immigrati. “Per Trump, il mio corpo sarebbe un due” commenta Lena. Ivanka parla alle donne di successo, Hillary cerca di conquistare le ragazze della porta accanto.

Ragazze semplici e imperfette, magari anche madri. Come Chelsea Clinton, l’altra figlia celebre di queste elezioni amica di Ivanka.Chealsea descrive Hillary come una buona madre. Quasi una madre qualunque.
Hillary, d’altra parte, piaceva a Rory, proprio quando la ragazzina di Stars Hollow era ancora lontana dai successi di Yale. Non sappiamo, invece, chi avrebbe votato la protagonista della serie nella settima stagione. Nell’ultima puntata, Rory, ormai promettente giornalista, parte per seguire la campagna elettorale di Barack Obama. Dal 2008 i seguaci delle ragazze Gilmore la perdono di vista. E la ritrovano nel 2016, con Michelle Obama. Se vi siete persi Rory che consiglia alla First Lady un libro di Elena Ferrante, guardate questo video.
Alexis Bledel, la bellissima attrice che interpreta Rory, però non è salita sul palco per Hillary. C’era, inceve, come ovvio, Michelle, che pare abbia pronunciato il più bel discorso di sempre a favore dell’ex sfidante del marito.

E chi c’è dietro le parole di Michelle? La speech writer di Hillary Clinton, Sara Hurwitz, assoldata dalla First Lady nel 2008 proprio in seguito a un discorso andato male, con cui si era guadagnata questa brutta copertina.

Erano tutti contro Michelle: troppo rigida, troppo scettica. Tutti contro la First Lady che, dopo l’elezione del marito, aveva pronunciato quelle 9 infelici parole che ancora oggi i sostenitori di Trump le contestano: “For the first time in my adult lifetime, I’m really proud of my country.”. Era la prima volta che si sentiva fiera del suo Paese e l’ha detto in pubblico. Poi ha capito: Le serviva l’oratoria di Hillary. Le serviva il consiglio di Rory, ovvio! Tra finzione e realtà, c’è un destino che lega queste donne. E Sara Hurwitz, la più famosa speech writer del momento, non è altro che la realizzazione del “sogno americano” di Rory Gilmore.