A Mercanteinfiera per (ri)scoprire Sironi

«Avete un grande Artista, forse il più grande del momento, e non ve ne rendete conto». A parlare è nientemeno che Pablo Picasso e l’artista a cui fa riferimento è Mario Sironi, una delle più grandi personalità del ‘900 italiano in campo artistico. Non lo conoscete? Nessun problema, mentre programmante la vostra visita alla prossima edizione di Mercanteinfiera (27 febbraio — 6 marzo), lasciatevi un po’ di tempo per visitare la mostra Mario Sironi: illustrazione, pittura, grande decorazione allestita proprio accanto alla fiera, negli spazi di Arte Parma Fair. Sarà l’occasione per scoprire, o approfondire, l’opera di questo artista poliedrico che durante la sua lunga carriera è stato illustratore, pittore, scultore, grafico e scenografo.

Forse lui non sarebbe molto felice della collocazione, avverso com’era al sistema dell’arte e alle sue logiche mercantili e vista la sua idiosincrasia per la stessa idea di mostra. Ma voi lo sarete sicuramente nell’ammirare l’opera di un artista che, per tutta la vita, aspirò ad un’arte moderna che non fosse per pochi eletti, ma che comunicasse alla collettività. Ed è con questo spirito che Mario Sironi ha seguito gli sviluppi dell’arte italiana per quasi mezzo secolo: dal futurismo e dalla pittura metafisica al realismo magico di Novecento e alla pittura murale, fino all’arte informale. Facendo spesso apparire come nani i suoi coetanei, tanta è stata la sua grandezza artistica. Grandezza che la mostra parmigiana, grazie ai prestiti di numerose collezioni private, riesce a svelare attraverso 90 opere suddivise in tre sezioni: Pittura (1920–1961); Grande Decorazione (1934–1938) e Illustrazione (1915 al 1925).

E quando uscirete dagli spazi di Arte Parma Fair, con molta probabilità, vi chiederete come mai, in questi anni di grande riscoperta dell’arte italiana da parte del collezionismo internazionale, Mario Sironi, fuori dai confini nazionali, rimanga ancora quasi uno sconosciuto. Peccati di un’Italia dove quando la politica tocca la cultura rovina tutto e che ha fatto, per lungo tempo, di personalità come Sironi dei negletti, solo per aver aderito al fascismo. Fortunatamente le cose sono cambiate e dopo una prima retrospettiva a metà anni Novanta, nel 2014 gli è stata dedicata una grande mostra al Complesso del Vittoriano di Roma. Mostra a cui quella di Parma fa, idealmente, da seguito e che speriamo contribuisca ad accelerare il percorso riscoperta in atto, così da veder presto Mario Sironi ricollocato, anche all’estero, nella posizione che gli spetta. Perché, come ha scritto Rachel Spence sul Financial Times parlando proprio di questo artista, «il talento ha spesso aderito a chi ha fatto scelte etiche sbagliate. Ma ignorare oggi il suo lavoro sarebbe una nostra sconfitta, non la sua».