Heart-Hurts; Isabella Bersellini

Suggestioni: se Mercanteinfiera apre all’illustrazione

C’eravamo lasciati, un anno fa, con la fotografia che faceva il suo ingresso negli stand di Fiera di Parma grazie alla partnership tra Mercanteinfiera e MIA Photo Fair. Ci ritroviamo, in questo inizio di 2018, con la fiera parmigiana che ammicca all’illustrazione contemporanea, confermandosi luogo ricco di suggestioni per il collezionista. E Illustratore, la mostra collaterale curata da Alessandro Canu e Jamais Vu di suggestioni ne offre veramente tante, facendoci scoprire la scena degli illustratori militanti che si muovono nel difficile ma ricchissimo circuito indipendente. James Kalinda, Isabella Bersellini e Johnny Cobalto sono solo alcuni dei nomi coinvolti in questo particolare progetto che potremo ammirare a Mercanteinfiera di primavera e di cui ci parla Alessandro Canu.

Nicola Maggi: Cominciamo con una premessa… di cosa parliamo quando parliamo di illustrazione indipendente?

Alessandro Canu: «Parliamo di una realtà viva, fatta di tanti artisti che hanno unito le forze sostenendosi a vicenda senza dover passare per forza dai canali convenzionali. La definirei una rete ben organizzata e ben strutturata. Di fatto l’illustrazione indipendente lotta per l’affrancamento dal giudizio e da certi atteggiamenti editoriali che arrivano al limite dell’indifferenza. Svanito ogni romanticismo culturale (a scapito ad esempio dell’alto significato della miniatura antica) la sua forma appare arrestata, in attesa di una “svolta iconica” ancora pericolosamente rappresentativa, narrativa, concettuale, mimetica e tassonomica. «La forma illustrativa — sosteneva Francis Bacon — rivela immediatamente, attraverso l’intelletto, che cosa rappresenta, mentre la forma non illustrativa passa prima per la sensazione e solo in un secondo momento, lentamente, riporta alla realtà».
FAKE; Johnny Cobalto

N.M.: E la mostra che hai curato per Mercanteinfiera vuole proprio dare una panoramica di tutto ciò…

A.C.: «Sì, direi che è una bellissima vetrina per scorgere alcuni dei nomi più interessanti dell’illustrazione italiana. L’occasione per dare uno sguardo su un’altra creatività, quella più intima e difficile da trovare negli artisti della grafica di ogni giorno. Ho pensato che potendo approfittare di un’opportunità così importante come Mercanteinfiera, sarebbe stato fantastico mostrare quest’ambiguità, ricavata dalla differenza (conciliabile) tra linguaggio scritto (ed orale) e quello disegnato: è dallo scontro tra questi mondi trasversali che si formano “lacune”, fonti circolari incomunicabili in cui è possibile trascendere l’apice e l’origine del talento e dell’attività stilistico/semiologica, risalendo, attraverso la tecnica, le cicatrici storiche di ogni personalità artistica».

N.M.: L’illustrazione, per sua natura, ha un fascino tutto particolare: sembra aprire il nostro sguardo ad una idea di cultura, più che ad una comprensione della struttura sociale e culturale di un determinato periodo…

A.C.: «Penso che queste idee risiedano in ogni segno: come il corpo riflette la memoria genetica di generazioni precedenti, così le rovine e i profili delle città raccontano, nelle loro forme e nel loro deturpamento, il passaggio della storia e quindi ogni idea di cultura e di struttura. Così penso avvenga nell’illustrazione, nell’ascolto dell’impressione di una penna, nella traccia di una certa qualità d’inchiostro e nel suo invecchiamento. Vi si possono percepire un tutt’uno di sensazioni, memorie e pensieri».
Ad Astra; Chomp

N.M.: Oggi poi mi pare che l’illustrazione, così come la conoscono in molti, si presti sempre di più alla contaminazione e al dialogo tra linguaggi diversi, in costante equilibrio tra cultura “alta” e arte urbana…

A.C.: «L’illustrazione è sicuramente un tramite. Cambiano i presupporti, ma il fine ultimo rimane il medesimo: quello di comunicare, mettersi in gioco e arrivare a più persone. In una questione culturale, d’altronde, la contaminazione, esattamente come dici tu, è normale, ed è un bene! Ovvio è poi il paragone che scaturisce con la società, sbagliato sarebbe cercarne le differenze: nell’illustrazione (e così nel disegno) regna un caos di contaminazioni e dipendenze provenienti da qualsiasi elemento. Ma diversamente dal mondo in cui viviamo, noi, in questa confusione, ci stiamo benissimo e, cercando di imparare il più possibile dalla ricchezza di ogni diversità, si è volti alla risoluzione dei problemi in una sintesi che superi gli ostacoli senza alcuna approssimazione».

N.M.: In Italia, negli ultimi anni, l’illustrazione indipendente mi sembra stia vivendo un importante momento di rinascita. Penso ad eventi come il B.U.M. di Vicenza o a riviste giovanissime come l’Illustratore Italiano. Oppure a progetti come l’Anonima Impressori di Bologna o collettivi come il torinese Print About Me

A.C.: «Sono un fan di Illustratore Italiano! Sì, sembra davvero un periodo fortunato per l’illustrazione con tantissime realtà in continua crescita: i più giovani vengono ispirati e provano a loro volta la strada della rivista auto-prodotta. I nuclei accademici diventano vere e proprie case editrici organizzatissime e i social network aiutano tantissimo nella loro diffusione».
Spazio Tempo — Serie Blu; Xm

N.M.: Esiste un collezionismo legato all’illustrazione indipendente? Che caratteristiche ha?

A.C.: «Assolutamente sì. Si tratta di un realtà in evoluzione che non ha ancora raggiunto la sua massima espansione. E’ un collezionismo che si rivolge ad autori che sempre più acquistano valore. Si possono acquistare dalle stampe in serigrafie numerate alle collaborazioni tra illustratori e brand. Insomma anche il mercato del collezionismo subisce la miscellanea di proposte che l’illustrazione porta con sé».

N.M.: Sapresti dare delle indicazioni su dove informarsi e seguire la scena dell’illustrazione indipendente a chi volesse iniziare a collezionarla?

A.C.: «La ricerca potrebbe essere romantica, magari partendo da un volantino trovato per strada, come avvenne per molti fan di Pazienza negli anni bolognesi. Oggi potrebbe essere un murales, un manifesto, un’animazione, un’illustrazione per una pubblicità o una striscia comica fluttuante nei social media… Per restare sempre informati su questo mondo ci si deve muovere attraverso alcune piattaforme che trattano soprattutto l’illustrazione, come Picame o Frizzi Frizzi. Oppure si può seguire le gallerie d’arte che sempre più spesso strizzano l’occhio all’illustrazione, fra queste l’Antonio Colombo Gallery di Milano o la Dorothy Circus di Roma. Poi, naturalmente, ci sono i festival — come ad esempio il BilBObul — e il mondo delle Accademie. L’importante è affinare lo sguardo».
One clap, two clap, three clap, forty?

By clapping more or less, you can signal to us which stories really stand out.